Ovvero, una delle migliori formazioni della storia al BeBop ieri sera:
Cyrus, Bernardo, Donato e il superospite Enzino alla batteria.

Insomma una Rino Gaetano Night inframmezzata da storico rock’n'roll [citofonare Bernardo per la pronuncia corretta], con Ciro che suona senza il RE ma una corda mancante gli fa un baffo, Donato che al solito si denuda dopo venti minuti di concerto, Spandi Spendi Effendi a 45 giri invece che 33, una bellissima Helpless e uno sporco trucco [perfettamente funzionante, ma si sa che il mio bassista preferito mi conosce, quanto a debolezze musicali] per farmi restare altri cinque minuti, in forma di Take It Easy.

Farò una petizione perchè ne facciano di più, di queste serate.

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Oggi sia Mama che Nonna mi hanno scritto che anche Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile. Però è più bello che sia anche il compleanno della buonanima di Charles Mingus.

Ho ricevuto un regalo bellissimo dai miei amici-angeli custodi, e uno grandissimissimo da Mama.

Ho ricevuto anche due telefonate che aspettavo con ansia e che quindi considero di compleanno: l’annuncio dell’arrivo dei mobili dall’Ikea [va bene che io sono da bosco e da riviera e ho dormito in posti che voi umani nemmeno immaginate, ma un letto vero mi fa sempre piacere…], e l’annuncio che finalmente giovedì -dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli- mi attaccheranno il gas [blah blah bosco e riviera, ma poter fare la doccia calda al mattino è fondamentale].

Queste due notizie sono direttamente implicate con l’insediamento in casa nuova, dopodomani sera, mio e della mia nuova compagna, la gatta muccata Nespola [la cui fotografia qui sotto mi è stata inviata dal suo ex-convivente]. Che ha rischiato di trovarsi intorno ogni possibile articolo IKEA da gatto, anche se poi ho pensato che è meglio aspettare un po’ e vedere cosa le piace.
Nespola

Pare vero :)

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Ovvero: dopo ben un anno e nove mesi di tragica e insostenibile astinenza da felis domesticus, si vocifera che la casa nuova non accoglierà solo me bensì anche la Nespola, per cui ho già anche pronto il soprannome: Delilah, come la gatta di Freddie Mercury. Non ci siamo ancora viste in faccia ma sono sicura che capirà subito di chi è il cuscino.

Suo.

“There are two means of refuge from the miseries of life: music and cats.”
Albert Schweitzer

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05 Apr 2008

Finalmente ho le chiavi della casa nuova!

Il che significa che oggi sono andata a prender misure e a rendermi un po’ conto che davvero tra pochi giorni inizierò a viverci, confidando nella clemenza dei trasportatori/montatori di cucine.

Il che significa anche che dovrò armarmi di tutto il mio spirito Zen [e prendere in prestito anche quello di mezza città] e domani, domenica, giorno di famigliole vocianti, fare incursione all’IKEA per prendere almeno i mobili essenziali, chè il cotto è ganzo, ma per dormirci è un tantino duretto e io ho solo una settimana di tempo ormai.

Avessero i mobili a piega dimensionale, non avrei troppo da sperare di aver preso le misure in maniera coerente…

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Dicono che tra due punti passi una ed una sola linea retta, e che sia il percorso più breve tra gli stessi.
Ma questo è vero solamente all’uscita del cinema, con condizione necessaria il non saper esattamente dove sia il suddetto all’andata.
Nel raggiungimento iniziale del cinema invece, tra i punti A [auto parcheggiata] e B [cinema] si susseguono una serie di linee dette incidenti [di percorso, nello specifico].

Di seguito la dimostrazione:

in rosso, il percorso [si noti la lieve declinazione browninana dello stesso] A -> B dalla macchina al cinema, con arrivo a film già iniziato.

In blu, il percorso inverso B -> A dopo aver realizzato la posizione del punto B in relazione al punto A.

Che poi, non è dato sapere perchè su Google Maps Via Giambattista Vico diventi Via Giambattista Vicolo.

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02 Mar 2008

Dovrò lasciare qui un biglietto al Granduca, altrmenti non saprà dove trovarmi quando uscirà dal letargo:

Caro Granduca,
segui la strada lastricata di mattoni gialli fino alla Città di Smeraldo, anzi no fermati un po’ prima, dove dice “Villa Cougar”, e suona il campanello.
Ti aspetto.

