Prometto solennemente che non aspetterò più quattro anni per tornare su Atlantide.

Mi ci ha riportato il compleanno di Out, che noi due con i compleanni abbiamo dei conti in sospeso da tempo immemore… anzi no, molto memore. Esattamente il suo compleanno del 2003 a Caput Mundi: Vermentino, ciliegie, albe, il Terrazzo primigenio e momenti e persone che hanno lasciato un segno come una voragine all’altezza della spalla sinistra di entrambe.

Quando si arriva ad Atlantid City lo si sa subito. L’aria sa dello sgranar d’occhi nel vedere tutte le cose e i posti meravigliosi dove la Donna Vanigliata mi ha portato, e l’effetto-madeleine arriva in sordina, come il pizzicore delle fragole con il porto sulle labbra. E poi… trovare nientemeno che l’adorato ZioNello a prendermi all’aeroporto, con tanto di tour dei vinaini della zona e aperitivo con Zorro in carne, ossa e deliziosi baffini.

Ed è subito casa, grazie all’impeccabile Kobayashi Tour Organizer. E’ casa rivedere Nonno e Cali (con la sua aureola galleggiante), e Roano anche se stavolta non ha raccontato la storia dei calcinculo (male, malissimo…), sentire la mia socia che trilla :mrrrrmau: come le ha insegnato Pukka, e constatare che i nuovi cialtroni® che ho conosciuto sono subito diventati parte della mia Atlantid Experience, che nemmeno Jimi Hendrix probabilmente si sognava delle cose così. Non si sognava un (secondo) aperitivo con una vista-tramonto-sul-golfo da levare il fiato. E sicuramente non si sognava NonnoJena in veste di barman-killer in mezzo a una piscina da villa hollywoodiana che cerca di stordirci con cocktail improbabili, nè una notte splendida a dormire all’aperto, in sacco a pelo su un’amaca sotto al portico, con il maestrale che mi dondolava e copriva il russare dei dormienti dentro casa. Dubito anche che si potesse sognare un idealissimo compagno di tenda che dorme immobile e silenzioso come Tutankhamon nel sarcofago, o la suddetta tenda che nonostante la zavorra si fa un viaggio di qualche metro sul terrazzo. Oppure una Vipe con i piedi luminescenti che mi dice addirittura che i Depeche Mode tornano in Italia a novembre (sì, ho già i biglietti… A Monaco il 13 giugno è stato troppo bello per non tornarci), per non parlare della magnifica camicia viola del sempre più magnifico Pinta, infradiciato all’istante da un abbraccio in stile esco-dalla-piscina-e-non-posso-aspettare-di-asciugarmi-perchè-è-troppo-che-non-ti-vedo. E c’era anche il Generale! Tutto impegnato a domare (senza successo, Gen… ma va bene così) la sua cavallina storna che brucava il prato di Villa Neuro.

Vedere la faccia della mia socia quando è arrivata a casa venerdì sera (e ci ha messo un buon mezzo minuto ad accorgersi che ero lì mimetizzata, cialtrona® tra i cialtroni®, seduta per terra sul cuscino) e ha messo le mani sulla sua sorpresa giunta via Ryan dal Granducato, non ha prezzo.

E quindi, si diceva…

Buon Compleanno, querida.

Dos gardenias para ti
con ellas quiero decir
te quiero, te adoro, mi vida.
Ponles toda tu atencion
porque son tu corazon y el mio.

Dos gardenias para ti
que tendran todo el calor de un beso
de esos que te di
y que jamas encontraras
en el calor de otro querer.

A tu lado viviran y te hablaran
como cuando estas conmigo
y hasta creeras
que te diran te quiero.

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Scena: BeBop [sì, ha riaperto! :D], lato bancone, ore 1am circa.

