Oggi sia Mama che Nonna mi hanno scritto che anche Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile. Però è più bello che sia anche il compleanno della buonanima di Charles Mingus.

Ho ricevuto un regalo bellissimo dai miei amici-angeli custodi, e uno grandissimissimo da Mama.

Ho ricevuto anche due telefonate che aspettavo con ansia e che quindi considero di compleanno: l’annuncio dell’arrivo dei mobili dall’Ikea [va bene che io sono da bosco e da riviera e ho dormito in posti che voi umani nemmeno immaginate, ma un letto vero mi fa sempre piacere…], e l’annuncio che finalmente giovedì -dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli- mi attaccheranno il gas [blah blah bosco e riviera, ma poter fare la doccia calda al mattino è fondamentale].

Queste due notizie sono direttamente implicate con l’insediamento in casa nuova, dopodomani sera, mio e della mia nuova compagna, la gatta muccata Nespola [la cui fotografia qui sotto mi è stata inviata dal suo ex-convivente]. Che ha rischiato di trovarsi intorno ogni possibile articolo IKEA da gatto, anche se poi ho pensato che è meglio aspettare un po’ e vedere cosa le piace.
Nespola

Pare vero :)

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Ovvero: dopo ben un anno e nove mesi di tragica e insostenibile astinenza da felis domesticus, si vocifera che la casa nuova non accoglierà solo me bensì anche la Nespola, per cui ho già anche pronto il soprannome: Delilah, come la gatta di Freddie Mercury. Non ci siamo ancora viste in faccia ma sono sicura che capirà subito di chi è il cuscino.

Suo.

“There are two means of refuge from the miseries of life: music and cats.”
Albert Schweitzer

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23 Dec 2007

I’ve seen fire and I’ve seen rain
I’ve seen sunny days that I thought would never end
I’ve seen lonely times when I could not find a friend
But I always thought that I’d see you again

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17 Oct 2007

Somewhere over the rainbow
Way up high
There’s a land that I heard of
Once in a lullaby

Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams that you dare to dream
Really do come true

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Il concerto di Tori Amos era da rimaner senza parole. Posti azzeccatissimi e ottima compagnia.

Ma oggi pomeriggio la Susi si è addormentata sul vialetto di casa, e non si è risvegliata… il resto perde colore.

Buen viaje.

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Belfagor e la Bestia Nera come Pinky and the Brain: cercano di conquistare il mondo.
Tanto per cominciare, hanno deciso di sovvertire le leggi della fisica.
Dopo i noti stati della materia solido, liquido e gassoso, il plasma, il superfluido e il condensato di Bose-Einstein, ecco a voi il supercondensato B2 [Belfagor-BestiaNera].

Non si spiega altrimenti come due esemplari di felis domesticus del peso approssimativo di Kg 6 ciascuno siano riusciti a rimpiattarsi in un cesto di capienza nettamente inferiore.

Pinky: Gee, Brain, what are we going to do tonight?
Brain: The same thing we do every night, try to take over the world!

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Lungi da me l’intenzione di equipararmi in qualche modo all’illustre Dickens, ma questa storia è una di quelle con cui potrebbero fare un film di Natale per la tivvù, o un libro illustrato da Beatrix Potter… Una storia di Natale con tutti i crismi, ma senza trite ed ipocrite morali.

Venerdì sera è arrivato a casa mia a Udine il gatto Omero, così battezzato perchè cieco, oltre che malandato e molto probabilmente assai vecchio.

Omero ha passato cinque giorni senza mangiare, bevendo un po’ d’acqua e basta, dormendo in una cestina e miagolando da straziar l’anima. Il gatto blues, appunto.
Oggi pomeriggio la zampa della Bestia Nera doveva essere degraffettata, e s’è colta l’occasione per portare anche Omero dal veterinario, sperando che potesse fare qualcosa.

Il Vet dice che Omero è vecchio, cieco e che non c’è chissachè da fare. Poi passa di lì l’altra veterinaria e dice “Ma quello non è il gatto cieco di tre settimane fa??”
Effettivamente anche il Vet se lo ricorda, e si ricorda anche di chi è: una famiglia che vive a  neanche cinquanta metri da noi. Gli somiglia proprio, solo che è più magro.
Tanto per fugare qualunque dubbio il Vet telefona alla famiglia, e qui c’è la scena clou della fiaba natalizia: dicono che il gatto è sparito il 18 dicembre, e dopo poco arriva un ragazzo della famiglia, guarda il gatto e con un gran sorriso che tradisce un apparecchio ai denti conferma l’identità del nostro John Doe felino, che in realtà si chiama Whisky.
Prende in braccio Whisky e lo riporta a casa, ringraziandoci a più riprese.
L’inquadratura sfuma sulla mia lacrimuccia di commozione.

