Qualcuno qui intorno probabilmente si sta chiedendo se me le abbiano suonate sode, visto il gonfiore del mio sopracciglio sinistro.

E invece no.

Il mio pingue gatto mi ha tirato una testata fortissima, stanotte, apparentemente senza motivo. Magari stava sognando di essere un ariete. Il fatto che io nel suo sogno somigliassi al portone di un castello medievale mi inquieta.

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Lui è il nuovo coinquilino mio e di Nespola, e si chiama Nòcciolo, di cognome Gozzilla [con due zeta perchè ci fa ridere].
Volevo chiamarlo Popone [melone, per voi che vivete fuori dai confini del Granducato] ma sono stata infamata da chiunque e ho desistito.

Bernardo, il co-padrino del nome [l’altro padrino è miocuggino Omar, come si legge qui], dice che questo gatto è ticcio e pinato. Ho dovuto chiedere aiuto a ìCcicci che passava provvidenzialmente vicino alla mia scrivania per farmi spiegare cosa significano questi termini così granducatesemente buffi.

E me lo sono già scordato.

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Che sia ora di aggiornare questo blog? Ci provo.

Certo non è semplice trovare il tempo se una è cinque sere su sette [quando non si fa addirittura filotto] a sentire decine e decine di concerti o a bighellonare con i suoi compagni di merende [e di grigliate]. Il che significa anche che il mio debito di sonno è direttamente proporzionale alla quantità di divertimento: in salita praticamente verticale.

Mama dice che dormirò quando sarò vecchia. Speriamo.

Riassunto delle puntate precedenti:

E’ poco più di un anno che sono nella casa nuova e continuo ad amare alla follia il Granducato e i suoi abitanti, Nespola è diventata una palla [ma da un felino muccato cos’altro ci si può aspettare?] e ho ben DUE e dico DUE dei fantasmagorici disegni di Empi appesi in salotto.

Ho anche compiuto trent’anni, il che è totalmente irrilevante visto che se non sapessi quando sono nata penserei di averne al massimo ventiquattro. Però fa scena, soprattutto quando poi certi gentiluomini si mostrano stupiti e mi dicono che me ne avrebbero dati venticinque [sì, di TSO magari. Ma questa è un’altra storia].

Il Lupo è venuto in vacanza da Downunder, sempre più alto, sempre più bello e sempre più australiano, e oggi ho saputo che tra pochissimo ritorna a casa. Casa a Perth, ovviamente. E io sono [ri]piena di gioia per lui come un cannolo siciliano.

Ho dei nuovi compagni di merende, oltre a quelli abituali, e ne sono parecchio soddisfatta. E le basette di Bernardo stanno facendo di nuovo capolino, cosa che mi rende assai garrula. Come garrula e notevolmente rapita mi ha reso Something In That Mess -la mia canzone preferita di Justin Currie-cantata appunto da Bernardo apposta per la sottoscritta, due e tre mercoledì fa.

Il Bebop ha chiuso. E su questa notizia stendo solamente un pietoso velo intriso di meste lacrime. Almeno domani sera rievocheremo i fasti dei passati mercoledì finendo quel barilotto di Beck’s avanzato dalla grigliata di domenica, e se ci va di lusso magari avremo un in-house concert, visto che il numero dei musici presenti supererà di gran lunga quello di noi comuni mortali.

Giovedì finalmente arriva il terzo abitante di villa Cougar e io non so ancora bene che nome dargli. Ma probabilmente se lo sceglierà da solo, visto che è un bestione enorme e che io ci tengo alla mia buccia.

Che il Catadiottro sia con voi, amici miei.

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Mentre scrivo Nespola è sulla sedia vicino alla mia e mi dà testate sul braccio e fa le fusa, come se capisse che sono tristissima.

Giovedì notte Oscar se n’è andato a causa di uno shock epatico, non si sa bene se causato dal farmaco antifungino che gli aveva prescritto il veterinario, l’itraconazolo. Aveva solo sei mesi, io ce l’avevo da un mese ma era come se fosse sempre stato qui.

Goodbye.