Bernardo: Ma… non mi dici nulla?
Cougar: Icchè ti devo dire?
Bernardo: Mah, pensavo che tu te ne saresti accorta subito…
Cougar: … [fissandolo con aria interrogativa]
Cougar: AAAAARGHHGHGHHGHGHGGGGHHHHHHH!!!!!! LE BASETTE!!! [svenendo sul pavimento del BeBop con un sonoro *thud*]

Non ci posso credere.

In realtà la cosa a cui non posso credere è di essermene accorta solo dopo almeno un’ora, e solo dietro sollecitazione, io che ho fin dall’inizio fatto un gran circo a proposito delle basette di Bernardo. Mi sento quasi in colpa per non averne notato immediatamente la mancanza…

E’ che prima vedevo la faccia del bassista ganzo con le superbasette, ora vedo la faccia del bassista ganzo che nel tempo è diventato un amico a cui voglio bene [e che gli ruba il pesce!].

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Oggi sia Mama che Nonna mi hanno scritto che anche Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile. Però è più bello che sia anche il compleanno della buonanima di Charles Mingus.

Ho ricevuto un regalo bellissimo dai miei amici-angeli custodi, e uno grandissimissimo da Mama.

Ho ricevuto anche due telefonate che aspettavo con ansia e che quindi considero di compleanno: l’annuncio dell’arrivo dei mobili dall’Ikea [va bene che io sono da bosco e da riviera e ho dormito in posti che voi umani nemmeno immaginate, ma un letto vero mi fa sempre piacere…], e l’annuncio che finalmente giovedì -dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli- mi attaccheranno il gas [blah blah bosco e riviera, ma poter fare la doccia calda al mattino è fondamentale].

Queste due notizie sono direttamente implicate con l’insediamento in casa nuova, dopodomani sera, mio e della mia nuova compagna, la gatta muccata Nespola [la cui fotografia qui sotto mi è stata inviata dal suo ex-convivente]. Che ha rischiato di trovarsi intorno ogni possibile articolo IKEA da gatto, anche se poi ho pensato che è meglio aspettare un po’ e vedere cosa le piace.
Nespola

Pare vero :)

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Invece che a casa Cougar questo fine settimana pasquizio pareva d’essere alla Ludoteca.

Abbiamo persino generato esagrammi dai punteggi del Pampalugo, questo è il mio:
esagramma 41, la Riduzione, composta dal lago (sotto) e dalla montagna (sopra).
“Se si è sinceri si avrà fortuna e non si commetteranno errori”, dice il mio libro.

Insomma, riuscire a trovarsi in mano il maledetto fante di spade per tre volte di fila non è da tutti. Significa che sono fortunata in amore, via.
Empi ha pure stracciato il Lupo a scacchi a più riprese, che poi si è vendicato stracciando me, che a mia volta mi sono ri-vendicata stracciandolo a briscola.

[parentesi ricca di pathos e felici memorie di spensierata gioventù]
La nemesi, finalmente.
Erano cinque anni che aspettavo di farlo. Esattamente da quando, in viaggio per nave alla volta di Atlantide nell’agosto da bolla africana del 2003 [48°C a Cagliari, oh], lui mi vinse sette partite di fila a briscola. Fui salvata solamente dalla luce della sala-poltrone che si spense provvidenzialmente per far dormire gli ignari passeggeri e per salvare me da un umiliante cappotto.
[fine parentesi ricca di pathos eccetera eccetera]

C’è da dire, a discolpa del mio fratellone dai lunghi riccioli, che sulla scacchiera con le pedine a forma di draghi in diverse guise non è proprio facilissimo raccapezzarsi. Alla fine era diventata una partita tra Elfi e Ghibellini, dicono i due scacchisti.
Mama si ostinava inoltre a mescolare le carte al posto di chiunque, ed Empi l’ha quindi così apostrofata: “Ma ti pagano a cottimo?”, ottenendo il risultato di farmi scivolare sotto la panca della cucina dal ridere.