Intanto la Bestia Nera stava osservando in silenzio dal suo trasportino, meditando su come sfruttare questa clamorosa vicenda felina a suo vantaggio.

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Babbo Natale quest’anno ha fatto un lavoro superbo.
Oppure sono io che sono stata buona.

… Naaaa.

Qualunque sia la ragione, ritornerò al Granducato con una sporta piena di cose meravigliose [una specie di minestrone tra Eta Beta, Doraemon e Mary Poppins].
Ad esempio i miei libri/fumetti nuovi, La Casta dei meta-baroni e i Tecnopadri di Jodorowsky e la biografia di John Coltrane.
Ad esempio una chicca che più chicca non si può, un cd uscito dagli anni ‘70 nel vero senso della parola, essendo quella che ho ora io nel lettore la prima versione in cd del live al Fillmore East del 1970, appunto.
Ad esempio il dulce de leche regalatomi iersera dal fratellone, roba che la Nutella al confronto è zuppa di cicoria scondita, e non è così per dire.
Ad esempio, e poi giuro che la smetto, i due involti di seta che contengono cose che noi umani nemmeno ci sognamo, ma che prima o poi mi auguro che qualcuno oltre a me avrà il piacere di vedere.

E poi, casa è sempre casa. Anzi, casa è sempre un teatrino con il cartellone pieno zeppo di commedie e tragicommedie d’autore:

Sleep now in the fire:
Omero il gatto cieco, che quando lo si accarezza fa un miao rauco molto, molto blues, ha sventato un incendio, mentre Belfagor e la Bestia Nera stavano sul divano a guardare annoiati la tovaglia che prendeva fuoco.

Flesh for fantasy:
Ieri sera, dal fratellone per la vigilia, una griglia stracolma di asado, chorizo, matambre e parecchia altra carnazza, condita da uno spaventosamente buono chimichurri, e un aperitivo a base di Negroni che ha fatto più danni della grandine. Per finire, qualche giro di mate.

Land Downunder:
Telefonata con il Lupo ieri, una mezz’ora per raccontarsi le ultime cialtronate e dirgli che mi casa es su casa, se nel breve soggiorno in Italia tra una working holiday e un’altra vorrà stare nel Granducato. Almeno qui non ci sono brown snakes a tre metri dalla porta di casa e l’unico rettile nel raggio di chilometri è ì Granduca, che misurerà al massimo sette/otto centimetri. E poi qui c’è abbondanza di musica e di musicanti, vorrà mica lasciare moglie e fidanzata a prender polvere per troppo tempo, no?

Small wonders:
Il cavolo verde ha una struttura frattale. Solo che se lo dici ad alta voce ti guardano strano.

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Non è un errore di stumpa, è un becero gioco di parole.
Infatti Giuda è il nome della cosa pelosa, così battezzata in onore di Leo Ortolani, che ieri sera abbiamo traslato dal gattile di San Donato alla sua nuova residenza, insieme al gatto-portachiavi e al cane-finto di Abraxs.

Ganzo il signore del gattile che lo tira fuori dalla gabbia scalciante e dimenantesi, e dice “occhio che questo è selvatico e agitato”.
Tempo tre minuti, era bellamente appoggiato tra il mio collo e la mia spalla, quieto quieto. Ha detto “Mì” un paio di volte in macchina, poi si è rimpiattato sul cuscino e ciao.

Il problema serio è che nonostante il training autogeno, la meditazione zen, i tranquillanti, la respirazione pre-parto, l’iperventilazione, l’ipnosi e le botte in testa, mi sono innamorata di questo roscio:

Se non fosse che il secondo nome di Belfagor è Otello, sarebbe già mio.

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…precisamente a Zagabria, per vedere i Depeche Mode con Mamma ed Empidosi.

