HOLD BABY HOLD
Martedì Ottobre 31st 2006, 07:24
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Che potrebbe suonare molto contraddittorio visto il titolo del post precedente.

Mio papà dice che ho un gran bel culo. Ora… le poche signorine che mi hanno conosciuto un po’ più intimamente di tante altre confermerebbero senza esitazione. Al tempo mi sorse il dubbio che stessero con me per palparlo in continuazione, e chiedermi di abbassare le mutande a tutte le ore del giorno e della notte per guardarlo e tanto mi facevano i complimenti… E’ bello comunque sapere che una cosa tanto nascosta come due chiappe rosee poi dia tanta soddisfazione una volta messo a nudo. Certo con questo non voglio che voi pensiate mi iscriva ad una associazione di nudisti ed/o esibizionisti, ma non divaghiamo, per cortesia… non adesso. Parlerò più approfonditamente delle mie chiappe in futuro, nel caso me lo chiediate con insistenza.

Proseguiamo quindi con questo post che alla fine strabuzzerà gli occhi del tipo: “Oh, my god… I can’t belive it!!” E neppure io se per questo. Vi ricordate la Farm Italiana quella quale parlai nel post precedente? Sono passato, rega! Sono passato alla grande. In tutta la mia vita di lavoratore non mi è mai ma mai neanche lontanamente capitato di essere così richiesto per un posto di lavoro con tanto di telefonata e messaggio di conferma sul telefonino senza neanche fare il colloquio o mostrare la mia faccia… Torno a lavorare in casa, fellows. Dopo sei mesi con Aziende Australiane mi accaserò qui a Stanthorpe.

 

Punti a favore: Con questa farm c’è lavoro fino a Marzo 2007 e oltre senza nessun problema, gente ottima, molto onesti e soprattutto molto ben volenti nei miei confronti, trattamento super familiare con tanto di torta alla banana nella pausa delle dieci di mattina, gente Italiana emigrata qui 50 anni fa, non vengono impiegate più di quattro o cinque persone alla volta e al momento non lavoro con nessun campagnolo con crisi di aerofagia e posso trovare una sistemazione decisamente molto meglio servita di questo cazzo di caravan park che nel giro di una settimana si è popolato in maniera assurda tanto da far diventare la cucina da campo come un campo di combattimento all’ultima bistecca per accaparrarsi uno dei soli quattro fuochi disponibili. Interessante è anche lo spazio frigo dove nel giro di un paio di ore puoi trovare la tua borsa della spesa spostata di tre o quattro ripiani, sacrificata dalla sua posizione strategica per fare spazio ad una cassa di birre. Birre delle quali non ne vedi neanche l’ombra, di proprietà di qualche Francese o Tedesco che sia.

 

Punti a sfavore: si lavora cinque giorni e mezzo con venerdì pomeriggio e tutta la domenica di pausa, a Stanthorpe ci sono due cose come Stantorpe stessa e il Girraween National Park che sicuramente entrerà nel Guinness dei primati come il parco Nazionale in Australia vistato più volte dalla stessa persona. Dehihihihohohohohehehe… No, dai il parco è grandissimo oltre che molto ben tenuto e ci sono dei punti dove si può fare anche il bagno vicino a delle piccole cascate dove di coccodrilli non ce né neanche l’ombra. Poi la cittadina è adorabile, pulitissima e molto ben servita, c’è davvero tutto quello che ti può servire per vivere e sfizi vari.

 

