Awsome…
E’ stato un signor festival, ragazzi. A parte il caldo maiale (grazie addio il main stage era all’ombra) non c’era da stare fermi un momento. Quasi tutte le band erano australiane provenienti dai posti piu’ disparati. Tanto Death Metal, Grin Core (riservato in un’ala del festival con palco a se stante) e via discorrendo per poi passare a proposte varie ch espaziavano dal rock melodico al rock n’ roll decisamente piu’ ascoltabile. Segnalo prima di dimenticarmi i Shihad, e Fort due eccezzionali band che ho gradito molto. Interessanti i Mammal dove il rock incontra parti di reggae e dub. I suoni erano decisamente sotto tono per la maggior parte del festival fatta eccezzione per il main stage. Gli Helmet salgono sul palco alle 21 e il vostro Lupo era sotto il palco attaccato alle transenne. Volumi oltre la sfera del suono ed uno show impeccabile non sono sufficenti a farmi apprezzare a pieno il concerto. Sfortunatamente (dio solo sa come) i suoni erano davvero poco bilanciati. Fatta eccezzione per questa pecca, la scaletta era da paura. Meglio di cosi’ non mi poteva andare: Wilma’s Rainbow, In the Meantime, Rollo, Swallowing Everithin ed adirittura Just Another Victim, un brano che gli Helmet hanno sfornato insieme agli House Of Pain nel lontano 1994 per la colonna sonora di Judgment Night, uno dei miei pezzi preferiti di sempre. Uno show molto easy-going, comunque. Quasi scazzati. Vabbe’ a parte il drummer che aveva i suoi cazzi a stare dietro a quel muro di chitarre e basso. Pero’ peccato per i suoni, davvero meritavano di meglio. Come dire: la sagra della chitarra ESP con due toni sotto e ampli Mesa Boogie e Ampeg per Basso che e’ un’accoppiata quantomeno devastante solo a pensarla. Mi sono divertito moltissimo, ho comperato la mia prima maglietta degli Helmet che ne volevo una da troppi anni. E mi fa veramete orgoglione che sia la t-shirt del tour Australiano. Bene, ostiapeppa!!! Okkei rega, domani (Lunedi’ 26) si parte a nord con prima tappa Noosa Heads, poi Harvey Bay e su a Nord. per una vacanza sulla barriera corallina.
Vi saluto, state bene!
Alla prossima, Fellows!
Tacabanda: HELMET “Tic” - Betty
NON CI POSSO CREDERE…
DICO… HELMET.
NON CI POSSO CREDERE. MI SA CHE MI TOCCHERA’ ANDARE A VEDERE DI PERSONA. QUESTO E’ IL MODO GIUSTO PER INCOMINCIARE UN VACANZA SULLA BARRIERA CORALLINA. HEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEELMEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEET!!!!!!
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MY HAPPY ENDING
Ciao Lupetti! Ancora l’ultimo sforzo e gliel’abbiamo fatta. Non ci siamo sentiti molto in questo ultimo mese e mezzo (o forse sono due?) e vi chiedo scusa.
