Prometto solennemente che non aspetterò più quattro anni per tornare su Atlantide.

Mi ci ha riportato il compleanno di Out, che noi due con i compleanni abbiamo dei conti in sospeso da tempo immemore… anzi no, molto memore. Esattamente il suo compleanno del 2003 a Caput Mundi: Vermentino, ciliegie, albe, il Terrazzo primigenio e momenti e persone che hanno lasciato un segno come una voragine all’altezza della spalla sinistra di entrambe.

Quando si arriva ad Atlantid City lo si sa subito. L’aria sa dello sgranar d’occhi nel vedere tutte le cose e i posti meravigliosi dove la Donna Vanigliata mi ha portato, e l’effetto-madeleine arriva in sordina, come il pizzicore delle fragole con il porto sulle labbra. E poi… trovare nientemeno che l’adorato ZioNello a prendermi all’aeroporto, con tanto di tour dei vinaini della zona e aperitivo con Zorro in carne, ossa e deliziosi baffini.

Ed è subito casa, grazie all’impeccabile Kobayashi Tour Organizer. E’ casa rivedere Nonno e Cali (con la sua aureola galleggiante), e Roano anche se stavolta non ha raccontato la storia dei calcinculo (male, malissimo…), sentire la mia socia che trilla :mrrrrmau: come le ha insegnato Pukka, e constatare che i nuovi cialtroni® che ho conosciuto sono subito diventati parte della mia Atlantid Experience, che nemmeno Jimi Hendrix probabilmente si sognava delle cose così. Non si sognava un (secondo) aperitivo con una vista-tramonto-sul-golfo da levare il fiato. E sicuramente non si sognava NonnoJena in veste di barman-killer in mezzo a una piscina da villa hollywoodiana che cerca di stordirci con cocktail improbabili, nè una notte splendida a dormire all’aperto, in sacco a pelo su un’amaca sotto al portico, con il maestrale che mi dondolava e copriva il russare dei dormienti dentro casa. Dubito anche che si potesse sognare un idealissimo compagno di tenda che dorme immobile e silenzioso come Tutankhamon nel sarcofago, o la suddetta tenda che nonostante la zavorra si fa un viaggio di qualche metro sul terrazzo. Oppure una Vipe con i piedi luminescenti che mi dice addirittura che i Depeche Mode tornano in Italia a novembre (sì, ho già i biglietti… A Monaco il 13 giugno è stato troppo bello per non tornarci), per non parlare della magnifica camicia viola del sempre più magnifico Pinta, infradiciato all’istante da un abbraccio in stile esco-dalla-piscina-e-non-posso-aspettare-di-asciugarmi-perchè-è-troppo-che-non-ti-vedo. E c’era anche il Generale! Tutto impegnato a domare (senza successo, Gen… ma va bene così) la sua cavallina storna che brucava il prato di Villa Neuro.

Vedere la faccia della mia socia quando è arrivata a casa venerdì sera (e ci ha messo un buon mezzo minuto ad accorgersi che ero lì mimetizzata, cialtrona® tra i cialtroni®, seduta per terra sul cuscino) e ha messo le mani sulla sua sorpresa giunta via Ryan dal Granducato, non ha prezzo.

E quindi, si diceva…

Buon Compleanno, querida.

Dos gardenias para ti
con ellas quiero decir
te quiero, te adoro, mi vida.
Ponles toda tu atencion
porque son tu corazon y el mio.

Dos gardenias para ti
que tendran todo el calor de un beso
de esos que te di
y que jamas encontraras
en el calor de otro querer.

A tu lado viviran y te hablaran
como cuando estas conmigo
y hasta creeras
que te diran te quiero.

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Ovvero, come passare un magnifico fine settimana con Mama, Empidosi, persone che conosco da molto e che adoro, persone che conosco da poco ma da cui evidentemente sono stata separata alla nascita, e persone che conosco da metà e metà e che mi piacciono parecchio man mano che le conosco un po’ di più.

Tutto questo con innumerevoli [molto innumerevoli] bottiglie di vino, frico, prosciutto crudo, camerieri basiti dalla voracità della Principipessa [noi no, ormai non ci stupisce nulla], partite a Trivial perse per abbandono alle sei del mattino e partite a Taboo vinte per abbandono prima di pranzo, intermezzi follonichesi da ridere a squarciapanza, mille libri da leggere prima di morire, “celo, celo, celo, mi manca” con le figurine Morandini, whisky che non avevo mai assaggiato e whisky che ho riassaggiato con gran gioia dopo anni, pane di Ferrara, Metaxa, cucchiaini di cioccolato e spuntini di coniglio.

