COME BACK HOME, FUCKING SOCCEROOS!
Agli Australiani non piace perdere negli sport.
Oddio, neanche agli Italiani e in qualsiasi altra Nazione nel Mondo, se è per questo, ma qui lo sport è una religione e fa parte integrante della vita degli Australiani che si ritengono il popolo più sportivo al mondo. E c’è da credergli visto i posti da paura, il clima favorevole e gli spazi che ci sono qui. Dimmi uno sport qualsiasi e vedrai che in Australia lo praticano. Come dire, è duretta per un Milanese praticare il surf tutti i fine settimana per 52 settimane all’anno con onde di tre metri. Qui giocare a golf non costa nulla, hanno parchi dappertutto e aree verdi attrezzate a non finire. Strutture sportive curate alla perfezione. Tutti i bambini crescono a suon di nuoto, rugby, canoa, jogging… Ad ogni modo, il loro problema è che non accettano le sconfitte. Perché si ritengono sempre i migliori. Anche nel calcio, che tra l’altro hanno scoperto ben poco tempo fa visto che l’ultima qualificazione dell’Australia ai Mondiali risale a più di quarant’anni fa. Come dire, improvvisamente il paese ha incominciato ad amare questo sport…
Ci infiliamo in un mega pub all’aperto a Darling Harbour (che è vicino a The Rocks, dove vivo io) con tipo dieci mega schermi e notiamo subito che siamo 15 contro 400. Io approfitto e faccio con Giuseppe un giro esplorativo del pub facendo gli auguri a tutte le gnocche Australiane. Con sommo dispiacere, vedo che molte non solo non mi stringono la mano ma non vogliono neanche parlarmi (A parte una che mi ha invitato a ballare). Tutti ci guardano malissimo e qualcuno spinge pure.
Dopo il classico: “Chi-non-salta-Australiano-è…è!”, incomincia la partita.
Ora, non voglio dilungarmi su una telecronaca tipo Domenica sportiva con giudizio tecnico alla Galeazzi, ma onestamente l’Italia ha fatto una buona partita e nel primo tempo gli australiani del pub avevano le mani più nei capelli che a reggere i boccali di birra.
Nel primo tempo tutto fila liscio.
Durante la pausa, gli Australiani cominciano a cagarsi sotto visto che siamo andati vicinissimi al gol in più di un’occasione e realizzano che non è poi una passeggiata come pensavano loro.
Quando poi nel secondo tempo l’arbitro espelle (ingiustamente) Materazzi tutto il pub ha cominciato a cantare: “Fuck you, Italians!”. Un paio di idioti vicino a me mi guardano di brutto e mi urlano: “Come back home, Italian!”. Io gli sorrido beffardo… perché a differenza di loro ignoranti, so che nel calcio non si può mai essere sicuri di vincere una partita al 15’ del secondo tempo quando il risultato è ancora fermo sullo 0 a 0. Anche se sei 11 contro 10… Soprattutto quando stai giocando contro l’Italia che non è proprio l’ultima arrivata.
Noi rimaniamo zitti e composti.
In silenzio a vedere soffrire l’Italia per 35 minuti del secondo tempo. Loro continuavano ad inveire contro di noi incitando sempre più forte i Socceroos sicuri della loro vittoria.
Poi la svolta.
Il rigore che ha segnato Totti (Daje Chiccoooooooooooo) a 30 secondi dalla fine dei tre minuti di recupero ha gelato gli animi e ha riportato il mutismo e lo sconforto totale nel pub di questi stronzi strafottenti, dove le nostre urla, accompagnate dalle nostre bandiere che sventolavano, credo si siano sentite fino in George Street.
Nell’ordine ci è piovuto in testa:
1. Una valanga di insulti e bestemmie
2. Una decina di boccali pieni di birra (di plastica per fortuna)
3. Due maglioni
4. Un reggiseno e tanga in coordinato (Dehehehehe…. scherzo)
5. Svariati bicchieri di plastica vuoti
Poi il clima si è incattivito quando al fischio finale, un paio di Australiani hanno tentato di abbassarmi a forza la bandiera tricolore per due volte mentre stavo giustamente festeggiando con i miei compatrioti una meritata vittoria. Questa è stata una cosa che mi ha fatto decisamente incazzare.