Sarebbe a dire che ho trovato una casa nuova, chè il mio monoloculo terrazzato è stato bello come inizio, è stato la mia tana nel primo anno e mezzo nel Granducato, ma era giunto il momento di avere una casa vera: una casa con una doccia dove non sia necessario girarsi come un kebab per lavarsi e dove se ti cade il sapone non siano problemi grossi [qui ho risolto legandolo ad un filo per facilitarne il recupero, ad ogni modo dare gomitate ai muri mentre ci si lava non è il massimo della vita]; una casa con tante pareti dove appiccicare le mie locandine dei concerti e la Vecchia Tigre Nella Neve di Hokusai che mi ha regalato la Maga anni orsono, e contro cui appoggiare N librerie; una casa con lo spazio per la lavatrice: di far la lavanderina che lava la biancheria nel lavandino e risciacqua i pantaloni nella doccia son bell’e stufa; una casa in cui poter invitare gli amici in numero maggiore di due alla volta, con un cortile dove emulare i pranzi in terrazzo a Villa Balorda e riprendere la serie Mintcam, prematuramente interrotta, e dove avere un letto grande da potercisi mettere a quattro di bastoni senza che il piede sinistro finisca incastrato tra Cronache Marziane e Zuppa Di Vetro, e la mano destra nell’armadio tra i maglioni e i jeans. E comodini. Lots and lots of comodini. Mi fa ridere la parola comodini. Comodini comodini comodini! Lo metto perfino come titolo, ecco.

Insomma, una casa che appena vista ho sentito mia “di pancia”. Conosco bene la sensazione, e non ha mai portato altro che cose buone.
Buone come la torta di mele e il flan al cioccolato di oggi, magari, belle come questo fine settimana, però al netto del terremoto [per la miseria, non è il massimo come sveglia sentirsi il letto che balla sotto alla schiena il sabato all’alba].

Vado ad allenarmi per il campionato stagionale di imballaggio.

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Voglio vivere a Monteràppoli.

Non so dove sia, non so che faccia abbia, ma ha un nome esilarante. Immaginiamo per un attimo la scena:

Amici: “Ehi, allora dove abiti?”
Cougar: “A Monterappoli!”
Tutti quanti: “AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!”

Fantastico.

[poi ho guardato, chè son curiosa. E’ qui. :)]

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Differenze tra un Italiano, un Canadese e un Australiano…

Vediamo…
Un italiano lavora (se lo trova, eh!) tanto e sopravvive con i soldi della paga. Un Canadese lavora pesante e vive discretamente/molto bene ma si gela le palle per la maggior parte dell’anno e un Australiano lavora senza rompersi troppo le palle e prende il sole per la maggior parte dell’anno vivendo decisamente bene…
[Dal post di oggi del Lupo]

A sostegno della tesi del Lupo che a Perth le palle non ti si gelano, ecco qui una cattura della mia pagina di Google qualche minuto fa.
[vi prego di notare il tasso di umidità di oggi a Firenze. Blub blub blub.]

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… ma quale avventura, questo è ammmòre!

Oggi è passato un anno esatto dal giorno in cui sono planata nel Granducato di Toscana. L’atterraggio è stato morbido da subito.
Dopo 365 giorni posso affermare che l’entusiasmo iniziale era più che giustificato, e che questa terra mi ha accolto come se le appartenessi.
In fondo un quarto di sangue fiorentino ce l’ho, sarà per quello…
Sarà anche per il lavoro che mi dà delle soddisfazioni, sarà per il BeBop, sarà per i personaggi che ho trovato qui e a cui mi sono già affezionata, così affini per certi versi ai miei adorati amici rimasti nella Terra delle Nebbie, su Atlantide, a RezzoMilia e a Caput Mundi.

La seconda parte del piano ora è vincere al Superenalotto e costruirmici casa, nel Granducato.

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Come dicevo qualche post fa, Rrrocco mi vizia.

Oggi non si è limitato a viziarmi, mi ha precipitato in un gorgo di lussuria mangereccia. Con la scusa di togliermi i semi dalla fetta di anguria che avevo già divorato per un terzo mi ha come suo solito fregato il piatto, e mi sono poi trovata davanti questa opera commovente:

Pregherei i signori della Corte di mettere a verbale che l’anguria con sopra il cioccolato al latte fuso è il trionfo della Gola, il sacro e il profano che danzano insieme sulle papille.