[Persi per Ferrara, al telefono chiedo indicazioni]
Cova
: … e dopo il semaforo devi andare dritto, quasi a destra.
Cougar: Come “quasi”? Dammi una risposta binaria! Dritto o a destra!
Cova: Fai tu, se vai dritto incocci contro le mura…

[Esterno dell’All Black Pub, un’ora imprecisata dopo la mezzanotte]
Cougar: …insomma hai la memoria di un pesce rosso!
Bern: Sì, potrei prenderne tanti e collegarli insieme in una rete neurale, così risolverei il problema della memoria.
Cougar: Sì, li metti in RAID…

La mia nuova maglietta recita “Furlans do it better”… Sarà, ma senza i sei “forêscs” non se ne sarebbe fatto proprio nulla. Per davvero.

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19-21 settembre 2008.
Non solo sarà il fine settimana di Friuli Doc [giusto per ricordarvelo, eh ragazzi… :D].

Sarà anche il fine settimana di Pordenone Legge, a cui parteciperà Arturo Pérez-Reverte.

Santocielo.

Sono in piena sindrome di Stendhal.

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Sono rientrata stanotte nel Granducato dopo due gloriose settimane a casa da Mama ed Empidosi, giorni di epicureismo, di persone che mi piacciono e di ozio padre di una schiera di vizi.

Infatti sono un tantino risentita.

Ma immaginate, mio sparuto tuttavia fedele drappello di lettori, cosa voglia dire passare quattro ore e mezza a guidare cantando ininterrottamente Harvest Moon.

Non mi ha dato di volta il cervello, a dispetto delle apparenze. Cantarle Harvest Moon si è dimostrato l’unico modo per chetare Nespola durante il viaggio: dopo appena trenta secondi di silenzio iniziava a strillare come se il monaco di “Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera” stesse adoperando la sua coda a mo’ di pennello. Entrata in casa e liberatasi dall’infernale trasportino verde, mi ha informato che devo esercitarmi ancora molto ma che per questa volta chiuderà un occhio sulla mia discutibile interpretazione di Neil Young.

[Sipario! Luce in sala!]

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In America un candidato al governo del Paese non si permette di insultare la parte della popolazione che non lo voterà, bensì cerca di conquistarne il voto e la fiducia finchè ne ha il tempo.

In America sono mediamente molto più gentili di noi, e anche se fosse solo una facciata è una facciata che ti mette di buonumore quando hai a che fare con chiunque.

In America, dopo un funerale, ci si riunisce a casa dei parenti e si beve, si mangia, si ricordano i bei tempi andati e si sta bene insieme [e lì ho conosciuto uno della O’Reilly e ho visto una Martin D-35 del 1972…].

In America danno molta importanza alla Festa della Mamma.

In America ti chiedono come stai, prima di chiederti qualunque altra cosa tipo “You want fries with that?”.

Nonostante tutte queste belle cose c’è una sensazione sotterranea e poco definibile di qualcosa di storto e costrittivo.
Certamente però, di qualsiasi cosa si tratti, è meno storto di un ministro delle Pari Opportunità [AHAHAHAHAHA!] che sostiene che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare» [qui, da Out].

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Invece che a casa Cougar questo fine settimana pasquizio pareva d’essere alla Ludoteca.

Abbiamo persino generato esagrammi dai punteggi del Pampalugo, questo è il mio:
esagramma 41, la Riduzione, composta dal lago (sotto) e dalla montagna (sopra).
“Se si è sinceri si avrà fortuna e non si commetteranno errori”, dice il mio libro.

Insomma, riuscire a trovarsi in mano il maledetto fante di spade per tre volte di fila non è da tutti. Significa che sono fortunata in amore, via.
Empi ha pure stracciato il Lupo a scacchi a più riprese, che poi si è vendicato stracciando me, che a mia volta mi sono ri-vendicata stracciandolo a briscola.