Non mi ricordo chi mi aveva detto che al concerto di febbraio a Milano hanno suonato per un’ora e mezza e la scenografia era minima, ma rido parecchio di gusto perchè invece al Dom Sportova di Zagabria hanno suonato per più di due ore, uscendo ben tre volte per i bis, con una palla gigante sul palco con le parole vice, sex, angel, love e pain che si illuminavano a seconda della canzone, degli aggeggi futuristici che contenevano le tastiere, luci strambe e una passerella che arrivava circa a un terzo del parterre, su cui si è consumato, alla fine del concerto, un grandioso duetto Dave Gahan-Martin Gore in Goodnight Lovers, che mi ha fatto venire in mente la Maga. La Maga, che per usare parole sue, Dave Gahan “è un dio del sesso”, ogni concerto che vedo ha una voce più bella ed è più bello lui. E, insomma, Mamma e io l’abbiamo visto per la prima volta nel 1998, a Philadelphia, poi nel 2001 a Bologna e a Zagabria, nel 2004 a Milano come solista, e adesso a marzo di nuovo a Zagabria, di nuovo sotto il palco e davanti alle casse, mica come in Italia che persino al concerto degli Hammerfall il volume era ridicolmente basso, lì al Dom Sportova ti facevano saltare per aria, pareva che lo sterno se ne volesse uscire dal petto e la spina dorsale volesse scivolare fuori dalla schiena facendo sbatacchiare le vertebre qui e là sulle costole, tra le botte della batteria e le vibrazioni poco più subdole dei bassi.

Naturalmente, per riprendersi da un concerto del genere, cosa meglio di due giorni alle terme di Čatež, piscina con in mezzo un albero artificiale enorme con simil-pioggia tropicale e vasche idromassaggio bollenti e dormire, dormire, dormire…

E poi, cosa meglio per riprendersi da due giorni alle terme che altri due giorni a casa a Udine, con la Mamma dal parrucchiere [dopo circa due anni che non ci andavo], il quale simpaticissimo parrucchiere ho scoperto essere amante della bella musica tipo Dave Weckl, Maceo Parker, Al Di Meola e compagnia, e la sera con il Lupo al Rock Club e al Pilutti’s, con incontri inaspettati e quel lazzarone che quasi mi ha fatto ubriacare [ok, non è vero, le due birre e i due Southern Comfort li ho bevuti di mia sponte, ma fatemi fare un po’ di scena, ogni tanto, diamine!], per poi farmi uscire il cervello dal naso per le risate, a sentirlo raccontare di avventure al limite del pornografico in terre straniere, lui tenero cucciolo adolescente in balia di maliziose valchirie dalla lingua facile [sei il mio eroe!].

Ci sarebbe anche da festeggiare questo evento interplanetario, cioè Ochalan il Rosso, il gatto che supera persino Garfield e Isidoro messi insieme quanto a trippa, prepotenza, pigrizia e scoordinatezza, sabato ha preso un pesce.

Non si è intrufolato a tradimento in una pescheria, come Ubi ha malignamente insinuato, bensì si è felinamente calato nella roggia in secca e, inzaccheratosi come una sacher di fango, ha depositato sul pavimento della cucina un trequarti di pesce che muoveva ancora una pinna. Miagolando garrulo, dopo aver ricevuto i complimenti di tutta la famiglia, se l’è anche mangiato intero.

Nel frattempo la Susi, la gatta, per la frustrazione stava sul pensile della cucina a leccare le matite nel portapenne.

Ne è seguita una vasca di gelato con contorno di cd dei Foo Fighters [grazie Lu’], il portabagagli stipato di leccornie varie dalla Nonna e un mesto ritorno a casa a Milano. Ma tanto domani arriva la Maga.

See the stars, they’re shining bright
Everything’s alright tonight

—–
Aggiornamento delle 18:50. Ocha ne ha preso un altro. Temo l’avanzare dell’Apocalisse.

—–

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Dato che in occasione del precedente venerdì 17 ho parlato dei gatti neri, in questo venerdì 17 parlerò dei gatti tigrati. E, in particolare, di Belfagor.

Belfagor ha orecchie grandi, e occhi ancora più grandi, ha anche la panza grande, ma se lo guardi di sguincio ha un po’ la faccia da puma. Ha perso un canino, che io ho gelosamente conservato, un po’ perchè sono vagamente feticista, e un po’ perchè è mostruosamente lungo e affilato.

Belfagor dorme tra i due cuscini, sul mio letto, e spesso e volentieri sconfina sul mio, di cuscino. Non è raro svegliarmi naso-a-naso con lui, infatti il motivo per cui la mattina mi alzo rintronata è che il suo alito è peggio delle canne. Quando ha voglia di scocciare, o più semplicemente per gelosia, salta sopra la zona di piumone che ospita sotto di sè la Bestia Nera, che da sotto in su gli tira quattro saracche alla maniera dei gatti, cioè soffiando e sputacchiando e piantando le unghie nella più prossima superficie morbida dei dintorni, sarebbe a dire il mio fianco sinistro.