Continuando il discorso sulla fauna locale, la scorsa domenica c’è scappato il serpentello nel caravan park. Tu generalmente cosa fai la domenica pomeriggio? Io gioco a carte con la coppia Belga nell’area della cucina del caravan park, quando all’improvviso sento un urlo da Welcome to the Jungle dei bei tempi cacciato fuori da una nonnetta che se non avesse già capelli bianchi di suo avrei immaginato gli fossero venuti all’istante a causa di un serpente. Eh, il serpente c’era rega. Porca di una stra-puttana-troia stava sotto il contenitore della raccolta dell’acqua piovana a non più di tre metri da me. Sorprendente la velocità con cui mi sono messo al sicuro sulla sedia tipo elefante in equilibrio al circo di Moira Orfei e passato ad una colorazione latte macchiato alla vaniglia dalla paura. Alchè è intervenuto prontamente un signore sulla cinquantina dall’aspetto Nehardentaliano che ha preso in mano la situazione con una calma e una tranquillità disarmanti. Con pazienza ha allontanato l’intruso con un lungo ramoscello e spinto nella direzione del bush da dove proveniva. Si trattava del simpatico Pale Headed Snake, un esemplare giovane di non più di un anno, lungo tipo due metri, nero sopra e rosso scuro sotto. Non particolarmente pericoloso o incazzoso ma velenoso al punto giusto tanto di mandarti al creatore in un paio d’ore o poco più se non tratti con l’appropriato siero. Poi il fatto di essere giovane non fa altro che rendere ancora più potente il suo veleno che dicono perda gradualmente forza man mano che il serpente diventa anziano. Il simpatico essere strisciante se l’è presa con molta calma tanto da sistemarsi in posa ai piedi di un tronco abbattuto per delle fotografie ricordo che non mi sono perso. Sono riuscito ad avvicinarmi ad un metro e mezzo per osservarlo e cagarmi addosso seriamente nonostante se ne stesse tranquillo a prendere il sole. Non so voi, ma io non ho mai avuto la possibilità di vedere un serpente velenoso dal vivo che non sia in un Reptile Park o zoo che sia ed in entrambi i casi nonostante ci dividesse uno spesso vetro i brividi lungo la schiena non mi sono mai mancati. Domando all’ominide barbuto lungo-crinito e assai lungo-barbuto 100% australian del tipo: “Scusi, signore…. nel ringraziarla anzitutto per la sua assistenza assai apprezzata e nel ringraziare soprattutto sua moglie che ha installato un antifurto spaventoso… ma è normale che ci sia un serpente da stè parti? E poi è velenoso? E se ti morde? E…” Lui mi risponde in modo tanto serafico quanto comico del tipo: “Stai tranquillo. Qui è pieno di serpenti. La zona è anche il terreno di caccia preferito di molte altre specie, sei vieni casomai punto da un serpente innanzitutto devi stare calmo… non agitarti! Se ti agiti ti sale la pressione arteriosa e non fai altro che mandare il veleno in circolo più velocemente del normale. Chiama un’ambulanza o vai all’ospedale tu se ci riesci. Stai soprattutto attento al Brown Taipan che vive da ste parti. Quello è il più aggressivo e velenoso… Proprio un figlio di puttana visto che anche se lo spaventi o cerchi di scappare lui attacca volentieri. Però basta usare l’antidoto in tempo e nel giorno dopo ti fai una birra e ti rilassi come se non fosse successo nulla”… Aò che messsstai a pijà per culo? Che è… stiamo a Zelig e non me ne sono reso conto? E ti pare che se mi morde una bestia del genere me ne stò in tranquillità tipo “Oh, poffarbacco… guarda un po’ tu che sfortuna, acciderbola d’un serpentello m’ha morso. Oh, cielo… ora dovremmo andare all’ospedale… oh, che peccato era un così bel pic nic… e stavo pure battendo tutti a settebello… vabbè… andiamo…”

Anche questa è Australia, Fellows.

Alla fine dopo averci pensato molto bene, ho deciso di rimanere qui per tre mesi circa o qualcosa di più. Avete presente quando mangiate la prugna e vi rendete conto che avete ingoiato pure il nocciolo? Ecco, adesso io devo cagare fuori il nocciolo, fare questi cazzo di tre/quattro mesi di fruit picking e poi sono libero. Certo i miei programmi facendo così subiranno un drastico cambiamento. Dall’altro canto credo proprio di aver preso la decisione giusta, ragazzi miei. Sono poco più di 550 dollari a settimana, soldi sicuri, ottimi risparmi visto che qui la vita costa decisamente di meno rispetto a Sydney lavorando con buona gente che ha il mio stesso sangue nelle vene e che mi rispetta sicuramente molto più di tante altre che ho incontrato fin’ora qui in Australia. Alla fine la pecorella smarrita ha trovato un tetto sicuro, penserete! Si. Lo penso anch’io.