E insomma, alla fine ce l’ha fatta. Domenica Lupone riparte per Downunder.
Non vedo l’ora di ricevere il messaggio di avvenuto atterraggio, sistemazione e trangugio dell’amatriciana inaugurale a Perth con i suoi amici.
Epperò è stato bello averlo intorno in questi giorni. Non lo voglio qui perchè là sta bene e qui no. Ma mi mancherà lo stesso :)
Lasarôn!

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Se la Maga fosse un uomo sarebbe l’uomo della mia vita.

Se non ci fosse bisognerebbe che ci fosse, perchè inventarla sarebbe impossibile in quanto nessun essere umano potrebbe concepire qualcosa di tanto grandioso e inimitabile (il suo creatore è discepolo del creatore di Mama, sicuro).

Ha una risposta sensata ed illuminante a qualsiasi quesito esistenziale e non.

E’ entusiasta di tutto.

Ha gli occhi più blu e il sorriso più grande della Via Lattea.

Ieri era il suo compleanno e io tra le mille questioni che ho in ballo in questi giorni l’ho dimenticato.
Lascio al vecchio Ben il compito di dire Buon Compleanno:

You look like gold to me
and I’m not too blind to see
you look like gold

you make me wanna sing
with all the joy you bring
you look like gold

like the rays down from the sun
when a new day has just begun
you look like gold

I’ve been fooled before
but now I know
I’ve made the mistake in the past
but now I know the difference
from gold and brass

not the kind of gold you wear
but the kind that can feel my care
you look like gold

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D-------------------------------------------------
a-------------------------------------------------

d-------------------------------------------------

g#-----2---------------2(p0)-------0-----7b.------

a-----2-2---3-----3----2(p0)-0--0-----/5-----5-53

d--0-2---2-(2)-2-(2)-2-2p0~~h4-4---0h4/7----7--75

Jeff Buckley - Vancouver

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26 Nov 2007

I walked the world with you, babe
A thousand miles with you
I dried your tears of pain, babe
A million times for you

I’d sell my soul for you babe
For money to burn with you
I’d give you all, and have none, babe
Just, just, justa, justa to have you here by me

Buon compleanno…

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God bless my soul here he comes now
The man with the most how does he do it?
Sure he’s got style he’s so heavy
He’s a trip can do anything
Anything anything
He’s my soul brother

He’s my best friend he’s my champion
And he will rock you rock you rock you
‘Cause he’s the saviour of the universe
He can make you keep yourself alive
Make yourself alive
Ooh brother cause he’s somebody somebody
You can love
He’s my soul brother

When you’re under pressure feeling under pressure
Yeah pressure yeah pressure
He won’t let you down
When you’re under pressure
Oh feeling under pressure yeah pressure
So he won’t let you down
My brother won’t let you down
He won’t he won’t he won’t let you down
He can do anything anything anything
He’s my soul brother

Buon trentesimo compleanno, Lupo!

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Eeeeed è partito!! Il Lupo è stato depositato a Malpensa stamattina da Mama e da me, e fra cinque ore e mezza atterrerà a Vancouver!
Non prima di averci fatto l’onore di passare la vigilia del viaggio con noi, ben avvolto da bistecche abnormi, asperso da tequila sale e limone [per digerire, mi dicono], protagonista di risate a lacrime e inzuccherato oltre ogni dire, che non ci pareva vero di averlo lì.


Suerte, mate!

I feel a change
back to a better day

(shape shift)
hair stands on the back of my neck
(shape shift)
in wildness is the preservation of the world

so seek the wolf in thyself

(shape shift) nose to the wind
(shape shift) feeling I have been
(move swift) all senses clean
(earth’s gift)back to the meaning, back to the meaning of wolf and man

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… ma quale avventura, questo è ammmòre!

Oggi è passato un anno esatto dal giorno in cui sono planata nel Granducato di Toscana. L’atterraggio è stato morbido da subito.
Dopo 365 giorni posso affermare che l’entusiasmo iniziale era più che giustificato, e che questa terra mi ha accolto come se le appartenessi.
In fondo un quarto di sangue fiorentino ce l’ho, sarà per quello…
Sarà anche per il lavoro che mi dà delle soddisfazioni, sarà per il BeBop, sarà per i personaggi che ho trovato qui e a cui mi sono già affezionata, così affini per certi versi ai miei adorati amici rimasti nella Terra delle Nebbie, su Atlantide, a RezzoMilia e a Caput Mundi.