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Il supertelegattino è alfin giunto.

Appena arrivati a casa ho dovuto infilarmi con lui nella doccia e lavarlo perchè era inzaccheratissimo, dopo credo cinque ore di viaggio in treno insieme a una gatta tartaruga nel trasportino [tutta la mia ammirazione e gratitudine vanno alla signora che fa queste staffette di recapito-gatti in giro per l’Italia].

Ritornato un gatto dall’odore e dal pelo accettabile, si è messo a leggere la storia dell’ombra del Sire di Narbona con me sul divano, garantendomi di non essersela presa per la doccia a tradimento.
Nespola è rimasta perplessa da questo coso nero grande un terzo di lei che sembra aver già rovesciato la gerarchia felina della casa: lei ha passato le prime 24 ore sotto al letto con l’occhio pallato a osservarlo, mentre lui stava sopra il letto - anzi al centro del letto - a ronfare come se non fosse stato mai da nessun’altra parte. Un golpista nato.
Credo sia parente della Bestia Nera: come faceva lui, passa ore a fissare il nulla mentre fa la pasta sulla coperta, gli piace stare sotto alla coperta e quando dorme sospira. Quando disporrò di un soggetto-cavia, dovrò verificare se ha anche la stessa -peraltro ingiustificata- avversione che la Bestia Nera aveva per i boxer del mio moroso.
Inoltre è dotato di sensore di prossimità alla cucina, appena mi avvicino ai fornelli parte la sirena, se rientro in camera smette.
Insomma, ci piace un bel po’.

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Well for a while I’ve been watching you steady
Ain’t gonna move ’til you’re good and ready
You show up and then you shy away
But I know pretty soon you’ll be walkin’ this way
Sad eyes never lie
Sad eyes never lie

La mitosi felina è ancora un processo sperimentale, quindi in caso di necessità ci si affida a mezzi meno scientifici, ovvero i gattili.

Questo coso nero con i sad eyes di cui sopra sarà presto il nostro nuovo coinquilino. Penso che lo chiamerò Bruce :D

–edit, 22.10.08–

Il supertelegattino arriverà sabato mattina.
WHOO-HOOOO!!!!

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Sono rientrata stanotte nel Granducato dopo due gloriose settimane a casa da Mama ed Empidosi, giorni di epicureismo, di persone che mi piacciono e di ozio padre di una schiera di vizi.

Infatti sono un tantino risentita.

Ma immaginate, mio sparuto tuttavia fedele drappello di lettori, cosa voglia dire passare quattro ore e mezza a guidare cantando ininterrottamente Harvest Moon.

Non mi ha dato di volta il cervello, a dispetto delle apparenze. Cantarle Harvest Moon si è dimostrato l’unico modo per chetare Nespola durante il viaggio: dopo appena trenta secondi di silenzio iniziava a strillare come se il monaco di “Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera” stesse adoperando la sua coda a mo’ di pennello. Entrata in casa e liberatasi dall’infernale trasportino verde, mi ha informato che devo esercitarmi ancora molto ma che per questa volta chiuderà un occhio sulla mia discutibile interpretazione di Neil Young.

[Sipario! Luce in sala!]

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Oggi sia Mama che Nonna mi hanno scritto che anche Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile. Però è più bello che sia anche il compleanno della buonanima di Charles Mingus.

Ho ricevuto un regalo bellissimo dai miei amici-angeli custodi, e uno grandissimissimo da Mama.

Ho ricevuto anche due telefonate che aspettavo con ansia e che quindi considero di compleanno: l’annuncio dell’arrivo dei mobili dall’Ikea [va bene che io sono da bosco e da riviera e ho dormito in posti che voi umani nemmeno immaginate, ma un letto vero mi fa sempre piacere…], e l’annuncio che finalmente giovedì -dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli- mi attaccheranno il gas [blah blah bosco e riviera, ma poter fare la doccia calda al mattino è fondamentale].