 

Ma mi sorge spontaneo un’atroce dubbio: cosa cazzo vi scrivo nei prossimi mesi se sto stanziale qui? Vediamo… Qualcosa inventerò per animare la vita di Stanthorpe, sennò ne esco matto! Cercherò di introdurre la briscola al pub o un campionato di bestemmia lanciata e mi soffermerò spesso a guardare l’enorme cielo stellato chiarissimo e stracolmo di tutte le stelle conosciute e non… visto che si vede benissimo tipo a Chia tanti anni fa. La via Lattea qui è incedibile, dio come mi ricorda quella serata magica a Chia. La famiglia della farm è di origine metà Bresciana e metà Friulana. Precisamente Giacomo è di Rovato e sua moglie Flavia (!?!) è di San Quirino in provincia di Pordenone. Due dolcissimi vecchietti con una storia incredibile alle spalle che un giorno di questi vi racconterò.

 

E vi ricordate?

 

Si…

Non ci si può fidare..

Di uno che vivrebbe bene in un Motel

Senza niente,

Senza neanche il mare

A guardarsi dentro

E a capire dentro cosa c’è

Via

Voglio andare via

Io non ho progetti e non so da grande cosa farò

Certo

E’ tutto questo vento

E che mi porto dentro e quando si calma mi fermerò

 

 

Alla prossima, Fellows!

 

Tacabanda: The Police “Walking On The Moon”



RUN BABY RUN
Martedì Ottobre 17th 2006, 07:32
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RUN BABY RUN

 

Alhoa Fellows!

Come promesso, ecco il resoconto dei primi 13 giorni di viaggio:

 