Ed io quando mi incazzo divento davvero una bestia, specialmente se qualche stupida testa di cazzo mi abbassa la mia bandiera dopo che mi ha rotto i coglioni per tutta la partita. Non appena mi sono girato verso questi idioti con il preciso intento di rompergli i denti a testate, sono intervenuti i due buttafuori che piantonavano la nostra area e ci hanno “gentilmente” scortati fino all’uscita dove chiaramente abbiamo cominciato a fare ancora più casino.
Mi ricordo quello che successe 4 anni fa all’Italia durante quella partita contro la Corea agli ottavi di finale. Un arbitraggio scandaloso del fottuto arbitro Moreno, sfottò dei Coreani per giorni e polemiche in Italia a non finire. E mi ricordo anche che l’allenatore della Corea era Guus Hidding, che alla fine della partita rideva di gusto alla faccia dell’Italia sconfitta.
Il caso vuole che tale Guus Hidding sia l’attuale allenatore dell’Australia.
Beh, ti dico una cosa, caro il mio Guus di merda: Ti sei preso un cazzo gigante di marmo nel tuo culo merdoso. Tu come tutti gli Australiani che ieri sera ci hanno trattato in modo antisportivo ed irrispettoso. Cattivo sapore, l’amaro in bocca, eh???
Avete avuto il fottuto pan per focaccia ed è stato un grande, grandissimo piacere, tutto nostro.
Tutto Italiano.
He who laughts last, laughts best, you bastards.
Adios, fucking Socceroos dei miei coglioni.
Muovetevi a prendere l’aereo, la Quantas vi sta aspettando.
Adesso facciamo fuori anche l’Ucraina e dritti in semifinale!
Fuori i coglioni, Azzurri!
FORZA ITALIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!
Tacabanda: Sepultura - “Roots Bloody Roots”
A LETTO CON IL NEMICO
Come dire: quante probabilità ci potevano essere per l’Italia di beccare l’Australia agli ottavi di finale? Poche? Molto poche?
Io direi davvero molto, molto, molto, molto e ancora molto poche. Prima delle assegnazioni dei gironi, però… avevo un presagio. “Prima o poi ci becchiamo l’Australia”… Me lo sentivo davvero.
Azz… ho beccato giusto.
Sono reduce da una nottata in bianco passata al pub (In compagnia degli inossidabili Giuseppe e Andrea e un milione di birre e tre Kebab) prima a tifare Italia, poi a tifare Ghana ed infine a tifare Australia (Perché volevo assolutamente l’Australia agli ottavi contro l’Italia). Alla fine a pensarci bene potevo scommetterci dei soldi… avrei vinto un bel gruzzoletto. Ho azzeccato tutti i pronostici.
Ho portato in valigia una maglietta con lo stemma tricolore. Tutta azzurra e immacolata visto che non l’ho ancora indossata. Martedì mattina alle 2.00 ora locale sarò vestito d’azzurro in una fossa assatanata di canguri gialli-verdi contro… solo nel pub in mezzo a tanti avversari. Devo comunque sottolineare l’atmosfera di grande tifo durante l’appassionante match di qualificazione Australia - Croazia. Alla fine, Sydney si è trasformata in un macello di bandiere e striscioni. Gente che cantava e urlava dappertutto.
Bel trip.
“Incredibile…” come dicono loro.
Qui sono convinti di battere l’Italia agevolmente… Pensano di essere molto più bravi di noi.
Direi che è giunta l’ora di tirare una bella saccagnata nei denti a questi Socceroos (Così chiamano la nazionale Australiana di pallone) e di fargli vedere come si gioca a calcio sul serio.
Oh, ma che figata. Sono in Australia, e tifo Italia a Sydney in mezzo ad una fossa di Australiani contro.
