…precisamente a Zagabria, per vedere i Depeche Mode con Mamma ed Empidosi.
Non mi ricordo chi mi aveva detto che al concerto di febbraio a Milano hanno suonato per un’ora e mezza e la scenografia era minima, ma rido parecchio di gusto perchè invece al Dom Sportova di Zagabria hanno suonato per più di due ore, uscendo ben tre volte per i bis, con una palla gigante sul palco con le parole vice, sex, angel, love e pain che si illuminavano a seconda della canzone, degli aggeggi futuristici che contenevano le tastiere, luci strambe e una passerella che arrivava circa a un terzo del parterre, su cui si è consumato, alla fine del concerto, un grandioso duetto Dave Gahan-Martin Gore in Goodnight Lovers, che mi ha fatto venire in mente la Maga. La Maga, che per usare parole sue, Dave Gahan “è un dio del sesso”, ogni concerto che vedo ha una voce più bella ed è più bello lui. E, insomma, Mamma e io l’abbiamo visto per la prima volta nel 1998, a Philadelphia, poi nel 2001 a Bologna e a Zagabria, nel 2004 a Milano come solista, e adesso a marzo di nuovo a Zagabria, di nuovo sotto il palco e davanti alle casse, mica come in Italia che persino al concerto degli Hammerfall il volume era ridicolmente basso, lì al Dom Sportova ti facevano saltare per aria, pareva che lo sterno se ne volesse uscire dal petto e la spina dorsale volesse scivolare fuori dalla schiena facendo sbatacchiare le vertebre qui e là sulle costole, tra le botte della batteria e le vibrazioni poco più subdole dei bassi.
Naturalmente, per riprendersi da un concerto del genere, cosa meglio di due giorni alle terme di Čatež, piscina con in mezzo un albero artificiale enorme con simil-pioggia tropicale e vasche idromassaggio bollenti e dormire, dormire, dormire…
E poi, cosa meglio per riprendersi da due giorni alle terme che altri due giorni a casa a Udine, con la Mamma dal parrucchiere [dopo circa due anni che non ci andavo], il quale simpaticissimo parrucchiere ho scoperto essere amante della bella musica tipo Dave Weckl, Maceo Parker, Al Di Meola e compagnia, e la sera con il Lupo al Rock Club e al Pilutti’s, con incontri inaspettati e quel lazzarone che quasi mi ha fatto ubriacare [ok, non è vero, le due birre e i due Southern Comfort li ho bevuti di mia sponte, ma fatemi fare un po’ di scena, ogni tanto, diamine!], per poi farmi uscire il cervello dal naso per le risate, a sentirlo raccontare di avventure al limite del pornografico in terre straniere, lui tenero cucciolo adolescente in balia di maliziose valchirie dalla lingua facile [sei il mio eroe!].
Ci sarebbe anche da festeggiare questo evento interplanetario, cioè Ochalan il Rosso, il gatto che supera persino Garfield e Isidoro messi insieme quanto a trippa, prepotenza, pigrizia e scoordinatezza, sabato ha preso un pesce.
Non si è intrufolato a tradimento in una pescheria, come Ubi ha malignamente insinuato, bensì si è felinamente calato nella roggia in secca e, inzaccheratosi come una sacher di fango, ha depositato sul pavimento della cucina un trequarti di pesce che muoveva ancora una pinna. Miagolando garrulo, dopo aver ricevuto i complimenti di tutta la famiglia, se l’è anche mangiato intero.
Nel frattempo la Susi, la gatta, per la frustrazione stava sul pensile della cucina a leccare le matite nel portapenne.
Ne è seguita una vasca di gelato con contorno di cd dei Foo Fighters [grazie Lu’], il portabagagli stipato di leccornie varie dalla Nonna e un mesto ritorno a casa a Milano. Ma tanto domani arriva la Maga.
See the stars, they’re shining bright
Everything’s alright tonight
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Aggiornamento delle 18:50. Ocha ne ha preso un altro. Temo l’avanzare dell’Apocalisse.
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