Lascio Sydney di giovedì mattina 5 d’ottobre alle 11.00 circa. Mi lascio alle spalle cinque mesi di tantissime emozioni e molte di queste positive. Il mio augurio per questo viaggio è di riuscire a divertirmi e a guadagnare sufficienti soldi per continuare il mio itinerario con meta Darwin. Non credo che sarà facile, però ce la metterò tutta! La prima tappa (Dubbo) è stata raggiunta con un po’ di difficoltà. Sono 430 km da Sydney, ma non facili da percorrere. In tutto ci ho messo circa sette ore includendo anche un paio di ore di pisolo a Bathurst. Lo stacco dalla città è enorme. Dopo le Blue Mountains si apre una miriade di fattorie gigantesche. Le proprietà (mi raccontavano) sono talmente vaste che alcuni proprietari terrieri usano l’elicottero per visitare tutte le zone. E così tra qualche capo di bestiame (qualche per modo di dire, s’intende) e un sacco di linee bianche in mezzo all’asfalto per tenere il tempo, si finisce a Dubbo verso le sette di sera passando per Lithgow, Bathurst, Orange e Wellington. Bellissimo il tratto Wellington-Dubbo guidato su un tramonto da sogno sulla sinistra. Con sommo dispiacere scopro che l’unico Ostello disponibile è in ristrutturazione. Bene! Allora piuttosto che farmi spelare in un Albergo, me ne esco dalla cittadella e finisco a guidare in direzione Nord-est con meta una cittadella dal nome di Scone. La stanchezza però sopraggiunge beffarda dopo 50 kilometri e quindi decido di fermarmi per la notte nella Golden Hwy. Come ve lo descrivo sto posto? Vabbè fate conto che ho guidato per circa 300 km in mezzo alle fattorie con ogni tanto una città che spezzava il ritmo per tutto il giorno. Quindi fate conto di trovarvi e di sentirvi davvero immersi nel verde. In queste zone, ai lati della strada, ci sono delle aree dove è possibile fermarsi e imboscare la macchina o furgone e nanna! Non sono propriamente della aree di sosta, sono tipo delle insenature naturali. Tutto Ok, quindi! Parcheggio la macchina dietro gli alberi e mi preparo per la notte. Sono crollato alle 21.30 e penso che avrei potuto dormire per dodici ore di fila se non fosse stato che il materassino si è sguarato alle 3 del mattino con conseguente perdita di aria e mi è toccato quindi finire la nottata sul pannello di compensato che notoriamente non è il massimo della morbidezza. Degne di nota le bestemmie che mi sono uscite. Anziché la maledetta sveglia del telefono mi danno il buongiorno uno stormo di pappagalli bianchi. Faceva freddo quella notte, e quindi spuntato il sole alle sei del mattino mi sono fermato a fare la lucertola e a scaldarmi il sangue ripassando la meta sul cofano della macchina. E via in sella! Mi rimetto in macchina alle 7 con meta il primo bar aperto… eh, che volete, sono un nostalgico del cornetto-cappuccino-succo di frutta! Raggiungo Dunedoo, cittadella di trenta case al massimo dopo 50 kilometri. Credetemi che ho mangiato una delle tortine al cioccolato più buone da quando sono in Australia. Cappuccino enorme e via che si riparte in scioltezza. Il tratto di strada che mi porta a Scone è un altro paesaggio di infinite fattorie e spazi verdi a perdita d’occhio. Raggiungo Scone, che è la capitale australiana dei cavalli attorno alle 11. Cittadina molto piccola ma con tante bellissime ville di contorno. Il paesaggio è bellissimo ancora. Vorrei fermarmi ma decido di continuare il viaggio per raggiungere Tamworth, un centinaio di km a nord. Raggiungo Tamworth, la capitale australiana della musica country, alle quattro del pomeriggio. Sto giro l’ostello c’è, è piccolo ma confortevole. Come volevasi dimostrare, uno dei miei compagni di stanza si chiama Andrew ed è un metallaro sfegatato, visto che ha qualcosa come trenta tatuaggi. E’ tatuato perfino sulla testa con il logo dei Pantera e dei Machine Head. Che soggetto! Mi fermo a Tamworth un paio di giorni per visitare la città, rilassarmi e per fare il punto della situazione per quanto riguarda la prossima meta. Conosco Chukie e suo fratello Matthew, due giovani alcolizzati a cui ho dato la posta dopo la decima birra, la prima sera al pub. Io volevo ripartire il giorno dopo ma loro mi consigliano di restare un altro giorno e passare il sabato sera con loro. Il motivo per cui mi hanno convinto così facilmente: questo sabato sera è una serata speciale a Tamworth perché nel pub vicino all’ostello, danno una serata con spogliarello e Hard Show con protagoniste 20 tra le più tope srtipper Australiane, che ovviamente io non mi perdo. Riesco a partire il giorno dopo anche perché non mi sembra che ci siano altre tentazioni in vista a Tamworth per quattro mesi almeno quando, alla fine di gennaio, danno il festival di musica country che dura una settimana almeno. Chukie mi raccontava che Tamworth, cittadina che conta poco più di 4000 abitanti, viene letteralmente invasa di gente. Si