Non vedo l’ora.
Già me lo vedo: Italia – Australia 3 a 0
FORZA AZZURRI!!!! FUORI LE PALLE!!!!
Sono le 9.30 e adesso vado a “lavorare”.
Ah, ho trovato lavoro come pulitore di piscine. Prendo 1.200 euri al mese con furgone e benza incorporata. Ho scritto “lavorare” perché non faccio più di 4 o 5 ore al giorno (Pagate 8 ore, eh!). Comincio quando voglio e sono solo soletto in giro per la città con il mio UT (Utility Truck) I pod a nastro e via… Nel fine settimana giro a gratis dove mi pare.
Fico, no? Nell’attesa di trovare qualcosa di più interessante per me, mi sparo un pò di soldini in tasca che non fanno male…
Time will tell.
Alhoa, Fellows.
Tacabanda: Giorgia - “Tradirefare”
Cento case in un Motel…
…Forse imparerò a volare
e sopra questo mare
tu fammi un fischio e ti porto su….
Ritorno a Laguna blu – Il racconto.
Bene, Old Fellows.
Si parte dalla partenza (cazzo, sono proprio un poeta, eh?). Nel senso che non capita tutti i giorni di guidare una BMW serie 8 con 12 cilindri e 5000 di cilindrata. Roba che in Italia farebbe andare in bancarotta una multinazionale e la felicità dei distributori di benzina ma non spaventa questo simpatico ottantenne che si diverte ancora a gestire 240 cavalli di forza bruta. Il bello è che mi invita a guidarla e a spingerla un po’ nel misto. Come dire… invitato a nozze? Guido piano? Manco per’ cazzo! Sai, i miei riflessi non sono più quelli di una volta, dice. Meglio che la spingi un po’ tu questa bestia sportiva. Ok, hai trovato l’uomo giusto!! (Vedi foto) Minchia che tuono di motore. Come mi vedete su una macchinetta del genere?
Ci fermiamo per un panozzo-caddozzo con egg and bacon (Buonerrimo visto che me ne sono sparati due in un batter d’occhio) a metà strada in un posto che è meta di motociclisti.
Arriviamo alle 16.00 a Pretty Beach e ci spariamo un paio di birre.
Alloggio in una stanzona con tre letti dove potrebbe stare una famiglia intera. Cena a casa di Maria (Che non è il titolo di una canzone a sfondo sessuale, ma è proprio che sono andato a cena a casa di sua figlia Maria e della sua Famiglia). Il caso vuole che fosse il 19° compleanno della figlia gnoccolona di cui parlai un po’ di post fa. Conosco anche Lisa che è un’amica di Maria con la quale ha appena finito di frequentare il corso di Italiano a Sydney.
Alchè Maria dopo un po’ di leva, mi dice che mi deve assolutamente trovare una fidanzata Australiana. Sei Italiano, giovane/bello/aitante, sei qui con l’intento di restare, aggiunge… For the Oz-girls, you’re a high demand! Le spiego che sono un ragazzo molto innamorato e impegnato (metallaro e lungo-crinito) visto che ho una moglie di legno e un’amante elettrica a sei corde che ruggisce e s’incazza come una tigre del Bengala (Ciao piccola, un giorno ti porterò qui a vivere con me), ma visto che sono così lontano non si offendono mica, no? Dio, le risate…
Venerdì mattina sono stato invitato ad una passeggiata sulla spiaggia dietro Pretty Beach. Ora: io di spiagge belle ne ho viste, soprattutto a Chia in Sardegna, ci ho lasciato un pezzo di cuore… ma qui si entra in una competizione ad altissimi livelli. Gorgeous… Poi io e queste signore di mezza età assolutamente pimpanti e casiniste, dopo esserci inzaccherati di sabbia e di Oceano Pacifico, si va al caffè, e lì… avanti altra gnocca. Tre figlie power-tope di amiche loro e rispettivi millemila cani a seguito. Benedetto la Madonnadigreiskull. Viva l’Australia… Unico maschietto in mezzo a 8 femmine (Senza contare i cani-femmine).