…Papparapappà-Pappà-Pappà… UnduettrèUnduettrè…

[Fotografie gentilmente concesse da Icara]

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Qui a Firenze c’è il miglior ristoratore del cosmo.
Si trova nella Trattoria da Rocco, dentro il mercato di Sant’Ambrogio. Ci si mangia divinamente e si paga pochissimo. [Per una azzeccatissima descrizione di Rrrocco vi rimando al post di Icara]
Ma questo è nulla.
La vera meraviglia è lui, Rocco [anzi Rrrrrrrocco, come si dice noi], lui e i suoi spettacolari baffoni bianchi arricciati. Un riuscito connubio tra Dalì e Cecco Beppe.
Il quale Rocco forse ha una nipotina o un vecchio amore di gioventù che mi assomiglia, non lo so.
Spesso prendo le lasagne e ripulisco come si conviene il piatto dal sugo, per mostrare il mio apprezzamento.
Rocco raccoglie il tacito apprezzamento e mi sfila il piatto da sotto a tradimento, per poi spiattellarci sopra un’ulteriore spatolata di lasagne, senza che io abbia il tempo di dire “emistichio”.
Oggi ha superato se stesso:
1. Ha bissato, oltre alla mia ragguardevole porzione di lasagne, anche le patate arrosto di Icara, nonostante lei avesse fatto una faticaccia a finirle tutte.
2. Ci ha portato quattro pantagrueliche fette di anguria.
Le ha distribuite, poi s’è ripreso la mia e l’ha riportata in cucina.
L’ha tagliata, ha tolto i semi, l’ha guarnita con fette di limone e me l’ha riportata. Mi son commossa.

Solo il Lupo ed Empidosi mi viziano più di Rrrrocco.

[la foto è la tovaglietta di Rocco. Fatta da Icara con la macchina di Damiano, circa ore 14 di oggi.]

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13 Jun 2007

Una volta la sagra era sinonimo, almeno nel mio immaginario di fanciulla cresciuta in Friuli, di cose come:

  • birra e salsiccia
  • prosciutto crudo di San Daniele
  • aringhe
  • cinghiale
  • capriolo e polenta
  • frico e frittata
  • gnocchi al ragù
  • pasta e fagioli
  • salame cotto nell’aceto
  • brovade e musèt

E innumerevoli altre leccornie.

Ora guardate cosa combinano nel Granducato. Scellerati!

La testimonianza viene, oltre che dai miei occhi visto che il cartello è affisso anche vicino a casa mia, dal confortante In Ribollita We Trust, che ha appena acquisito una nuova affezionata lettrice.

Che poi la questione non è carne o non carne. E’ il coefficiente Caddozzo, cC, che differenzia le pietanze da sagra dalle altre. Un seitan, neppure quello buonissimo che fa Empidosi, sarà mai caddozzo come un frico in sagra. E’ l’immaginario che ci si mette di mezzo.

Se poi qualcuno volesse provare a farmi cambiare idea, sarò molto più che lieta di rivedere le mie posizioni sul seitan come cibo da sagra.

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In questo vivaldiano pomeriggio vede la luce la serie MintCam. Questo è l’episodio pilota.
Sinossi: sul terrazzo soleggiato di casa Cougar staziona da cinque minuti un vaso che contiene innumerevoli semini di menta piperita e menta spicata, che si spera diventeranno una rigogliosa cascata verde. In sottofondo, Song With No Words (Tree With No Leaves).
Essendo il primo essere vivente ad abitare qui, oltre a me e al Granduca, terrò informato il mondo sui suoi progressi.
[Più che altro, essendo noto il mio inesistente pollice verde, avrò della documentazione inconfutabile se qualcuno dubiterà della riuscita della mia impresa botanica, posto che abbia successo. Possano i miei detrattori non trovare un mojito decente da qui all’eternità.]

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E’ con sommo orgoglio che mi faccio co-ambasciatrice del programma di marzo ‘07 del BeBop, appiccicandolo qui di seguito.

BeBop - Programma Marzo 2007

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Cose da fare un mercoledì sera qualunque qui nel Granducato:

  • Andare alla convention aziendale e fare una standing ovation [mentale] al collega che ha fatto una -pertinentissima- domanda a cui un Capo de’ Capi ha risposto con una supercazzola da manuale.
  • Divertirsi un mondo [o un monte, come dicono qui] a vedere parte dei colleghi ciucchi traditi far cose che domani non si ricorderanno. Io invece sì. E gliele racconterò per filo e per segno.
  • Decidere, all’una meno dieci, che se n’è avuto a sufficienza della festa aziendale, seppur piacevole, e volare a manetta verso un BeBop ristoratore. Lungo la strada, perdersi [una novità…] e arrivare giusto in tempo per sentire gli ultimi echi delle ultime note dell’ultima canzone, all’una e mezza passata.
    Somma sventura.
    Somma sventura però ripagata dall’ora e spicci di successivo chiacchiericcio a tratti esilarante, a tratti informativo, a tratti surreale, con mia figura di pongo annessa quando ho confuso “I guerrieri della notte” con “Il giustiziere della notte”.
    Capita anche nelle migliori famiglie, via.

Insomma, qui nel Granducato la vita è bella.

Snake eyes, French fries
and I got lots of gas.
Full moon and a jumpin’ tune,
now you don’t have to ask.

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