Alla fine sono rimasto a lavorare con i Mc Mahons nella contea di Cottonvale a Nord di Stanthorpe dove le ore non passavano mai. Lavoro davvero super ripetitivo ed è impossibile distinguere un lunedì da un giovedì. Fondamentalmente è stato tipo raccogli le pesche, poi le mele poi le pesche poi le mele poi pesche di nuovo ogni tanto pomodori e pesche e via discorrendo. La scorsa settimana sono stato per la prima volta nella mia vita licenziato in tronco. Niente paura perché qui in Australia trovi lavoro in un paio di giorni, non come in Italia che se sei fortunato te ne vanno via sempre due… ma di mesi. Sono quindi in un’altra fattoria di Italiani per un altro paio di settimane circa e poi fora dai bal!!! Ieri ho toccato per la prima volta un serpente. Morto, s’intende. Un’emozione pazzesca sapere che da vivo se ti morde ti fotte la vita in 40 minuti. Un esemplare uguale a quello che ho trovato al caravan park ad ottobre, mi mette ancora i brividi se ci penso intensamente. Comunque come una formichina o un muratore se preferite, a forza di stecchini e mattoni uno sopra l’altro ho quasi finito la casetta… Raggiungo il tetto dei giorni necessari per poter estendere il visto e il gioco è fatto, due settimane e poi si leva le tende per una lunga vacanza super meritata che toccherà Fraser Island, Capricorn Coast la Sunshine Coast in generale fino a metà Aprile. Inutile dire: spiaggie-sole-mare-FLUOOOOORO. Okkio agli squali e alle meduse killer! Stanthorpe mi è piaciuta e se non altro ho assaporato il come si vive in una piccola cittadina Australiana dove la vita è fatta decisamente molto più a forma d’uomo, dove il traffico non esiste e trovare un parcheggio libero è assolutamente normale. E’ anche in preparazione un coso settimanale di immersione subacquea e snorkeling sulla barriera corallina a Bundaberg che è molto fattibile, budget permettendo, poi ahimè credo che verrà il momento di prendere l’aereo a Sydney con rientro a Fiumicino per fine aprile. Vorrei in questa sede dirvi che questo anno sta letteralmente volando via, mi sembra davvero ieri il mio arrivo a Sydney con tutte quelle luci e quel casino. Mio papà che mi telefona e fa strano sentirlo dire che non vede l’ora di rivedermi e gli manco tanto. E chi l’avrebbe mai detto, era il mio orso bruno preferito.
Ora ci tengo anche a raccontarvi una storia che forse qualcuno di voi già conosce perché presa da un famoso film, tra l’altro uno dei miei preferiti di sempre: “Il Mio Nome è Nessuno” con protagonisti un Henry Fonda manipolato alla grande dal nostro Terence Hill in una delle sue migliori performance di sempre. Questa è la storia del passerotto, della mucca e del lupo cattivo raccontata dal Terence davanti ad un vecchio biliardo ed un attentissimo Henry.
-C’è una storia che mio nonno mi raccontava sempre per addormentarmi… E’ inverno ed un passerotto appena nato se ne sta al caldo nel suo nido che mamma passerotto gli ha preparato alla perfezione in cima all’albero. C’è solo lui nel nido e la mamma passerotto prima di lasciarlo da solo per andare a cercare del cibo gli raccomanda di starsene fermo e per nessun motivo cercare di volare perché non ne è ancora capace. Una volta lasciato solo, il passerotto incurante di ciò che la mamma gli ha detto, uscì dal nido sbattendo goffamente le ali e dal ramo si tuffò nel vuoto cadendo poi rovinosamente a terra perdendo i sensi. Al suo risveglio, praticamente congelato incominciò a rendersi conto di essere in un mare di guai. “Ah, se avessi ascoltato la mia mamma ora non sarei in questa situazione…” e quindi cominciò a chiamarla a squarciagola tipo “PIO-PIO-PIO-PIO”. Il suo richiamo catturò l’attenzione di un’enorme mucca che si avvicinò incuriosita. La mucca gli domandò subito: “Passerotto, ma che ci fai fuori dal nido? Sei caduto? E dov’è la tua mamma? Il passerotto vuotò il sacco e scongiurò la mucca di portarlo in cima all’albero nel suo nido perché stava morendo di freddo oltre che di fame. La vacca lo guardò con stupore e gli disse: “Passerotto, non vedi? Io sono una mucca… non so ne volare ne catturare i vermi per sfamarti, ma se tu hai così freddo posso almeno cercare di tenerti caldo, nel frattempo che la tua