[parentesi ricca di pathos e felici memorie di spensierata gioventù]
La nemesi, finalmente.
Erano cinque anni che aspettavo di farlo. Esattamente da quando, in viaggio per nave alla volta di Atlantide nell’agosto da bolla africana del 2003 [48°C a Cagliari, oh], lui mi vinse sette partite di fila a briscola. Fui salvata solamente dalla luce della sala-poltrone che si spense provvidenzialmente per far dormire gli ignari passeggeri e per salvare me da un umiliante cappotto.
[fine parentesi ricca di pathos eccetera eccetera]

C’è da dire, a discolpa del mio fratellone dai lunghi riccioli, che sulla scacchiera con le pedine a forma di draghi in diverse guise non è proprio facilissimo raccapezzarsi. Alla fine era diventata una partita tra Elfi e Ghibellini, dicono i due scacchisti.
Mama si ostinava inoltre a mescolare le carte al posto di chiunque, ed Empi l’ha quindi così apostrofata: “Ma ti pagano a cottimo?”, ottenendo il risultato di farmi scivolare sotto la panca della cucina dal ridere.

E insomma, alla fine ce l’ha fatta. Domenica Lupone riparte per Downunder.
Non vedo l’ora di ricevere il messaggio di avvenuto atterraggio, sistemazione e trangugio dell’amatriciana inaugurale a Perth con i suoi amici.
Epperò è stato bello averlo intorno in questi giorni. Non lo voglio qui perchè là sta bene e qui no. Ma mi mancherà lo stesso :)
Lasarôn!

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Jeff Buckley - Vancouver

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In occasione del trentesimo compleanno di miocugginomiocuggino Omar abbiamo mangiato come cammelli, bevuto come bisonti [o era il contrario?], sparato quantità veramente abominevoli di fesserie [e fin qui tutto nella norma] e ci siamo coccolati a vicenda. Soprattutto ci siamo coccolati a vicenda la Maga, Fantaleo detto “ammòre della zia Pumacchia” e anche il mio fidanzato, Ciccio Pantera.
E poi abbiamo giocato.
Abbiamo giocato ad un giochino appartenente alla vasta, denigrata ed oscura schiera dei giochi di ruolo.
Solo che questo gioco qui è fuori di testa del tutto. Si chiama Munchkin ed è il Farfa Sgalbedrato dei giochi di ruolo. Con carte tipo queste:

Roba da farsela sotto dalle ghignate. La mia prima esperienza con un RPG mi ha portato crampi allo stomaco e lacrime agli occhi, non male.
Poi mi hanno raccontato di un altro gioco del genere in cui i giocatori devono darsi la colpa a vicenda di chissà quali malefatte e convincere l’oscuro signore a non dar loro un’occhiataccia, adducendo le scuse più impensabili. Tipo la storia delle cavallette e lo smoking e NON E’ STATA COLPA MIA! dei Blues Brothers.

Dopo un pranzo assai generoso è d’obbligo il caffè, giusto? Giusto. E se si è tanti come eravamo noi, magari le tazzine sono diverse tra loro, giusto? Giusto.
In una circostanza simile, capita che ognuno esprima le sue preferenze al riguardo:
Maga: “Io vorrei una tazzina con i fiori, perchè sono bucolica.”
Vale: “Ne avete anche una coi carciofi? Io sono agropastorale.”
[Dissolvenza in nero sulla teglia di pasta al forno e sulla pentola di passatelli]

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Eeeeed è partito!! Il Lupo è stato depositato a Malpensa stamattina da Mama e da me, e fra cinque ore e mezza atterrerà a Vancouver!
Non prima di averci fatto l’onore di passare la vigilia del viaggio con noi, ben avvolto da bistecche abnormi, asperso da tequila sale e limone [per digerire, mi dicono], protagonista di risate a lacrime e inzuccherato oltre ogni dire, che non ci pareva vero di averlo lì.


Suerte, mate!

I feel a change
back to a better day

(shape shift)
hair stands on the back of my neck
(shape shift)
in wildness is the preservation of the world

so seek the wolf in thyself

(shape shift) nose to the wind
(shape shift) feeling I have been
(move swift) all senses clean
(earth’s gift)back to the meaning, back to the meaning of wolf and man

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Entro in casa alle due di notte dopo i consueti quattrocento chilometri in macchina e dò il benvenuto al vaso di menta che Empidosi mi ha fatto trovare in macchina alla partenza. Dopo questa ulteriore sorpresa-Bandido mi permetto di decretare che lui e il suo compare il Lupo [per meriti extra-menta] sono due esemplari perfetti -quanto rari, ahimè- di Uomo Profiterole [definizione mutuata da Berarda Del Vecchio nel suo libro “Sdraiami”] cioè, citando testualmente, “bono, dolce e co’ le palle”. Adorovi. Per questo e questo e qeust’artro motivo.
Spalanco la porta-finestra e invece dell’inquilina di sotto che bercia… Oh, meraviglia! qualche ignoto in una casa vicina sta suonando qualcosa di molto languido con la tromba, una melodia da noir. Infatti tra trenta secondi mi piazzerò in terrazzo finchè al musico non viene sonno.
[Scusate, non vorrei auto-rovinarmi l’atmosfera… però qui viene automatica la vecchia battuta “Lei suona il piano. E lui?”]

