RISATE A DENTI STRETTI TRA UN EMIGMA E L’ALTRO
Avete presente le pubblicità Italiane dove la tipa o il tipo preparano il caffè la mattina presto e tutta la famiglia si sveglia al seguito? A me succedeva sempre in Italia. Il mio papà si svegliava quasi sempre prima di me e preparava il caffè.
Dunque… Dopo svariate ricerche in centri commerciali, supermercati e quant’altro ho dovuto arrendermi all’evidenza che trovare a Sydney una moka Bialetti è per me difficile come riuscire a portare fuori a cena quella gran patata di Cristina Aguilera. Quindi tre settimane fa ho chiesto al mio babbo di mandarmene giù una (Una moka, non una Cristina Aguilera…) al più presto perché non ne potevo più del “caffè” solubile della Nestlè. Una volta giunta a casa mia in Windmill street la Moka ha iniziato un’attività frenetica specialmente la mattina. Io poi adoro il caffè della moka, me ne sparavo sempre tre o quattro tazze al giorno. Anche con il mio “Brà”, Stefanino “Angler” si diceva sempre “Cafffffedŭt, miôr di dŭt!! (Caffettino, meglio di tutto!)“ quando la sera andavo a casa sua a drogarmi di musica non prima di essermi strafogato un paio delle sue Kinder Delice o Kinder Cereali a scelta.
Oggi, Michael, il mio vicino di camera, un tassinaro Egiziano simpaticissimo, dopo la seconda moka è uscito dalla camera ancora assonnato e mi fa: “I smell your coffee… That’s what I a call a serious one”. Jeanie dal primo piano appena sente l’odore del caffè capisce che mi sono svegliato e comincia tipo: “Aaaaaandy! You wake up!” Caroline si prenota sempre per una tazza… Funny, no?
Per la cronaca, siamo ancora in inverno e giorni fa c’erano circa 26 gradi di massima con un cielo azzurrino/blu Chia senza neanche una nuvola all’orizzonte. Spettacolare! E che ha fatto il vostro Lupo Australo? Tre orette di spiaggia a Cronullaaaaaaa!!! Ma bella lì!
Avete presente… (Aò, è un’altra storia, eh!) il film con Tom Hanks dal titolo Cast Away? Nonononono… NON “Castr” Away. Beh, se non lo avete visto andate da Blockbuster e noleggiate o sennò passata alla storia dopo… ma senza ritirare le 20 mila. Ad un certo punto del film, approdano sulla spiaggia delle casse di legno contenenti varie cose tra cui se vi ricordate c’era anche un pallone bianco da pallavolo di marca “Wilson”. Dato che a sto poveraccio non gli passava un cazzo da solo sull’isola deserta, ha pensato bene di pitturare e “acchitare” il pallone con le sembianze di una faccia umana. Gli ha disegnato bocca, orecchie, naso, occhi e applicato addirittura dei finto-capelli se ricordo bene. Questo pallone nel tempo diventa un amico. Sto povero cristo gli parla di continuo per anni e se lo porta sempre in giro nell’isola deserta. Quando alla fine, dopo aver terminato la costruzione della barca e esserselo caricato come falena, lo perde tra i flutti si dispera di non riuscire a salvarlo neanche fosse il tesoro di Napoleone. Adesso vi presento il mio Wilson:

Me lo regalò otto anni fa un ragazzino down, che stava nel centro dove allora facevo il servizio civile. Questo cappellino l’ho perso dappertutto e per anni. Concerti, strade, montagne laghipianurecolline… ma l’ho sempre o ritrovato o qualcuno me lo ha riportato del tipo: “Ma è tuo stò cappellino? E’ un mese che domando in giro…!” Si… è mio! Ce l’avevi tu in macchina! E via discorrendo… Alla fine l’ho perso anche qui in Australia e ho pensato che stavolta era proprio l’ultima… e invece! Bam! Era nel vecchio furgone che ho usato due mesi fa! Il meccanico lo ha gentilmente messo tra il tettuccio e il parasole. Appena l’ho visto, raga…! Ma ciao! Eri qui, allora… brutto fetente… ed io che ero in pensiero per te…! Come stai? Da quel giorno l’ho soprannominato Wilson. Devo farmi visitare?