arriva a 25000 persone!! Nella Domenica successiva, decido quindi di spostarmi sulla costa precisamente a Coffs Harbour, 400 km a sud di Brisbane, dove la stagione della raccolta dei lamponi avrebbe dovuto essere alle porte, ma scopro una volta arrivato in ostello che la raccolta è in ritardo di ben tre settimane almeno. Il tragitto è di 300 km circa e cedetemi: ci ho messo cinque ore più le due di soste varie. Il paesaggio è di un verde Irlanda. Sono stati 300 km di panorami mozzafiato di queste vallate verdi a perdita d’occhio. Un posto davvero rilassante dove regna la tranquillità assoluta. Bellissimo! Mi piacerebbe davvero fare quel tipo di vita. Ragazzi, credetemi c’erano delle case che sembravano finte tanto erano belle. Sono le ville dei proprietari terrieri che sono generalmente immerse in un parco gigante che funge da stacco con la strada, con tanto di alberi secolari e roseti ad accoglierti all’ingesso. Guardi a destra, sinistra, avanti ed indietro e tutto quello che vedi è verde, natura, vacche, cavalli e una cifra di uccelli dai versi più disparati. Il tratto da Dorrigo a Coffs Harbour è caratterizzato da una discesa dall’altopiano da brivido. Sono tipo 10 km di tornanti con una pendenza significativa. Arrivato a Coffs Harbour in un ostello semi deserto, vengo accolto da una receptionist molto bona di nome Ally. Contattata telefonicamente dalla Pacific Hwy la voce della tipa mi giungeva estremamente nasale alchè mi sono fatto il film in testa e mi sono presentato con il Viks Vaporub in mano. Faccio lo splendido e le dico dopo un po’: “Aaaaa bellaaaaa… guarda che c’ho una pomata miracolosa per curare il tuo raffreddore! Italian Made-da paauraaaaa” E lei mi fa: “Quale raffreddore? Non sono mica malata! Questa è la mia voce normale…” E vai con la prima figura di merda. La sera seguente organizzo un party dove ho cucinato per tutta la banda dei fusilli con funghi, panna e zucchine che mi sono venuti da paura e battuto a biliardo chiunque mi sfidasse. Il bello della storia è che non mi volevano lasciar partire il giorno dopo. Tutti del tipo: “Fermati qui… cucina per noi… ti stipendiamo… e insegnaci a giocare a pool come fai tu!” Cari ragazzi, il Queensland mi sta aspettando! Sfortunatamente il tempo ha fatto schifo per tutta la mia permanenza a “Coffs” come la chiamano qui. C’erano nuvoloni dappertutto ma non faceva freddo. Peccato, perché qui ci sono delle bellissime spiagge che varrebbe la pena vivere. Pazienza, sarà per la prossima volta. Giungiamo quindi alla mattina seguente dove finalmente riesco ad avere un contatto di lavoro a Stanthorpe, cittadina montana nel Queensland, appena dopo il confine con il New South Wales. Stanthorpe, viene descritta come una tranquilla cittadina situata sulla Granite Belt Range, sull’altopiano della Great Dividing Range a circa 300 km in direzione sud Ovest da Brisbane. Arrivo verso le 16.00 in un caravan Park con un tragitto filato liscio come l’olio. Adesso vi spiego un po’ come funziona sto cazzo di Fruit picking-Farm work e sti cazzi. Generalmente si contatta l’ufficio Nazionale che dirige i raccolti e loro ti dicono dove gli risulta ci sia della richiesta di lavoro. Chiaramente ti dirigono nella prima zona di lavoro più vicina da dove chiami, ma puoi tranquillamente domandare per un’altra località di tuo interesse. Giungiamo quindi ai Caravan Park/Ostelli. Questi posti forniscono i contatti di lavoro con le Farm. L’ufficio dei raccolti ti mette direttamente in contatto con loro e la chiamata è gratuita se effettuata da un telefono pubblico. La cosa triste è che è una Mafia. Praticamente se tu risiedi per una settimana (come sto facendo attualmente) hai lavoro (per una settimana s’intende) altrimenti son cazzi tuoi a cercartene uno. Se voi andartene via da un posto, perdi automaticamente il lavoro come è successo ad una coppia Tedesca che ho conosciuto qui. Alchè la tizia del caravan Park, acida come una mela dell’86, mi fa il discorsetto anche a me. Alla fine le ho detto: “Tizia, sai da dove vengo, io? Tu stai cercando di insegnarmi la Mafia a me che sono Italiano? Sentimi bene, ho telefonato ieri e mi avete detto che c’è una cifra di lavoro in questa zona. Io sto una settimana, se entro domani non ho un lavoro ti ritrovi davanti uno che di Mafia ne sa ben più di te e che per giunta è pure incazzato”. Roba da matti. La sera stessa conosco Yelle e Stan due fratelli Belgi arrivati in Australia da 10 giorni. Parto con delle penne ai broccoli e tonno per tre. Stavo ultimando le porzioni in tavola (Let’s do the portionS, on The TableS, of the PlanS, in the KitchenS… vero, Cicchetto?) quando mi giunge acidella verso le otto con la notiziola del tipo: “Ho un lavoro per te!! Si tratta di una potatura di vigne di Chiraz in una Farm qui vicino!” Epperò, efficienti quando ti girano i maroni, eh!