Ps. Ore 9.20: Al musico è venuto sonno verso le quattro e mezza…

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Questa strofa riassume le mie ultime ventiquattr’ore:

Lakeside view Bluesiana Velden
playing rock’n'roll all night

with 3 hours of sleep and a dutch cigarette

La strofa è di una canzone dell’ultimo disco di Patricia Vonne, Firebird.

E ovviamente, questi 1100 chilometri in 24 ore che mi sono smazzata sono stati per andare a sentire lei e Robert LaRoche che suonavano, appunto, al Bluesiana di Velden am Wörthersee. Visto che era il posto più vicino in cui suonassero e che non li vedevo da maggio…

Che fai, te ne privi?

Partenza mercoledì alle 13 da Firénze, per rientrare esattamente ventiquattr’ore dopo, in tempo per fare una doccia e andare a lavorare.

In mezzo, ore di guida senza aria condizionata, litri di roba fresca buttati giù, Camogli all’autogrill dopo Pontebba e il Lupo che guida in Austria e si lamenta di essere ingrassato [sieee e dove li avresti messi quei 5/6 chili che hai preso? …La domanda è volutamente tendenziosa].
Un concerto con i miei compagni di concerto preferiti di tutti i tempi, ovvero Mama e Lupo.
Patricia e Robert sono stati sorpresissimi di vederci e ci hanno fatto un sacco di feste. Stavolta non suonavano in duo acustico ma con un batterista e un bassista olandesi. Detto bassista olandese, Niko, ha fatto delle robe, ma delle robe… E il Lupo, mentre Patricia suonava le castañuelas, ha esordito con un sorpreso “Ma questa è un metronomo!”. Inoltre Robert dà delle notevoli soddisfazioni con la sua Rickenbacker bicolore oltre che con la Gibson acustica, e Patricia ha sempre una voce eccezionale e una maniera di stare sul palco che ho visto pochissime volte.

Insomma, ci si rivede a novembre, forse in Italia… o in qualunque altro posto…

Mi permetto di citare, a mo’ di postilla, una frase dettami da Empidosi al telefono stasera: “Anche Mozart era tutto variazioni e formaggio, dopo tutto…”.

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12 Jul 2007

Sono tornata.

Da qui.

Ma ci sarei rimasta molto volentieri, in un posto del genere

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…Sono all’impasse, come Battisti.

Devo tentare di decidere di iniziare a capire cosa mettere nella borsa per la partenza di venerdì sera.
La volontà di farlo è pari alla voglia che avrei di farmi un tuffo in un calderone di brodo bollente: il demone Vacanza già sta girando in background, e sta minacciando di prendersi tutte le risorse del sistema in tempi molto brevi… so già come finirà, che venerdì stuggerò quattro cose in una borsa in meno di un quarto d’ora e bona lì.
Intanto che nicchio, c’è Patricia Vonne a cantarmi “Texas Burning” [la ribattezzo Florence Burning, visto il clima: “Texas burning/see the heat rising/The fields have withered/and the wells run dry…” ] e poi Tori Amos con “Lovesong” dei Cure.

Insomma, quest’anno si va in India, la mi’ mamma e io.
Oggi a Bombay era più fresco che a Firenze. Giusto per dire.
[quel lazzarone del mio tappetino da bagno a forma di pescione si lamenta per il caldo]

Ieri alle tre di notte c’erano 27.5°C, civette che stridivano [pare che le civette stridiscano, secondo qualche ornitoaccademico della Crusca, non è una mia invenzione], vento caldo e profumo di tiglio: una temperatura e un’aria tropicalmente splendide, dopo sei estati a quarantagradi di afa e smog a Milano.

Tuttavia, anche se amo da pazzi il Granducato e il suo clima, l’idea di un temporale monsonico notturno in un lussureggiante giardino di spezie del Kerala mi solletica davvero parecchio.