Soi Furlan. O rivi a fà Dŭt! (Sono Friulano. Riesco a fare tutto).
Il giorno dopo, io e Rinaldo sistemiamo tutto il casino di roba che abbiamo portato su un mesetto fa. Pranzo io e lui soli soletti con otto piatti di pasta e fagioli bagnati da uno Schioppettino di Cormons (Ud). Poi avanti altra cena. Questo giro è Lisa che mi invita a casa sua a conoscere la Sua Famiglia e la sorella di suo Marito. E anche suo Marito. Una casa spettacolare con tre bellissimi bambini di contorno. Lisa e suo marito Mario hanno anche vissuto un anno e mezzo a Milano in Corso (o Via?) Paolo Sarpi sette anni fa. L’esperienza Italiana è stata tutto sommato non molto traumatica. Solo che, tornati in Australia, mi dice, hanno finalmente calpestato l’erba a piedi nudi, fatto il pic-nic al parco (con la “p” maiuscola, nel senso di “Parco”… non Pic-nic… Oh, ma vi devo proprio spiegare tutto, eh!!!) con i bambini senza l’incubo di trovare piantate nel culo siringhe usate e parcheggiato la macchina davanti a casa senza dover diventare idrofobi ogni volta. La domanda che mi ha fatto Lisa è: “Ma come fanno a vivere in un posto così affollato e mal gestito? Un annetto va bene, ci siamo fatti l’esperienza… ma una vita intera??”.
Eh, stellina bella… io se vado a Milano per tre giorni, torno a Udine che salto come un canguro in crisi d’astinenza per una settimana per scaricare la tensione. Stai domandando alla persona sbagliata. Anche qui le risate…
Sabato si prosegue con la mostra organizzata alla Galleria d’arte www.artelido.com (che è poi dove Rinaldo ha edificato tutto il po’ po’ di roba con varie case intersecate tra di loro) dove non sono riuscito a contare tutti i calici di vino che ho seccato alla velocità-pleid! L’artista ed espositore è Mario Sanasi, Spagnolo nato in Australia da emigranti e marito di Lisa.
A chiusura mostra si è riunita la Famiglia di Rinaldo nella dependance, della quale io ovviamente ero l’unico esterno, e hanno cominciato a cantare e a fare un casino incredibile. Anche lì vino a nastro. Erano tutti ubriachi tranne me. Ce l’hanno messa tutta per farmi ubriacare ma non ci sono riusciti. Oh, figlioli… son Friulano… Hai voglia a stendermi con vino!!!!
E’ stato bello quando ho finalmente tolto il maglione e fatto vedere a tutti che indossavo una maglietta con il logo e colori blu della bandiera del Friuli! Eeeeehhhhhhh— casino a manetta!
Sabato a cena a casa di Maria un’altra volta (Niente sesso neanche sto giro… Ehehehehe…) dove fa capolino una mega pastasciutta di ragù e ottimo tocai Friulano. Suo marito, povera stella, è l’unico maschio di famiglia, circondato da due figlie una moglie e una gatta… (Gli ho consigliato di comperarsi un paio di Labrador… MASCHI!). Mi fa assaggiare la sua minestra preferita fatta di piselli e prosciutto che in famiglia nessuno tranne lui mangia. Nonostante le figlie mi sconsigliano caldamente l’assaggio, io accetto volentieri e con sorpresa noto che Alan la fa molto bene. Adesso abbiamo un accordo. Ogni volta che lui ha bisogno di un supporto maschile mi può chiamare e io in un battibaleno sono lì a mangiare la minestra con lui!!! Che cara persona, davvero un coccolone! Domenica mattina arriva anche Andrea (della tribù di Malagrotta - Roma) con il quale faccio un tour esplorativo della zona in furgone e scoviamo delle spiagge mozzafiato dove lui rimpiangere di non avere una muta addosso e una tavola per surfare, visto che le onde erano davvero paurose. Poi, tornati a Pretty Beach, cuciniamo un cinque etti di linguine con sugo di canguro per Rinaldo e sua Moglie June, ottomila tagli di vino Friulano, visitina in mostra e poi Andrea se ne torna in quel di Sydney. Il canguro è buono, mi piace! Cena pantagruelica con pasta e Fagioli… Oh, ma quanto cazzo ho mangiato e bevuto in questi quattro giorni? Litri di vino, birra e grappe e chili di ogni tipo di cibo. Forse un paio di bicchieri d’acqua… prima di andare a dormire.