La seconda parte del piano ora è vincere al Superenalotto e costruirmici casa, nel Granducato.

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Come dicevo qualche post fa, Rrrocco mi vizia.

Oggi non si è limitato a viziarmi, mi ha precipitato in un gorgo di lussuria mangereccia. Con la scusa di togliermi i semi dalla fetta di anguria che avevo già divorato per un terzo mi ha come suo solito fregato il piatto, e mi sono poi trovata davanti questa opera commovente:

Pregherei i signori della Corte di mettere a verbale che l’anguria con sopra il cioccolato al latte fuso è il trionfo della Gola, il sacro e il profano che danzano insieme sulle papille.

…Papparapappà-Pappà-Pappà… UnduettrèUnduettrè…

[Fotografie gentilmente concesse da Icara]

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Ogni tanto il mio microcosmo segue moti meravigliosamente browniani.
Stasera ero al BeBop per salutare tutti prima delle ferie e per sentire Acoustic Visions of Bob Dylan: gli eccezionali Francesco Maggi e Gabriele Savarese e ovviamente Bernardo, il mio bassista, chitarrista, cantante, citazionista, cabarettista, investigatore informatico, sceglitore di posti per concerti, architetto di Amici Miei e giocatore di Pictionary preferito.
E fin qui tutto normale [da quando vivo qui la qualità della mia normalità è decisamente elevata].

Quello che non mi aspettavo è avere il privilegio di un miniconcerto privato, nato oserei dire per caso, nella saletta viola.
Non mi aspettavo nemmeno che il mio desiderio espresso qualche post fa [cioè sentire Bernardo che canta At least that’s what you said dei Wilco] sarebbe stato non solo esaudito, ma addirittura esaudito in un’emozionante performance per pochi iniziati, ma così pochi che ero solo io.
Nonostante la qualità del mio canto sia del tutto opinabile, non ho potuto fare a meno di aggiungermi come seconda timida voce.

Esimio Jeff Tweedy, mi duole dirtelo ma senza esitazione alcuna dichiaro qui ed ora che, per i miei motivi affettivi e musicali, ma soprattutto affettivi, questa singola canzone nella retro-sala del BeBop vale il concerto intero dei Wilco del 17 luglio. Come direbbe la Maga, “tutta la vita!”.

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Capita che il mio primo concertone a Firenze sia proprio quello di Tori Amos, domani sera al Verdi.
Lo dedico al Gentile Utente lassù, bouncing off the clouds, per tutto quello che ricordano insieme Firenze, A Sorta Fairytale e questo periodo dell’anno.

and i’m so sad
like a good book
i can’t put this
day back
a sorta fairytale
with you
a sorta fairytale
with you

and i was ridin’ by
ridin’ along side
for a while till you lost me
and i was ridin’ by
ridin’ along till you lost me
till you lost me in
the rear view
you lost me
i said

way up north i took my day
all in all was a pretty nice
day and i put the hood
right back where
you could taste heaven
perfectly
feel out the summer breeze
didn’t know when we’d be back
and i, i don’t
didn’t think
we’d end up like
like this

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Un anno è poco nell’arco di una vita, ma è un’infinità nell’arco di dodici mesi. Lucia Vasini diceva qualcosa di simile in un dialogo con Paolo Rossi, ai tempi di Su La Testa.