Ha piedi enormi, modello leprotto da corsa, e la grazia di una ballerina di ghisa addizionata di frico, quando salta giù dalla trave [STUMP!]. Mi costringe a fare colazione in piedi con i suoi tentativi di furto di yogurt, ma quando gli servo la cena non dimentica di ringraziarmi prima di lanciarsi di testa nella ciotola. O almeno… io lo interpreto come un grazie, quello strusciar del muso contro la mia fronte accompagnato da suoni mammagatteschi [mrrrmaaauu!], ma può benissimo essere che in realtà si stia asciugando l’acquolina e basta.

In quattro anni che viviamo insieme, mi ha insegnato a miagolare [di fare le fusa ero già capace], a fissare la gente in maniera inquietante, e che è inutile comprargli ogni sorta di giochino da gatto, tanto lui è uno alla buona e preferisce scontrini accartocciati, pacchetti di sigarette vuoti e tappi di sughero, a quelle cose colorate e gommose dalle forme strane. Le trova piuttosto snob, dice.

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Io adoro i miei gatti, le bestie di Satana. Lo sanno tutti. Chi li tratta male rischia la vita.
Ecco, però magari prendere anche io l’influenza per essere solidale con loro che starnutiscono ogni dieci minuti, beh, mi pare a dir poco esagerato…
Soprattutto quando il farmacista mi ha dato le medicine che il veterinario mi ha prescritto per loro e mi ha detto “Di questo ne prenda una compressa al giorno anche lei, le fa bene.”

Così adesso prendiamo le compresse omeopatiche insieme, una a me, mezza a Belfagor e mezza alla Bestia Nera. Se mi metto a miagolare, sapete a chi dare la colpa.
[no, no, non scherziamo, è una medicina per esseri umani, dai, che avevate pensato?]

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Bellissimo.

Dopo il venerdì 13 di gennaio, questo mese abbiamo venerdì 17.

E quindi visto che siamo in tema, avremo un post con elementi folcloristici a propoli dei gatti neri.

Se trovate un pelo bianco su un gatto tutto nero
la Dea Bendata vi bacerà presto.
—Francia

…speriamo si sia lavata i denti.

Nella casa dove vive un gatto nero
non mancherà mai l’amore.
—Inghilterra

E anche questo potrei definirlo piuttosto veritiero. Sempre avuto gatti neri in casa, io.

Vedere un gatto bianco di notte
porta sfortuna.
—America

Mai avuti gatti bianchi, io. Per chi mi avete preso?? Ma poi, pensate che non abbia di meglio da fare che andare a guardare i gatti, di notte? Ma pensa un po’…

Sentire un gatto che starnutisce
è di buon auspicio.
—Cina

Allora dopo stanotte, che Belfagor ha starnutito almeno cento volte, po’ra stella, sarò l’emblema della Fortuna? E qualora non mi fossi limitata a sentirlo, bensì il gatto mi avesse starnutito ripetutamente addosso, starei per diventare la Gastonessa della situazione?

Imburrate una zampina del vostro gatto
e non lascerà mai più la casa.
—Italia

Certo che non lo farà. Quando il motore a gatto imburrato si mette in funzione, non si può più fermare. E poi “zampina” lo dici a quei nanetti dei tuoi, di gatti. Pfù.

Corollario di Stìl:
Il Gatto Nero è per definizione geloso. Se non fate attenzione, lo diventerà al punto da attentare alla virilità e alla dotazione di boxer del vostro moroso.

…Stìl si allontana a passi rapidi, fischiettando con aria indifferente…

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Dopo aver rimproverato
il proprio gatto
se lo si guarda negli occhi
si é presi dal tremendo sospetto
che abbia capito ogni parola

e non la dimenticherà.

Charlotte Gray

Tradotto: “Se non vuoi essere sventrato, straccettato e masticato durante la notte dai morbidi, aggraziati e deliziosi felini che dividono con te il piumone e lo yogurt, meglio non sgridarli.”
Soprattutto se uno ha dei kriss malesi per unghie e l’altro ha delle leppe per denti.

[Forse una cortina di filo spinato elettrificato intorno al letto mi può salvare]


© Anne Bachelier

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