Queste due notizie sono direttamente implicate con l’insediamento in casa nuova, dopodomani sera, mio e della mia nuova compagna, la gatta muccata Nespola [la cui fotografia qui sotto mi è stata inviata dal suo ex-convivente]. Che ha rischiato di trovarsi intorno ogni possibile articolo IKEA da gatto, anche se poi ho pensato che è meglio aspettare un po’ e vedere cosa le piace.
Nespola

Pare vero :)

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Ovvero: dopo ben un anno e nove mesi di tragica e insostenibile astinenza da felis domesticus, si vocifera che la casa nuova non accoglierà solo me bensì anche la Nespola, per cui ho già anche pronto il soprannome: Delilah, come la gatta di Freddie Mercury. Non ci siamo ancora viste in faccia ma sono sicura che capirà subito di chi è il cuscino.

Suo.

“There are two means of refuge from the miseries of life: music and cats.”
Albert Schweitzer

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23 Dec 2007

I’ve seen fire and I’ve seen rain
I’ve seen sunny days that I thought would never end
I’ve seen lonely times when I could not find a friend
But I always thought that I’d see you again

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17 Oct 2007

Somewhere over the rainbow
Way up high
There’s a land that I heard of
Once in a lullaby

Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams that you dare to dream
Really do come true

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Il concerto di Tori Amos era da rimaner senza parole. Posti azzeccatissimi e ottima compagnia.

Ma oggi pomeriggio la Susi si è addormentata sul vialetto di casa, e non si è risvegliata… il resto perde colore.

Buen viaje.

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Belfagor e la Bestia Nera come Pinky and the Brain: cercano di conquistare il mondo.
Tanto per cominciare, hanno deciso di sovvertire le leggi della fisica.
Dopo i noti stati della materia solido, liquido e gassoso, il plasma, il superfluido e il condensato di Bose-Einstein, ecco a voi il supercondensato B2 [Belfagor-BestiaNera].

Non si spiega altrimenti come due esemplari di felis domesticus del peso approssimativo di Kg 6 ciascuno siano riusciti a rimpiattarsi in un cesto di capienza nettamente inferiore.

Pinky: Gee, Brain, what are we going to do tonight?
Brain: The same thing we do every night, try to take over the world!

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Lungi da me l’intenzione di equipararmi in qualche modo all’illustre Dickens, ma questa storia è una di quelle con cui potrebbero fare un film di Natale per la tivvù, o un libro illustrato da Beatrix Potter… Una storia di Natale con tutti i crismi, ma senza trite ed ipocrite morali.

Venerdì sera è arrivato a casa mia a Udine il gatto Omero, così battezzato perchè cieco, oltre che malandato e molto probabilmente assai vecchio.

Omero ha passato cinque giorni senza mangiare, bevendo un po’ d’acqua e basta, dormendo in una cestina e miagolando da straziar l’anima. Il gatto blues, appunto.
Oggi pomeriggio la zampa della Bestia Nera doveva essere degraffettata, e s’è colta l’occasione per portare anche Omero dal veterinario, sperando che potesse fare qualcosa.

Il Vet dice che Omero è vecchio, cieco e che non c’è chissachè da fare. Poi passa di lì l’altra veterinaria e dice “Ma quello non è il gatto cieco di tre settimane fa??”
Effettivamente anche il Vet se lo ricorda, e si ricorda anche di chi è: una famiglia che vive a  neanche cinquanta metri da noi. Gli somiglia proprio, solo che è più magro.
Tanto per fugare qualunque dubbio il Vet telefona alla famiglia, e qui c’è la scena clou della fiaba natalizia: dicono che il gatto è sparito il 18 dicembre, e dopo poco arriva un ragazzo della famiglia, guarda il gatto e con un gran sorriso che tradisce un apparecchio ai denti conferma l’identità del nostro John Doe felino, che in realtà si chiama Whisky.
Prende in braccio Whisky e lo riporta a casa, ringraziandoci a più riprese.
L’inquadratura sfuma sulla mia lacrimuccia di commozione.

Intanto la Bestia Nera stava osservando in silenzio dal suo trasportino, meditando su come sfruttare questa clamorosa vicenda felina a suo vantaggio.

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