Domani mattina si lavora ancora sul libro. Poi si torna in città nel pomeriggio.
Ho parlato molto di cibo e bevande, me ne rendo conto, ma una cosa che vorrei sottolineare è la semplicità, l’accoglienza e la gentilezza di questa Famiglia che mi ha ospitato nella loro casa delle vacanze.
Chissà se mai un giorno potrò avere la possibilità di ringraziarli come si deve.
Only time will tell….

Alhoa, Fellows.
Tacabanda: Nelly Furtado - “I’m like a Bird”
(L’ho scritto giusto, si?)
Ritorno a Laguna blu
Sono a Pretty Beach.
Sono appena arrivato. Ho sistemato i miei bagagli in una stanza dove vivrebbero bene in tre. Stavolta ci sono per restarci quattro giorni. Non ho parole. Solo che quando me ne ripartiro’ da questo piccolo pezzo di Paradiso (Lo scrivo in Italiano senno’ scrivo “Forno”) avro’ un quadro completo ma soprattutto le ditine che corrono rapide sulla tastiera e che rincorrono pensieri.
Che poi qui lunedi’ e’ anke festa. “Queens Birthday”.
Buon Week end, fellows.
C’é tanto vento…
Parli ma non sento
Qui c’è troppo vento
Troppi guai in questa povera testa che non c’è più
Parli e non la smetti
Parli di progetti
Sto in silenzio e mi aggiusto le braghe… fai tutto tu
Dio fai tornare il vento
Gli domanderò se può portarmi via
Dalla spiaggia
Basterà un momento
Prendo la rincorsa le braccia al cielo e volo via…
Via dalle certezze
Dalle tue carezze
Che anche adesso mi bloccano il muro… e non volo più
Tutto calcolato
Tutto programmato
Il lavoro la casa il futuro… e così sei tu
Ma io
Musico ambulate
Vorrei stare in cento case in un motel
E mi sento… scusa
Così dissonante
E vorrei molti amori e 2000 figli come me
Via…
Mentre stai parlando
Sono già partito non te ne accorgi non vedi più
Forse
Imparerò a volare
E sopra questo mare tu fammi un fischio e ti porto su…
Parli ma non sento
C’è ancora troppo vento
Non sei niente di fermo e di certo… e nemmeno tu
Amo questi tempi
E questi cambiamenti
Mi riaggiusto le braghe con il vento mi vanno giù
Si…
non ci si può fidare
Di uno che vivrebbe bene in un Motel
Senza niente
Senza neanche il mare
A guardarsi dentro e capire dentro cosa c’è
Via
Voglio andare via
Io non ho progetti e non so da grande cosa farò
Certo
E’ tutto questo vento
E che mi porto dentro e quando si calma mi fermerò
Via…
Ma mentre sto parlando
Tu sei già lontana è passato il vento e non ci sei più
Forse
Ti vedrò volare
E sullo stesso mare tu fammi un fischio
… sei proprio tu.
Grazie Sorellina. Ti mando un bacio.
Noi da quaggiù con il naso all’in su!!!!
Fabio Concato - Troppo Vento - “Scomporre e ricomporre”
I CARE OF YOU…
Questa la devo raccontare perché merita davvero.
