FORZA PREDDY, FAJE VEDE’!
La domanda del giorno è:
Vi piace più:
ALIEN O PREDATOR? Anche se hanno inventato prima Alien, io sono un grandissimo fan della saga Predator e della spaventosa creatura in questione. Nella top ten dei film da portare sull’isola desetra ce lo metto senza neanche pensarci sopra. Ieri sera siamo stati a vedere il secondo episodio della saga Aliens Vs. Predator. Beh, se non vi piace il genere non adatelo a vedere perchè di sangue ne scorre davvero tanto. Grazie al cielo siamo riusciti a vedere la versione NON censurata in una sala gremita di tifo. Qui è uscito a Natale, in Italia dovrete aspettare ancora un mese o giù di li… Ed è poi uscito in versione non censurata quindi non so se l’effetto sarà lo stesso anche nelle lande della pasta al pomodoro.
Bellissimo rega. Non vi anticipo nulla. La parte da paura è che ho conosciuto una tipa che recita nel film. (Non da protagonista, una particina di 30 secondi solo ma davvero intensi…). Insomma l’ho distrutta di domande e lei alla fine mi fa: “cazzo, ci staresti dentro nella parte del Predator, dovresti solo essere una trentina di centimetri più alto… ma ti muovi bene!!!”. Si, bisogna essere altissimi e purissimi per entrare in quel leggendario costume… Mi ha raccontato del backstage, dei mostri, l’emozione di vederli li di fronte a te… miiiiiiinkkia! Troppo fico! Poi il film è stato girato quasi interamente a Port Coquitlam che sta a 10 km da dove vivo e in British Columbia in generale per gli esterni…
Fico.
U-TUB
http://it.youtube.com/watch?v=wFZevw1AHZs
Dio mio guardatevi sto tizio troppo scoppiato. Mi sono sfondato dal ridere…
Ommmioddioo… ho le lacrime agli occhi dal ridere… oh… forse ho fumato un po troppo…!
WOOOOHA!
UN VENERDI’ DA LEONI
Come va gente?
E’ strano.
Io penso continuamente a Perth. Sogno l’Australia di notte e mi risveglio in Canada, guardo fuori dalla finestra ed è tutto appannato. Non capisco mai se sono io o il cannone della sera prima, ma la devo aprire la finestra se voglio guardare fuori, perché il vetro non è appannato. E’ ghiacciato. Fa freddo e a me il freddo onestamente non piace molto. Lo trovavo davvero romantico anni fa quando ero a casa al caldo dell’unica donna che abbia amato sul serio, sotto le coperte a fare quello che si dovrebbe poter fare ogni giorno, almeno due volte consecutive per lunghi minuti (leggi della pneumatica permettendo). Si anche tre, quattro, cinque (banana, frullato alla fragola, sigaretta, banana) e sei, sette intendo volte, non minuti…
A me la banana aiutava una cifra, se posso consigliarvelo.
Ancora? Intendo :mangiarla: la banana, razza di pervertiti!
Il freddo mi sta profondamente antipatico come gli occhiali che porto da sempre. Sono un animale a sangue freddo dal cuore molto caldo e sanguigno che ha bisogno di sole e di cieli blu turchesi con nuvole di panna montata per sentire che la vita scorre dolce ed il naso che pizzica forte. Sentire una batteria che ti tuona dentro e suonare una chitarra che ti graffia. Stare a guardare un sole che ti spacca la pelle tanto scotta e ti riscalda. Sono cresciuto sotto una cappa viola/nero e il giorno del mio compleanno a Novembre è quasi sempre stato chiuso in casa o in un pub davanti a troppe birre.
Quando ero piccolo andavamo tutti a giocare a calcio al campo di fronte a casa mia, ma la partita non durava molto. Alle quattro era già buio e mi colava sempre il naso. Correvamo a casa a mangiare la torta e spegnere le candeline in orario prima che facesse buio sennò mia mamma s’incazzava di brutto. Correvamo come se fuori fosse scoppiata una bomba, l’inizio di una catastrofe. Ma perché non si può controllare il tempo, pensavo mentre correvo. Due ore indietro almeno, provare a battere di nuovo quella punizione, correre ancora perché non sono ancora stanco. Sarebbe ancora più bello poter controllare il termostato generale, aggiungere una ventina di gradi e continuare a rincorrere quel pallone bucato a ridere come degli idioti felici e contenti. Io il termostato generale, da bambino lo immaginavo come un’immensa ruota arrugginita, nascosta in una stanza segreta in un grande palazzo che nessuno sa dov’è. Forse non si può controllare ne il tempo ne tanto meno un termostato generale. I regali li aprivo quando era già scuro. I miei regali di compleanno li aprivo che era ormai già sparito il sole da un pezzo e mi sentivo triste perché se è buio non puoi tornare a giocare al campo. Dei regali non mi importava nulla, li avrei sicuramente barattati con altre due ore di pallone, volevo solo tornare a giocare. E poi chiudete i rubinetti, basta pioggia. E’ caduta tanta di quell’acqua da poter irrigare metà dell’Africa nera a piantagioni di riso carnaroli.