There you go. La mattina dopo mi presento in Farm assonnato come non mai visto che ho passato una nottata orribile a causa di bassissime temperature e complice anche una levataccia alle sei di mattina visto che si comincia alle sette. Ho scoperto quindi due cose: La prima è che questa località Australe è famosa per essere la più fredda in assoluto in tutta l’Australia con punte in inverno di adirittura –10 e la seconda è che non mi capitava di svegliarmi alle sei del mattino da almeno due anni! (Ho fatto un video spassosissimo dove ne parlo ampiamente) Coraggio. Nelle stradine di campagna vengo accolto da un canguro che saltella ai lati dei recinti quasi a dirmi: “Seguimiiiiiii, conosco la stradaaaaaaaaa!!” Che storia, rega! Il lavoro è esattamente il contrario delle piscine: qui si lavora a mazzetta infestati dalle mosche in modo assolutamente ripetitivo e sotto un sole che mi ha già lasciato dappertutto evidenti segni di scottatura. I tizi sono tranquilli, comunque. La cosa che mi diverte è che sono convintissimi di produrre un ottimo vino. A me veniva da digli che neanche se lo irrigate con l’acqua santa benedetta dal Papa in persona vi viene fuori un prodotto bevibile. Al palato di noi Italiani il loro vino è proprio un disastro il più delle volte. Campi arsi dal sole dove al posto di terra con sano humus c’è davvero troppa sabbia, che come noto non è che proprio aiuti, eh! Rega qui fa un caldo tosto con escursioni di trenta gradi dal giorno alla notte. Prossimamente vorrei spostarmi in un altro caravan park gestito da un signore di origine italiana che mi hanno consigliato come più economico e molto meglio servito. Poi c’è una Farm dove lavora una dolcissima ragazza Belga con due tette favolose che mi ricorda moltissimo la Maga (se non fosse per le tette e le mutande melute, ovviamente… Puccccccellooooo!) che è gestita da Italiani. I proprietari sono alla ricerca di personale alla fine della prossima settimana e vorrebbero conoscermi, visto che le domandano continuamente di me… stiamo a vedere. Bene! Volevo quindi aggiungere che se si affronta questo viaggio in due è decisamente meglio. Se si trova lavoro, si risparmia bene e si viaggia dividendo le spese con molta più facilità. Da solo poi la vita di campeggio è molto impegnativa e non ti lascia molto tempo libero, credo quindi che dovrò orientarmi su degli ostelli meglio serviti e più comodi, in futuro per non diventare matto ogni volta tra sistema la macchina, pulisci la macchina, organizza la macchina, a patto di trovare una condizione di lavoro accettabile. Sembra proprio che il problema sia la macchina, direte voi! No, è che sono un fottuto disordinato e quindi ne pago le conseguenze. Fortunatamente la parte positiva c’è: se mi sveglio nel mezzo della notte a causa di un calzetto sporco dall’odore fetente erroneamente lasciato nel posto sbagliato, tiro un sospiro di sollievo pensando che è roba mia e quindi non mi ammazza. Apro semplicemente il finestrino e per punizione gli faccio passare la notte fuori non prima di averlo eiettato il più possibile lontano dal mio naso.