Questo Long Ago dal suono tayloriano è appunto un anno, il Far Away è l’Australia, l’altro capo del mondo, un emisfero dove le stelle sono diverse da quelle che vedo io, invece di Orione e Cassiopea c’è la Croce del Sud, e l’acqua del wc scorre in senso contrario [sulla veridicità di questa affermazione sospendo il giudizio, ma l’ho sentita in una puntata dei Simpson e mi fa ridere]. Una terra ricca di creature mostruose [basti pensare al koala mannaro o al crudele kookaburra cannibale, per non parlare poi del famelico platypus delle Blue Mountains…], eppure il Lupo è uscito indenne da frutteti che celavano draghi spinosi e da brown snakes acquattati sotto gli scalini di casa, oltre che da bar più o meno malfamati [e qui potrei ricattarlo, con certe fotografie in mio possesso in cui è ritratto nelle improbabili vesti di cubista…] e da peregrinaggi nel deserto [questa ha un che di biblico].

Talmente indenne che domattina alle 8 atterrerà a Roma, e in un non meglio specificato momento nei prossimi giorni verrà traslato qui a VillaCougar affinchè per giorni e notti racconti alla sua sorellina cos’ha pensato, fatto e visto, e affinchè la sua sorellina lo renda edotto sugli ultimi rutilanti otto mesi della sua nuova meravigliosa vita fiorentina, oltre che sui malti invecchiati che vivono dietro al bancone del BeBop.

Pare vero.

Citando Mister Capra di “Cappuccetto Rosso e Gli Insoliti Sospetti” : Davveero? Davveeero? DavveroVeroVeroVeroVeeroooBuh!

[Mi suggerisce il mio bassista preferito che ormai dovrebbe essere Dingo, più che Lupo. Sottoporrò al Comitato questa proposta.]

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Ho inaugurato il mio ventottesimo anno di vita con una scena degna del miglior Woody Allen ibridato con Groucho Marx [e qualche molecola di Fantozzi a guarnire], complice Mama, piegata a portafoglio dalle risate. Son cose.
[Prendila così… Non possiamo farne un dramma… ]

Dove mai avrò passato la sera del mio compleanno? Al BeBop, pleonastico dirlo.

Pareva di essere tornati alla gloriosa epoca dei mercoledì sera della Cyrus Band, anche se il volantino fuori dalla porta del BeBop recitava “Lucio Battisti - Il concerto”.
E con me a festeggiare c’erano Mama ed Empidosi, assieme ai miei adorabili colleghi & amici del Granducato.
Grande la Mary che mi ha fatto gli auguri [che lo so che ero lì a festeggiare il compleanno, ma me n’ero quasi scordata presa com’ero dalle performances musicali della serata] a mezzo di uno shot a tradimento, affiancata in questa malefatta da Bernardo e Claude Le Barman. E poi uno si stupisce del fatto che quel posto sia il mio preferito di tutti i tempi, anche più del Pilutti’s a Udine.
Ma torniamo alla musica.
Dopo alcune melodie di battistiana memoria, tra cui una delle mie preferite che casualmente dà il nome al doppelgänger battistico della Cyrus Band cioè Cherry 3 Hill, i baldi giovani hanno fatto capire al pubblico di essere in forma eccezionale con cose come Sittin’ on the dock of the bay, la sempiterna Take it easy [che Empidosi non sapeva essere stata suonata anche da Jackson Browne… si le cose nun le sai… Salle!], Purple Rain e una chicca, ma che dico una chicca, potrei dire un enfatico, zaccagniniano e similorgasmico DAHHH! per descrivere l’interpretazione di Child In Time dei miei meravigliosi musici, in particolare gli acuti di Ciro e l’assolo di Donato.

Mi piace pensare di essere stata la sola a riconoscere i primi versi di At least that’s what she said dei Wilco, quando Bernardo li ha sussurrati tra una canzone e l’altra.
Adorerei sentirgliela cantare intera, come anche Late for the sky. [Metterò questa cosa nella mia lettera a Babbo Natale. Come “Ma siamo ad aprile!”? E allora? Ti sembra una scusa passabile?]

Ho ancora circa 20 ore di compleanno da festeggiare, ne userò una o due delle prossime per stare in terrazzo a guardare se qualche Liride passa di qui.

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