Una volta ho usato un ombrello. Ero alle superiori, ma non ero molto pratico di quegli strani aggeggi richiudibili e che si aprivano a scatto con la magica pressione di un pulsante rosso. Prodigi della tecnica fatti in Cina, pensavo. Insomma, questo ombrello l’ho usato una volta quando pioveva. Poi l’ho rimesso nella cartella e all’ora di disegno tecnico ho aperto la stessa cartella. Se fossi stato al liceo artistico il prof mi avrebbe dato un’eccellente. Le planimetrie pazientemente lucidate (Lucidatura: ripasso a china fina dei tratti di matita nei progetti tecnici - Poi un santo ha inventato il CAD e quindi tutto questo non è servito ad un cazzo…) erano ormai diventati ai miei occhi delle interessanti e contorte figure sbilenche dalle espressioni disperate che però al prof non sono particolarmente piaciute. Avanti un’altra insufficienza e un’altra manega di botte a casa. Da quel giorno non ho mai più usato un ombrello. Anche quando vado al mare non voglio stare sotto l’ombrellone. Odio gli ombrelloni in spiaggia. Mi da fastidio guardarli perché se sono aperti vuol dire che c’è della gente sotto. Gente che quasi sicuramente se me la presentano mi sta sui coglioni dopo due minuti di conversazione. Se mi serve ombra vado al bar a bere una birra. Si è capito che quindi odio gli ombrelli e gli scottex. E’ per questo che adoro le spiagge in Australia. Non ci sono ombrelloni. E neanche i fazzoletti scottex di merda. Se ti porti l’ombrellone sei uno sfigato. Vuol dire che non sei fatto per sopportare il sole a mezzogiorno, quindi torna alle cinque del pomeriggio, mate. E difatti è quello che tutti fanno. Questa storia ve l’ho raccontata perché alle volte il passato ritorna. Ne ho avuto abbastanza di freddo e pioggia, ombrelli, scottex, mani congelate. Non me ne torno a casa, non vi preoccupate… Dopo quasi tre mesi di lavoro alla Coast Marine alla fine li ho mandati a fare in culo violentemente. Alla mia maniera, molto diretta e schietta e soprattutto violenta. Basta lavorare al freddo sotto la pioggia sotto la neve e per di più con un boss a cui gli stai sui coglioni chissà per quale motivo. Tu che hai sempre lavorato con dedizione, non ti sei mai tirato indietro, mai un giorno di assenza mai in ritardo la mattina. A qualcuno stanno sui palle gli Italiani? Io non mi ricordo il voto che presi quel giorno in disegno tecnico. Al prof non gliene fregava un cazzo. Ero soltanto un altro studente che ai sui occhi aveva fatto il furbo. Hai imbrattato i disegni apposta per salvarti il culo, eh? Pensavi che ti avrei dato un’altra settimana per rifarlo meglio, vero? E’ per questo che hai appositamente ed aggiungo astutamente rovinato un disegno che sapevi non avrei considerato sufficiente. Ed io lo guardavo stranito dietro i miei occhiali appannati. Cazzo, no. Oddio… ammetto che il meccanismo è diabolico… ma no. E’ stato l’ombrello!! Uhm… meglio non dire così. Sennò finisce che tutta la classe mi prende per il culo tipo. Ehi, dov’è oggi “ombrello, il sabotatore bagnato”? Meglio tacere, farsi inculare, prendere le botte, rifare un’altra volta il disegno meglio che puoi, riportarlo la settimana dopo per fare bella figura, e scoprire che al prof non gli interessa più perché ormai c’è un altro disegno da progettare e tu ormai ti trovi indietro con la faccia che ti fa ancora male. Dicevo che non mi ricordo il voto che il prof mi diede, non mi ricordo il suo cognome, se aveva i baffi o i capelli biondi ne il colore dell’aula di disegno. Non mi ricordo neanche a che piano ci trovavamo, ma le botte a casa, quelle si. Quelle me le ricordo molto bene. Questa è stata un po’ la mia storia per molti anni. Un bravo ragazzo educato e timido con gli occhiali appannati, talvolta un po’ sfortunato, altre e molte altre volte piuttosto sfigato a causa di terzi, che alla fine le prende a causa di altri terzi che poi diventano quarti e quinti e poi finisce che neanche la Corte di Cassazione ti può dare una mano. Solo che adesso a differenza di prima, a forza di