Lunedì scorso ero un po’ giù di morale. Beh, capita anche qui. O meglio può succedere di avere una giornata pessima dopo un mese, no? Quindi sono tornato a casuccia nel tardo pomeriggio e l’unica cosa in programma era starmene solo in camera con una decina di birre gelate e la mia musica bastarda preferita in cuffia per risalire la china. Mi sono preparato una cena a base di tre etti di tortellini con panna e prosciutto (Ottimi. Mi faccio i complimenti da solo graziegraziegrazie…) e un fiume di birra all’orizzonte. E via che si comincia. In uno dei passaggi nel dopo cena tra Camera-trepianisotto-bagno incontro in cucina un’inqulina Neo Zelandese di nome Caroline che sparecchiava la sua cena. La sua storia è che ha cambiato vita tre anni fa per inseguire il suo progetto (riuscito e realizzato perfettamente) di insegnare arte dove per inseguirlo ha dovuto separarsi da una famiglia che le impediva di realizzarsi e da un marito che dopo 30 anni di matrimonio si è fottuto il cervello e i soldi giocando ai cavalli. Avendomi sempre incontrato contento, sorridente e saltellante come un leprotto alle prime armi, mi ha sgamato subito. Neanche buongiorno o buonasera. “Andrea… C’è qualcosa che non va, vero?”… Le ho detto che ero semplicemente reduce da una giornata dove avevo perso le mie solite energie e mi erano girati i coglioni parecchio anche a causa di una telefonata “non proprio edificante” con mamma-lupa… Abbiamo parlato un po’, ci siamo fatti due risate e ci siamo lasciati tipo via col vento…(Senza limonata finale e tramonto) “Domani è un altro giorno e si vedrà”. Sono tornato su dalle mie Tooheys gelate da 375 ml e poi nanna.
Poi la mattina di due giorni dopo.
“The plot thickens, fellows”. (“La trama si infittisce, ragazzi”)
Ero in camera e stavo traducendo il libro di Rinaldo. Tutto Ok, passato i due giorni no, passato il bad mood… tutto ok. Quindi cuffie con musica a volume-cannone, terrina di caffè sul comodino e dizionario. Ad un certo punto, dopo tre ore di lavoro, vedo con la coda dell’occhio la porta della camera che si apre lentamente tipo Profondo Rosso… alzo la testa rimpiangendo di non avere sotto il cuscino una calibro 45 carica e pronta all’uso e vedo spuntare gli occhi di Jeanie (la padrona di casa) con un’espressione preoccupatissima in volto. Tolgo i Sepultura dalle orecchie e lei mi fa “Andy, are you ok?… I’m so sorry, but… how are you?”
La guardo basito. Le cuffie avevano creato due orecchie tipo Dumbo dei bei tempi… “Yes my dearest… all right. I’m translating my friend’s book. What’s wrong?”
(Aveva parlato la sera prima con Caroline perché non mi vedeva da tre giorni e le aveva chiesto se mi aveva visto. Caroline le aveva detto che ero molto giù di morale… tutto qui).