Una tra le tante cose belle che sto vivendo qui in Australia è che ho ricominciato a sognare cose divertenti. Mi è capitato spesso di fare dei sogni con sceneggiature da pallottola spuntata o giù di lì. Fico anche perché di mostri blu, scene di sesso con donne improbabili, incidenti d’auto, zombi, Mamma Lupa che mi corre dietro con il manico della scopa e scuole infestate di fantasmi non ne potevo più. Sfortunatamente però un paio di settimane fa ho fatto il peggiore degli incubi. Penserete che sognavo di sposarmi? No, molto peggio… ho sognato che prendevo l’aereo e tornavo in Italia. Ho sognato tutto: Check in a Sydney, scalo a Honk Hong, atterraggio a Roma, treno per Firenze, Firenze (anche se non ci sono mai stato) con la mia sorellina, treno per Udine, cena con i miei e nanna nella mia camera. Il sogno è stato davvero realistico ed intenso. E come spesso accade dopo un sogno così intenso al risveglio hai quei 3 secondi dove ti sembra che tutto quello che hai sognato sia reale. E siccome mi sono svegliato, quando nel sogno sognavo di dormire, mi è sembrato, nel buio della stanza, di essere nella mia camera da letto ad Udine. Alchè… mi sono detto subito: No, dai… dimmi che non è vero, non puoi essere stato cosi coglione da mollare tutto sul più bello… Poi accesa la luce ho tirato un sospiro di sollievo lungo un kilometro. Ma dovevo capirlo fin da subito che era un sogno… e quandomai una hostess della Cathay Pacific tanto gnocca come quella che ho sognato mi avrebbe lasciato il numero di telefono con tanto di bacio con rossetto stampato sopra il biglietto?? Dehehehehehe…
Spero di avervi fatto ridere, sennò tornate pure a fare le parole crociate e non rompete i maroni!
Alla prossima, Fellows!
Tacabanda: “The Dream” – David Sambron
AMAZING “3D EXPERIENCE”
Stasera sono stato per la prima volta all’I-Max della LG che sta a Darling Harbour, dietro casa mia.
Probabilmente alcuni di voi non sanno che “I-max” è uno degli schermi tridimensionali più grandi (se non il più grande) del mondo. E vi assicuro che una volta entrati ve ne rendete conto subito. Lo schermo è concavo ed è davvero enorme. Tre o quattro volte più grande di uno schermo di un normale cinema. Gli spettacoli incominciano alle 9.00 e finiscono alle 23.00 di sera. In cartellone ci sono diverse proiezioni che durano tutte 45 minuti dai titoli tipo Deep Sea, African Safari, Mistic India, Ancient Grece, Walking on Mars. Quello che siamo andati a vedere io e Giuseppe era “Haunted Castle”.
La storia: questo castello nasconde in realtà un demone che è tipo l’avvocato del diavolo dei musicisti. Firma qua e faccio di te una star della musica. La storia è incentrata su questo ragazzo di nome Denny, appassionato di musica e chitarrista rock, con il sogno di diventare una star, che giunge al castello su specifica volontà testamentaria della madre (che in vita era una famosissima e bravissima cantante lirica). La madre firmò a suo tempo ma sfortunatamente per lei, sembra non rispettò i termini del contratto e quindi il diavolo si prese la sua anima. I ragazzo quindi capisce ben presto che deve cercare di vendicare la madre, ma al contempo è anche attratto dalle allettanti proposte del diavolo. La cosa buffa è che Denny, nel film mi assomiglia tantissimo. Cioè… siamo proprio due fottute gocce d’acqua. Ci differenzia solo che lui ha i capelli un pò più corti e suona una Fender Telecaster anziché una Gibson Les Paul. Cercare di descrivere ogni scena è letteralmente impossibile… ad ogni modo il diavolo cerca in tutti i modi di invogliarlo a firmare. Potete capire il mio stupore… potevo esserci io al suo posto che non cambiava nulla. O forse… si! Io avrei firmato alla fine della seconda scena, e subito anche. Incomincia quindi un viaggio fantascientifico nelle profondità di questo castello… bellissimo. Ti cattura proprio, specialmente la parte dove fanno vedere le torture che il diavolo fa subire a tutti coloro che nel passato non hanno sottoscritto il patto. Aò. E’ un diavolo, cazzo! Davvero sadico.