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Ovvero, di come sia ricominciata la stagione della griglia da due metri quadri traboccante di carne, di litri di vino che van giù come acqua e dell’orca sgonfia e le poltrone gonfiabili con il portabirra in piscina, in compagnia della miglior banda di cialtroni che io conosca.

Iniziamo subito con il Lupo che, in arrivo venerdì sera in treno, credeva che la stazione di Firenze Rifredi si chiamasse Siffredi, complice la vocetta incomprensibile dell’annunciatore delle FS. Proseguiamo con, in rigoroso ordine cronologico:

  1. una bottiglia di porto bevuta sul terrazzo disquisendo dei tormentati rapporti tra giovani uomini e giovani donne. Qui si vede la bellezza di avere il Lupo come migliore amico, che mi offre punti di vista maschili su queste faccende. Il fatto è che sono piuttosto simili ai miei. Non so se questa cosa mi debba preoccupare o meno, ma credo di no: mi faccio molte meno pippe mentali della media delle fanciulle.
  2. un Southern Comfort [mio] e un Gin Lemon [del Lupo] all’Angie’s Pub, dove hanno la mano generosa con gli alcolici. “Generosa” è un eufemismo.
  3. una partita di Pictionary con il mio bassista preferito e altri amici aficionados del Be Bop più la gatta Caterina, durante la quale l’unica cosa di senso compiuto che sono riuscita a dire senza ridere è stata “tecnigrafo”, mentre Bernardo disegnava un tavolo. Visto che la parola da indovinare era “progettare”, c’ero quasi.
  4. un due etti di pasta con melanzane e peperoni che il Lupo s’è scofanato alle tre del mattino. Meno male, che se non mangia io mi preoccupo.

Ma torniamo, anzi andiamo, a Carpenter Beach.
Finestrini giù e occhiali da sole, acqua frizzante a temperatura-motore e musica a palla. E visto che siamo poliedrici, come dice il mio navigatore, passiamo da Patricia Vonne-Joe’s gone riding agli Helmet-Milktoast, da Tori Amos-Devils and gods ai Wilco-At least that’s what you said, dai Cure-Friday I’m in love agli Hammerfall-Heeding the call e così via…
A11-A12-A26 per un totale di 342 chilometri da casa a casa, gallerie liguri che ci si entrava con il sole e se ne usciva con il diluvio e viceversa per un numero imprecisato di volte, l’autovelox a Gavonata che meno male m’aveva avvisato l’Imperial Carpentiere e finalmente l’arrivo, con tanto di comitato d’accoglienza in giardino.
Sulla griglia, hamburger e/o bistecca di brontosauro e/o salsiccia gigante per cena? Decisioni, decisioni… Prima di decidere guardo ancora un po’ il Lupo che tosa il prato, via.

S’è anche scoperchiata la piscina, che quest’anno non ospitava alcun portatore di branchie e zampe palmate, con mio sommo disappunto. Qualcuno aveva ventilato l’ipotesi di insaponare il telone copripiscina steso sul prato e di farci un po’ di telo-surf, poi sono spuntate sedie al sole e birra fresca e abbiamo soprasseduto [esisterà, questo participio?].
Menzione speciale al geniale Generale Cuder non ha perso occasione per farci stramazzare con le sue battute e citazioni [Generale, posa ì fiascooo!], nonché con interrogativi esistenziali come “Un coltello e una forchetta se li accoppi fanno i cucchiaini? E’ una società cucchiaiale!”, e la Calippa, da scienziata maremmano-pisana qual è, ci ha deliziato con il moccolo più scientifico che esista: “Dioticarbammato di piperazina!”.

Il Coso c’è ancora, l’ho visto serpeggiare [ahah…] tra un cespuglio e l’altro. Spero che poi non abbia fatto merenda con il toporagno che ho salvato dalla piscina, o con il leprottino dalla coda-a-piumino che ha attraversato il prato mentre noi si oziava al sole.

Sono anche venuta a conoscenza della follia di certi pubblicitari: dopo il “ZanzaStop” sfoggiato in giardino sabato, la Calippa stasera ha visto in un centro commerciale il “Topo-Li-Zac”. E poi dicono a me che son strana…

It’s a beautiful day
The sun is shining
I feel good
And no-one’s gonna stop me now, oh yeah

It’s a beautiful day
I feel good, I feel right
And no-one, no-one’s gonna stop me now mama
Sometimes I feel so sad, so sad, so bad
But no-one’s gonna stop me now, no-one
It’s hopeless, so hopeless to even try

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Fine settimana a casa da Mama ed Empidosi, più i gatti.