Mi scuso se non mi sono fatto sentire o postare prima ma ho dovuto organizzare una cifra di cose in questi giorni, (tra le quali come potete facilmente immaginare i bucati in lavanderia), unitamente al fatto che torno indietro decisamente stanco… o “stanchino” per qualcuno… Che lungo questo post… siete ancora lì? Dai coraggio siamo alla fine o quasi. E bello viaggiare così, ve l’assicuro! Certo sarebbe davvero una figata se con me ci fosse il mio Brà Giuseppe… Se lui fosse qui, con me, non riesco ad immaginare le risate a causa di diverse situazioni che mi sono capitate. Questa è una di tante: uno dei tizi con cui lavoro, un vecchietto di nome Bruce, dalla robusta corporatura che vive da queste parti ha il rutto libero e la scorreggia sempre in canna e senza preavviso. Stavamo lavorando e mi parte con un discorsone filosofico dai bassi contenuti su religione-politica-terzo mondo. Beh, considerando che stiamo potando le vigne mi sembra un grande passo in avanti e quindi gli lascio strada libera. Ad un certo punto mentre parlava, quasi a sottolineare l’enfasi con la quale esprimeva il suo punto di vista, molla una scorreggia pazzesca che penso l’abbiano sentita fino in paese tanto era rumorosa. Io ci rimango un po’ allibito e lo lascio fare. Alla fine del discorso durato circa 15 minuti ho ringraziato il cielo di essere all’aria aperta visto che ne ha sparate altre due con nonshalance assoluta. Siete avvisati: mai colloquiare con i campagnoli in stanze piccole e poco areate. Sabato 18 Ottobre dedicato alla nanna e relax e tutto prosegue bene. Domenica ho visitato il Girraween National Park qui a 20 km in direzione Sud caratterizzato da imponenti massi di granito con una foresta incontaminata di contorno. V’appoggio delle foto per farvi capire il tipo di posto dove sono stato. Jelle e Stan sono partiti questa mattina con direzione Byron Bay, ne sono usciti letteralmente esausti dopo una sola settimana di lavoro. Due carissimi ragazzi che mi ricordano moltissimo, visto il loro look ed il modo in cui parlano e s’atteggiano, un mio amico chitarrista di nome Francesco Zof ed il mio amico di vecchia data Joe Pittolo, entrambi di Udine, che saluto cordialmente casomai stessero leggendo. Tornando al fruit piking vi confermo che è dura. Fare 90 giorni di lavoro in queste condizioni ti segna tantissimo. Comunque dipende molto dal tipo di lavoro e soprattutto dalla disponibilità dei datori che in qualche caso forniscono all’interno delle fattorie stesse la possibilità di alloggiare e di vivere all’interno senza quindi dover fare i chilometri che ti separano dall’ostello o dal Caravan Park che sia, dandoti la possibilità di vivere un’esperienza come questa in modo molto più autentico. Il Queensland comunque offre moltissime possibilità di impiego per i pickers, quindi non prevedo sia poi un problema trovare un altro lavoro in un’altra località casomai questa dove sono ora vada a puttane. La stagione dei pomodori qui comincia a metà novembre… troppo tardi, figlioli. Spero che il mio compleanno venga trascorso in costa sopra Brisbane. Leggevo sulla Lonely Planet che c’è un posticino niente male ai piedi di Fraser Island che fa proprio al caso mio. Vediamo come si evolvono le cose e poi vi faccio sapere i miei progetti. Forse tornerò a Coffs Harbour visto che c’è una Farm che mi hanno consigliato dall’ostello che dovrebbe incominciare l’attività di picking fra due settimane per un periodo di tre settimane almeno. E sarebbe anche auspicabile visto che mi è stato abbastanza sui maroni il fatto di non aver visto Coffs come iddio comanda. Ooookkei! Siamo quindi giunti alla conclusione di questo lungo post, che udite-udite è il primo nel Queensland! Notiziona, eh? Vi ringrazio di essere riusciti a leggero per intero e grazie per la vostra pazienza!!! Aggiungo inoltre che nel Caravan Park dove sto è pieno stracolmo di Tedeschi e Francesi, tutti o quasi tutti non mi vedono di buon occhio visto che ci siamo conquistati la coppa alla faccia loro. Vabbè chissenefrega! Dunque state bene e godevi l’inverno che mi sembra stia alle porte in quasi tutta l’Italia. Si lo so che sono un bastandone a dirvi questo… però sappiate che quando mi hanno battezzato l’acqua santa era (fortunatamente) scaduta.