E’ un’esperienza incredibile questo I-Max, raga!
Adesso è ormai una droga. Al costo di 18 dollari a proiezione io e il Beppe ci spareremo “Le profondità marine” al più presto. Ma come giustamente lui propone, “prima di entrare, ci rolliamo il cannone più lungo della nostra vita… altro che snorkeling sulla barriera corallina…Ci facciamo un viaggio come si comanda!!” Giacomo è già stato a vederlo un mese fa, ma senza canna perché non fuma, LUI! Ci ha detto che ad un certo punto si sentiva come dentro quei sottomarini piccoli che vanno a profondità pazzesche. Quarantacinque minuti in apnea con gli squali che ti ronzano intorno! Si è davvero cagato sotto. La cosa che ti rompe i coglioni è che dura poco. Quarantacinque minuti così, passano rapidi come una scorreggia di mosca.
Amen. Vale la pena lo stesso!!!
Vi saprò a dire! Rimanete sintonizzati!
Alla prossima, Fellows!
Ah, a proposito: BUON FERRAGOSTO A TUTTI VOI!
E se vi capita di incontrare un diavolo come questo, non fate come quel pirla di Denny… firmate. FIRMATE subito e senza esitazioni, capito? (E’ gradito un cenno di affermazione con la testa!)
Tacabanda: Headless Cross – Black Sabbath
(E ti credo… Fantasia canaglia… e quale altro pezzo può andare meglio di questo con un post così??)
VOCE DEL VERBO “ACCHITTARE”
Io mi acchitto, Tu ti acchitti, Egli/Lui/Ella/Lei si acchitta… ma soprattutto:
NOI CI ACCHITTIAMO!
Che per noi, qui, vorrebbe dire in poche parole (tradotte dallo slang Romano): sistemiamoci ed organizziamoci con stile e facciamo vedere che siamo Italiani… e che in più, ci sappiamo pure fare!!! –TIE’
Vi avevo parlato di Andrea e Giuseppe un po’ di post fa.
Andrea è ormai tornato in quel di Roma da un mese, ma già tiene in mano un biglietto per Londra con partenza a Settembre. Ha lasciato un bel vuoto, quel lazzarone.. e lo sa bene anche lui. Per Giuseppe, qui tutti noi stavamo ormai contando i giorni visto che doveva partire questo fine settimana per Roma. Ed invece, ha deciso di rimanere altri due mesi a Sydney. Complice della decisione finale, anche una tipa Irlandese (Che di Irlandese non ha un cazzo visto che è davvero un considerevole pezzo di patata… Daje Chiccooooooo) che sembra aver fatto breccia nel suo cuore di trombatore impunito. La storia è un po’ più complicata del previsto, visto che la tipina è attualmente in viaggio con il suo ometto. Ma del suo ometto ne ha i coglioni assai esausti da tempo e quindi dopo aver incontrato e conosciuto bene quel belloccio di Giuseppe, sembra abbia deciso di cambiare strada, o meglio, sembra proprio che gli Italiani “Do it better!”. E lo ben sò, caro! Sono tutti e due in piena nera… Ah, l’amore… come i motori: gioie e dolori. Ho già fatto il fratello maggiore e fornito tutti i consigli del caso. Ahimè, ho mio malgrado una discreta esperienza di tipe che bussano alla mia porta portandosi dietro gli scheletri (e alle volte ben di più di quelli) di fidanzati gelosi o possessivi ancora attaccati come sanguisughe. Visto che sembra seguirà i miei saggi consigli, e visto che il tipo non sospetta nulla, andrà tutto liscio. Nel frattempo sono fiero di lui (Only the good die young??). Adesso sta cercando un altro appartamento visto che non è proprio il massimo vivere con loro sotto lo stesso tetto. A me comunque mi piace l’idea di avere una compagna non Italiana. Soprattutto perché non capirebbe tutte le cagate che dico di continuo. Ad esempio, se me la mandano tipo Valchiria Norvegese, appassionata del sesso prima dopo e durante i pasti, non mi lamenterei mica… Dehehehehehehihihihohohohoho. Penso però anche che “The apple didn’t fall away by the tree, anyway”. Le mediterranee per me, vincono sempre cento a zero. Melassa? Vade-retro. Scusate.