prenderle, le botte ho imparato a darle e ritornarle immediatamente, vi garantisco anche piuttosto forti. Se penso alla scuola come “scuola di vita” mi ricordo molto bene il sapore del sangue che ho ingoiato per imparare a vivere e sopportare prima e dopo la cura. Poi a forza di sangue e botte ti abitui e pensi che quello è il sapore che sentirai per molti anni in avanti. Ti hanno sempre detto che “questa è la vita” e nonostante tutto continuerai a mangiarlo il tuo sangue a digrignare i denti per il nervoso e a sorridere solo nei fine settimana dopo cinque birre da litro. Continuerai ad aprire i fottuti regali di compleanno con un giorno che finisce troppo presto, circondato da gente che continua a non capire quello che stai dicendo nonostante parli la tua stessa lingua. Credo che se oggi ritrovo quel prof in giro per strada gli rompo il culo a forza di rotoloni di lucido per disegni. Dico sul serio, gli faccio passare un quarto d’ora di inferno cazzuto a suon di calci nelle palle. E’ che non mi ricordo che cazzo di faccia ha. Fumava continuamente MS morbide., questo me lo ricordo. Un pò poco… magari è morto di cancro ai polmoni…
Insomma, qualcuno pagherà ma quel qualcuno ho smesso di essere io da un pezzo. Questo è il blog del lupo, ragazzi. Lettere aperte comunque e dovunque vadano a finire. Lupo adesso quando ha fame mangia cane, datore di lavoro, donna, gatti, professori, serpenti. Tutto ciò che non piace. Mastica, divora e sputa senza più timore di nessuno. Mai trattarlo male perché sennò ti fa male subito. Torna un po’ delle tante botte che ha messo nel sacco ed il sacco per quanto mi impegni, continua ad essere piuttosto pieno. Vedete, mi domandate (e potete tranquillamente continuare a farlo!) se è meglio vivere fuori dall’Italia dove le cose non funzionano. E’ stupido forse dirlo, ma le cose devono funzionare dentro di te e a tutti i costi. Aiuta certamente il fatto di trovarsi in un paese che ti offre moltissime possibilità e ti permette di vivere in modo molto sereno. Rimanere in piedi perché è sempre una questione di soldi. Sono quelli che ti fanno la differenza.
L’Hockey, per esempio. E’ uno sport velocissimo. Ho visto moltissime partite e faccio fatica a seguire il puck (Il disco…). I Canadesi sono come l’Hockey: velocissimi e sempre molto attenti a dove va il gioco. Sono anche molto veloci a licenziarti senza un cazzo di motivo valido oltretutto.
Lupo.
Qualcuno odia gli Italiani?
Il prof di disegno tecnico?
Fame.
Lupo adesso mangia.
Cattiveria.
Aggressione istantanea.
Tante botte.
Sangue.
Vittoria.
Intestino pieno.
Uno dei miei coinquilini fa uso abituale di cocaina. Vi state ancora domandando se si vive meglio in Canada? Non avevo mai visto la cocaina in vita mia prima di tre sere fa. Ha bussato alla porta un tizio orientale ben vestito dall’aspetto giovanile credo immigrato giapponese. Consegna una busta gialla di carta granulosa chiusa tipo linguetta da leccare e se ne va sorridente e tranquillo. Scopro poi che ho preso in mano tre grammi di cocaina. E’ come nei film, assomiglia al borotalco, lupacchiotti belli. Qui fanno uso di coca perché se lavori te la puoi permettere. Lungi da me provare quella merda, ad ogni modo fa un certo effetto guardarla. Ma non me ne frega molto quello in cui gli altri credono, basta che non mi fanno arrabbiare sennò mi torna subito la fame.
…poi chissà la vita dove ti porta. L’importante è trovare sempre della buona musica da ascoltare, possibilità di lavoro per mandare vaffanculo con estrema cattiveria il tuo boss pezzo di merda tanto a farlo impallidire, del buon caffè da bere e gustare con calma e che il naso continui sempre a pizzicare forte…
WHOA!
Ciao, alla prossima.
THAT’S CANADA, FELLAS!
Nelle prossime settimane tentero’ di giocare a Hockey.
L’ultima (ed unica) volta che ho pattinato sul ghiaccio e’ stato durante la settimana bianca alle medie. E’ andata malissimo… Sono crollato a culo secco sul ghiaccio e mi sono fatto tantissimo male. Staimo a vedere come me la cavo dopo 15 anni…