Voleva sincerarsi che stessi bene e vedendo la luce nella camera dal cortile è salita su e ha bussato alla mia porta… La dolce e anziana signora non era a conoscenza della mia passione per il trash metal di fine anni ottanta, quindi ha praticamente tirato giù la pota a sassate per un ora senza risultato. Alla fine ha preso il toro per le corna aprendo la mia porta con le sue chiavi. Poi davanti ad una tazza di tè che ha assolutamente voluto preparare per me nella sua cucina al secondo piano, mi ha raccontato una storia accaduta una decina di anni fa nell’altra casa dove danno in affitto le camere e quindi spiegarmi il motivo per cui ha aperto la porta ed era così preoccupata. La scena accaduta è uguale alla mia ma il finale è decisamente ben più tragico. Lei era in vacanza con il marito nel Queensland ed era suo figlio Mark a gestire gli inquilini in sua assenza. Il tipo che occupava la camera, John, un giovane e onestissimo Australiano che faceva il poliziotto, era fidanzato da anni con una tipa che aveva iniziato a drogarsi pesante. Per una serie di motivi lui fu ingiustamente radiato dall’arma per questioni di droga. Per qualche motivo, i “Bloody” Cops (I dannati poliziotti che Jeanie mi dice qui essere parecchio severi) lo ritennero non più idoneo al servizio a causa di questa relazione che loro definirono nella lettera di allontanamento, incongruente con il suo lavoro di poliziotto. Questo tizio dopo un paio di settimane dalla notizia non ha retto. Si è sparato tre etti di pastiglie e tanti saluti. Lui e Il figlio di Jeanie erano ottimi amici da anni ed è stato proprio suo figlio Mark a trovarlo morto in camera dopo che nonostante stesse bussando alla porta come un ossesso non aveva una sua risposta. Lo shock è stato forte. Processi, mille interrogatori, indagini. A parte questa triste storia accaduta a due isolati da qui, mi ha fatto tenerezza questa dolce signora che i preoccupa del mio stato psicofisico neanche fosse mia nonna. Il tè è poi proseguito con lei che si commuove a lacrime quando mi parla della sua famiglia in Nuova Zelanda, della sua adorabile zia con la quale si prendeva delle sonore ubriacate di scotch on the rocks, di quando e come ha conosciuto Lesile, poi di come è riuscita (L’ unica anticlericale impunita della famiglia) a far togliere i voti a sua cugina che costretta dal padre faceva la suora fin da età adolescenziale. Anche per questo questa donna è un mito e a ottant’anni mantiene ancora il suo carattere e non rimpiange niente. E’ per questo motivo che andiamo d’accordo e credo di essergli davvero simpatico. L’altra sera l’ho fatta ghignare quando dopo che mi ha detto la data del suo compleanno le ho promesso che le regalavo una Bibbia. Apriti cielo… “Bene! Così facciamo a gara per chi la lancia più lontano”, dice lei. Se preferisci ti prendo il Corano, aggiungo. “Ecco, meglio… quello va bene per accendere il caminetto”. Cazzo, questa storia della cugina suora da sola vale un post. Ma ve la racconterò un’altra volta, altrimenti finiamo alle tre del mattino e io domani devo alzarmi presto che mi aspetta una gita alle Blue Mountains in compagnia di Andrea e Giuseppe, due simpaticissimi ragazzi romani di 24 anni che frequento da un mese.
Conosciuti ad un colloquio ridicolo in modo assolutamente comico grazie ad una radio con volume a cannone. Vi parlerò anche di loro in futuro. Che risate con loro… “lì mortaaaaacci tua!” – (la scena madre del gatto nel loro appartamento), i trash cult film all’Italiana, le passeggiate shopping a Bondai, Andrea che prende spavento quando mi vede mangiare con nonshalance (Si scrive così?) un panino con quindici fette di salame piccante, il rito di preparazione di ottimi sughi per la pasta, il “Western Australia” dove hanno lasciato il cuore a surfare e lavorare per 9 mesi, la pizza della Domenica sera a Leichhardt (il quartiere Italiano di Sydney), citare Lino Banfi a squarciagola sui pub di George Street… “Aaaaaaaahhhhhh… ti spezzo la noce del capocollo, vieni di là che c’è l’infermiera di notte che c’ha due tettole così… Indovina cosa c’è per cena? Pasta e broccoli! La poltrona che viene da Honk-Hong-oli”.
Anzi.
Questa storia della suora la mettiamo ai Voti.
Mettiamola, mettiamola. Attendo quindi al più presto vostri solleciti!!!!
Che mondo, “Down Under”!
Se non fosse per queste interminabili telefonate-strazio dall’Italia… Boia porco, neanche fossi profugo di guerra in Ruanda sodomizzato da neri con uccelli “gargantueschi” (Cit. Kill Bill Vol. 2).
Ultima cosa: Fatemi gli in bocca al LUPO perché lunedì ho un colloquio importante in una importante Azienda a Parramatta.
Che i Living Color abbiano portato bene?…
Tacabanda : “I can’t stand loosing you” - The Police