Lo zio di tutti i temporali si scatena sabato sera, in contemporanea con l’arrivo a casa Cougar del Lupo, che viene accolto grondante da Empidosi con la frase “Che tempo da Lupi eh? Ahahahah!”.

Per un attimo temo per la sua incolumità, poi l’aver parato davanti al Lupo una terrina di insalata lo salva.

Numerosi bicchieri di vino bianco e l’inizio di Shrek in tivù non ci mettono abbastanza in guardia su cosa succederà dopo.

Non ricordo da cosa nasce la questione, ma la conferenza lupesca sullo Stick Bass miete più vittime della peste del 1630: Mama dapprima lo chiama Link Guitar, poi non capisce come “una chitarra possa avere contemporaneamente corde e tasti”, mentre il Lupo cerca di spiegare come è fatto e come viene suonato. Provo timidamente a dirle che secondo me lei ha una concezione di tasto che non è quella adeguata al caso, ma faccio la solita figura da Cassandra.
Chiede al Lupo “Dove mi rimangono i tasti?” e lui risponde “sempre lì!”.
Stiamo lasciando a velocità smodata il regno della razionalità.
Nascono lo Steak Bus, l’autobus bistecca, e lo Stick Bus, l’autobus autoadesivo da cui non puoi più scendere.

Mama ha le gole, allora dice a Empidosi “TU vuoi i Nachos con la salsa, VERO?”.

Poi arriva l’amico Andy e in cucina non c’è posto a sedere, Mama gli chiede “Ti porto una sedia?” e lui magnanimo replica “Sì, so che ne hai”. E’ bello sapere che gli amici ti ritengono seggiolicamente adeguata.

Sfoderiamo la teoria dei quanti ed Empidosi minaccia di impiccarsi in bagno, dopo aver predicato che “Prima non sapevamo il senso della vita, ora non sappiamo nemmeno il senso della realtà”.

Dalla teoria dei quanti al cinema horror il passo è breve. Riferendosi ai film di Dario Argento, Empi ci informa che a lui “piacevano fino a poi, dopo è andato…”
Minaccia di nuovo il suicidio ma questa volta non tramite impiccagione ma minacciando un’epidemia di morbillo sulle piastrelle: Empi pioggia di sangue. Il che mi ricorda l’episodio di Ochalan, il Lupo e Profondo Rosso di qualche anno fa. Ma questo episodio è appannaggio narrativo del protagonista [Orsù, Lupo! Raccontaci di Ochalan e Profondo Rosso!].

Si torna alla musica: stavolta strumenti australiani, data la recente trasferta del Lupo.
Empidosi mi mette in difficoltà con il Gérri Dù [la nemesi di Tom Dù?] e con Dj Ridoo, noto diggei australe, poi sferra il colpo mortale dicendomi “Il tuo sorriso degli occhi adesso sembrava un biglietto d’andata”. Boccheggio dal ridere finchè non capisco cosa intende: il guaio è che non credevo di essere così trasparente. Questo può diventare un problema.

E poi, da bravi italiani, si va sul calcio.
Di cui ormai, dopo le recenti avventure calcistiche aziendali, posso parlare persino io. Andy sostiene addirittura che è un gioco più che uno sport, perchè “basta saper correre e, talune volte, tenere la palla”.
Comunque.
Mama chiede se una squadra va in UEFA se è tra i primi quattro. Empi la erudisce sui meccanismi perversi di questo gioco infernale: “No, i primi quattro vanno in Scémpionscìp, i secondi quattro vanno in UEFA e gli altri vanno in bianco”.
Si cambia genere quando Mama chiede se a rebbi [Rugby] il fuorigioco è “quando tu sei avanti agli altri“.

Torniamo alla musica. Dalla copertina del cd che mi ha portato il Lupo stasera nascono i Verbatim, il gruppo metal che ha venduto più cd in assoluto nella storia del supporto ottico.
Ed esaminiamo le differenze politiche tra i rasta e i metallari: i primi scuotono la testa di qua e di là, i secondi in su e in giù. E’ sostanziale.

L’epilogo è degno del Grande Lebowski. In un magistrale “Back to basics”, mentre siamo fuori a fumare e a goderci il temporale, Empi va dietro casa e fa pipì in giardino. Fortunamente non sul tappeto, sennò poi ci si sarebbe ficcati in un bel ginepraio.

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