Ora basta parlare di gnocca.
Bene dunque, un fratello con il quale mi sto divertendo un casino non parte. Positivo perché una mano lava sempre l’altra. E poi Giuseppe è un bravo ragazzo. Sincero e schietto, come piace a me. Alla congrega si è aggiunto da tempo anche Giacomo che abita vicino alla (ormai e finalmente ancora per poco) casa Milanese della mia Sorellina Steel. Simpaticissimo… e un bel tipino anche lui, ostregheta!
Non che la mia Sorellina sia da meno, eh! Che occhi, la mia sorellina… Scusate, ma questa mela… di chi è? (Sempre la solita vecchia storia – di “al lupo, al lupo”!, chaltrone che non sei altro…)
Forse dovrei intitolare questo post “Attenti a quei tre”. Ormai siamo famosi per cucinare in casa di Giuseppe le lasagne, paste con sughetti davvero deliziosi, grigliate di carne e ravvivare e incasinare party di ogni tipo. E pensate che riusciamo nell’impresa a fare tutto senza l’aiuto di Spumante Martini e George Clooney al seguito. Non immaginate le risate! Il bello è che gli inquilini (Francesi, Irlandesi!!!, Tedeschi e Australiani) prima ci prendevano per il culo per tutte le attenzioni e i preparativi che ci mettevamo nel cucinare ma adesso, dopo aver assaggiato i nostri piatti, e “qualcuna” qualcos’altro, si prenotano spesso per la cena del giorno dopo. Ultimamente vogliono le lasagne di continuo.
Abattantuono Mode ON: Eh noooo caaaaroooooooooo…
Ma no, anzi… abbiamo il piacere di riunire gente e divertirci. Vabbè, noi facciamo sempre del nostro meglio!
Qui tutto procede regolare e non mi faccio mai mancare nulla, ma che sonno stasera!!! Forse perché oggi ho lavorato sei o sette ore. Oh, che volete… non sono mica abituato a smaronarmi così tanto!
Adesso vi spiego perché:
La foto qui sotto è il posto dove una o due volte a settimana organizzo la mia pausa pranzo.

Si chiama Cronulla Beach (South Sydney). Un po’ meglio della mensa aziendale, no? Il bello è che dopo il Fish & Chips, se c’è sole, e quindi 23/24 gradi, ci scappa la pennichella digestiva in spiaggia. Pennichella che mediamente dura dalle due alle tre ore. Ahahahahahah… se mi becca il capo mi trita i malleoli! Fired! (Licenzieto! Disgrazieto!). Anche questo è voce del verbo “Acchittiare”, figlioli.
Ma come fai ad andare via da un posto così? Qui trovo la pace e la solitudine che amo tanto. Comincio ad immaginare quante gocce d’acqua salata ci vogliono per fare un mare. Poi mi rendo conto che sono solo soletto di fronte all’Oceano Pacifico… e quindi succede sempre che mi prude la punta del naso, sorrido dentro, spengo l’I-pod, finisco la birra e me ne torno a casa dove il traffico e il casino della City mi passano indifferenti. A parte il prurito, tutto il resto è uno spasso!
Il mio giudizio su Sydney è tutto sommato ancora positivo. Rimangono dei dubbi sulla cordialità della gente che all’inizio mi sembrava meno cagacazzo. Oh, vado di Vulgar Display of Power-slang senza peli sulla lingua… non v’incazzate ma scrivo come viene. Mi scuso se qualcuno magari ne rimane scottato.
La vita qui comunque non costa molto. Certo bisogna stare attenti al portafoglio perché è un attimo bruciare 50 dollari. Fate conto che io ci sto dentro alla grande e faccio un lavoro con una paga base che più base non si può (Vi ricordo che prendo 1200 euro al mese, eh!).
Dai-dai-dai-dai… ancora un mesetto e anche qui comincerà il caldo serio. Spiaggia ogni fine settimana e prossimamente credo proverò il surf. Con chi? Giuseppe e Giacomo.. che discorsi. Ma con una tavola a testa… almeno spero.
Un abbraccio.
Saluti “Down Under” a tutti voi.
Alla prossima, Fellows!
Tacabanda e satura l’ampli: “Anger Rising” – Jerry Cantrell