 

Alla prossima, Fellows!

W le tettone Belghe o Belghe tettone… e W anche la Maga!!

 

Tacabanda: Let’s get it started – Black Eyed Peas

 

 



CI RIVEDIAMO AD APRILE 2007, SYDNEY.
Lunedì Ottobre 02nd 2006, 10:34
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Sydney, che a detta di molti è una delle città più belle e frizzanti del mondo. 

Big City life, Fellows. 

Effettivamente, anche se io non sono assolutamente portato per questo genere di vita da Metropoli che non dorme mai e sempre di corsa, devo ammettere che questi cinque mesi a Sydney sono stati una profonda e positiva esperienza. Sono davvero moltissime le cose che si possono dire di Sydney, e ve le dice uno che in questi cinque mesi l’ha girata quasi tutta, vissuta, lavorata, amata e odiata, pensata e osservata con molta attenzione. L’ho osservata spesso con distacco quasi dovessi stilare una pagella elementare, che secondo me è il modo migliore per essere obbiettivi e neutrali. Ho vissuto a The Rocks che ad un passo dal centro e a 10 minuti dall’Opera House. Metropoli che davvero cambia faccia quando scatta il fine settimana, i suoi grattacieli, le sue mescolanze etniche. Basilarmente, se volete fare un viaggio a Sydney, mettetevi nell’ottica di divertirvi nei suoi Club, vivete di notte e non ve ne pentirete. Sembra la città dei balocchi, dove a qualsiasi ora del giorno e della notte ci sono posti dove andare a divertirsi. E dove è anche molto facile bruciare due o trecento dollari in una sera. Tanta, tantissima droga da queste parti con fin troppi pusher a Kings Cross. Scene indimenticabili di tante e bellissime ragazze che letteralmente si disintegrano nel fine settimana tra una pasticca e un drink. Oxford street che è assolutamente la via dei divertimenti all’insegna del trasgressivo a tutti i costi. Città tollerante ed aperta, visto che è la capitale mondiale di gay e lesbiche. Pieno di sbroccati che camminano scalzi ai piedi dei grattacieli del centro finanziario. Fin troppa gente che vive vite parallele dove il giorno lavora in banca e il fine settimana si esibisce come Drug Queen o indossa un costume che forse un costume proprio non lo è. Forse il vero costume è proprio la giacca e la cravatta… Il contrasto da paura che si ha stando immersi nel verde dei giardini Botanici ai piedi dei grattacieli della city. Città immensa, davvero sterminata. Metropoli che sopravvive ancora grazie ai suoi spazi e alle sue spiagge, ma che deve essere costantemente ripulita ed aspirata la notte per renderla lucente e pulita il giorno dopo visto che l’inciviltà dei Sydneyesi stessi è disarmante. Città che secondo me sta lentamente sprofondando vista la quantità assurda di gente che la abita e che continua ad emigrare qui. Molti dicono che Sydney è la porta d’ingesso dell’Australia ma non è, l’Australia! Forse altri 15 o 20 anni come si diceva con Andrea e Giuseppe e poi tracollerà visto che sono davvero troppi gli orientali che continuano ad arrivare. Però troppi snob, rega. Se la tirano tanto. Diciamo che ho fatto l’esperienza. Ma il mio tempo qui è decisamente finito. Partenza giovedì mattina per Dubbo e poi su nel Queensland. Viaggerò all’interno fino a quando non sentirò il desiderio di fare un bagno nella barriera corallina. Si viaggia e si lavora nelle fattorie. Spirito di adattamento e arrangiarsi con ogni mezzo sono indispensabili. Quelli non mi mancano proprio… La mia meta è Darwin da raggiungere per fine Febbraio 2007 dove le temperature sfioreranno i 45 gradi.

Ciao Sydney, ne ho abbastanza di tutte queste luci e di questo casino. Sei stata uno spasso incredibile e un giramento di palle pazzesco allo stesso tempo. Un po’ come una bella donna capricciosa, no? 

Ci rivediamo ad Aprile 2007 dove da qui riprenderò il mio aereo per ritornare in Italia. Ma non pensiamoci per ora. Il bello del mio viaggio Australe viene adesso. Andiamo alla scoperta di nuove strade e nuovi orizzonti viaggiando a Nord. Ho ancora sette mesi da vivere… non sono neanche al giro di boa! OTTIMO! 

Non so quando o da dove riuscirò a postare… Poi tra l’altro ci sono diverse zone dove il cellulare non prende, e quindi per coloro che vorranno chiamarmi, sappiate che potrei essere in mezzo al nulla ed irraggiungibile telefonicamente. 

 

Alla prossima, Fellows! 

 

TACABANDA: Next Lifetime – Erykah Badu