mamma ritorna. Il passerotto si sentì molto meglio all’idea ed accettò. La mucca quindi si girò mollandogli una super cagata dritta in testa. Una montagna enorme di merda puzzolente che ricoprì completamente il piccolo passerotto. La mucca poi gli disse: “Lo so che è un cattivo odore, ma almeno così non morirai di freddo. Ora stai calmo e vedrai che la tua mamma ritornerà presto e ti aiuterà, ora ti saluto… devo andare”. La mucca si allontanò lasciando nuovamente solo il piccolo passerotto. Dopo pochi minuti però il passerotto anziché starsene zitto continuò il suo pio pio sempre più forte. Questa volta il suo vociare insistente richiamò l’attenzione di un lupo. Il lupo si avvicinò senza dire una parola e il passerotto, alla sua vista cercò di nascondersi dentro la cacca sperando così di sfuggirgli. Ma il lupo, infilò la sua zampa nella cacca e tirò fuori il passerotto afferrandolo per il coppino. Poi, sempre senza dire una parola lo osservò attentamente, poi lo ripulì accuratamente dalla cacca con l’altra zampa e se lo mangiò in un boccone solo… Fine della storia. Il nonno dice che la morale c’è, però bisogna cercarsela da soli. -
E’ un po’ come quella bella ed interessante storia della Maga sullo scorpione e la rana che mi è davvero molto piaciuta. Una supposta di saggezza. Il nostro istinto e anche il nostro intestino soprattutto, non cambia mai. Genetica, DNA, Imprinting… Inutile cercare di essere qualcosa d’altro, comportarsi in modo diverso. Sarebbe solo innaturale, una inutile perdita di tempo oltre ad una auto-presa per il culo. Io per esempio non credo che riuscirei mai ad affrontare un piatto di sushi, è più forte di me. Il pesce lo si mangia alla griglia o saltato in padella con un filo d’olio d’oliva rigorosamente extra vergine… però affrontare un viaggio ed un’avventura come questa in Australia mi è sembrata una cosa molto naturale da fare. Siamo seri: cosa cazzo stavo a fare a Udine? Tempo scaduto, era aprile e mi sembrava già autunno inoltrato, ancora freddo ancora tutto opaco e scuro, come un bel pianoforte stonato ma che rimane stonato anche se ci suonerebbe sopra il “grande” Petrucciani. Lo metto tra virgolette perché per chi non lo conoscesse era affetto da nanismo oltre che dotato di un incredibile musicalità. A pensarci bene poteva esserci di peggio che restare a Udine. Potevo restare a Udine e mangiare solo sushi, per esempio. Ma con la filosofia si può giocare all’infinito e girare in tondo e perdere la bussola ed il relativo nord. Il lupo è il lupo come la mucca è la mucca. Non è che il lupo è un lupo cattivo perché ha mangiato il passerotto indifeso, è solo la sua natura essere così… I fatti sono che l’ho fatto. Scusate i giri di parole… ho mangiato il passerotto perché è il mio istinto e ne vado fottutamente orgoglioso. Ho seguito sempre il mio istinto ed è la cosa di cui vado più orgoglioso dai tempi in cui presi in mano la chitarra a undici anni. Vaffanculo a tutto, ne ho abbastanza… me ne vado per i cazzi miei dove dico io, ed avevo ragione. Questa è l’essenza del mio viaggio in Australia, alla ricerca del mio orgoglio, di qualcosa che mai potranno togliermi come la qualità del tempo che vivo, delle emozioni che altrimenti non proverei e delle vere soddisfazioni di cui avevo dimenticato da anni il dolce sapore. Seguite quindi con coraggio i vostri istinti, se ne avete. Dovunque vi porteranno, anche se casomai vi troverete nella cacca fino al collo come il passerotto qui sopra (ma non a causa del lupo, sottolineo) potrete sempre dire alla fine: “Me la sono voluta io e nonostante tutto se finisco male potrò sempre essere onesto con me stesso e darmi del coglione. Se non altro io sono la persona più vicina a me stesso ed è facile prendermi a pugni”.
E fatevelo amico uno come il lupo della storia, può anche mangiarsi la mucca se s’incazza per davvero.
Ah, dimenticavo la morale della storia del nonno: “Nella vita, non tutti quelli che ti ricoprono di merda lo fanno per farti del male e non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda lo fanno per il tuo bene”. Parole sante, aggiungo.
Ciao, state bene.
Alla prossima, Fellows!
Tacabanda: Michel Petrucciani – “Estate” – LIVE IN PARIS