E’ con sommo orgoglio che mi faccio co-ambasciatrice del programma di marzo ‘07 del BeBop, appiccicandolo qui di seguito.

E’ con sommo orgoglio che mi faccio co-ambasciatrice del programma di marzo ‘07 del BeBop, appiccicandolo qui di seguito.

Habemus Felis Concolor!
E’ fatta. Dopo una progettazione protrattasi per almeno tre anni, nonostante numerosi tentativi di sabotaggio [persino il Tristo Mietitore s’è messo di mezzo], è fatta. Ho finalmente il mio puma. E dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli [cit.], è venuto fuori proprio come lo aveva iniziato a disegnare il Gentile Utente.
Sono una coguara felice, anche se dopo quattro ore seduta a cavalcioni di una sedia a farmi massacrare con aghi e inchiostri [’stavolta m’ha fatto un male cane…] sono veramente ma veramente sfi-ni-ta.

Le sensazioni non tollerano governi né buoni né cattivi, si rendono libere da sole e se le costringi devastano tutto.
Dal racconto di MammaStìl, alias Kabeira, “Tatuaggio“.
Credo che ci sia una componente fondamentale che determina il modo in cui viene affrontato qualsiasi evento o azione da intraprendere, e questa componente si potrebbe definire come Thought Transit Coefficient, dato dalla relazione tra i fattori α - quantità, β - velocità e γ - peso specifico di ogni singolo pensiero, con un range analogo a quello della fuzzy logic, cioè tra 0 e 1.
Altrimenti detto ferma ’sti neuroni che devo attraversare, disgraziato![firmato: il Pollo].
Esempio n°1 - il Viaggio.
Caso A) - T.T.C. ≤0.3 [0 - 0.3]
In questa condizione, ogni tipo di viaggio è adeguato, con preferenza per il viaggio panoramico: non ci sono elevati consumi di risorse dovuti alla temuta sindrome da Pippa Mentale o a quella da Problema In Corso, si è quindi in grado di godersi la strada ammirando le eventuali bellezze circostanti, di fermarsi a fare cose, vedere gente o fumare una sigaretta sul ciglio della strada giusto perchè il posto è carino, di avere compagni di viaggio con cui scambiare amene conversazioni e insomma, cazzeggiare. Questo genere di viaggio viene ricordato, solitamente per fatti esilaranti, e resta nei racconti dei partecipanti per un bel pezzo. Con la classica chiusura dei temi delle elementari, “…e stanchi ma felici ritornammo a casa.”
Caso B) - T.T.C. ≥0.4 [0.4 - 1]
Il cervello è tempestato da scorribande di pensieri che non rispettano nè le precedenze nè tantomeno i semafori, parcheggio non ce n’è quindi sono sempre in moto [notevolmente browniano]. Ne consegue che in questo caso, la formula più adeguata sia l’associazione di due circostanze a basso consumo di risorse: autostrada e orario che va dalla mezzanotte alle cinque del mattino.
L’autostrada non richiede particolari attenzioni, non ci sono semafori, di solito è abbastanza dritta, raro dover cambiare marcia. Inoltre, di notte la poca densità di autoveicoli rende poco frequente anche il sorpasso. Il risultato è che, piazzati comodamente lì, al quasibuio, da soli [requisito notevolmente importante], si riesce meglio a cacciare sul tavolo tutto quel casino di idee e a rimetterle in ordine nel mazzo. O quantomeno a ridurne l’entropia.
Questo secondo genere di viaggio ha un fine, oltre a quello generico di arrivare in un posto, che lo rende utile ma non persistente nella memoria. Ovvero, i chilometri passano molto rapidamente, non ci sono eventi esterni degni di nota ma solo i processi che si svolgono all’interno del cranio.
In entrambi i casi, si mette però in pratica l’insegnamento di Robert Pirsig, [vedi a lato], anche se in modi diversi e con scopi differenti.
Il viaggio resta comunque un lasso di tempo in cui accade qualcosa, non solo uno spostamento per raggiungere una meta.
…ma la vista dal terrazzo non è malvagia.
Bene.
Questa è la mia nuova casa.
Il bagno è naturalmente in fondo a sinistra [credo che la consuetudine di mettere il bagno in fondo a sinistra sia un modo per favorire l’utente nelle occasioni in cui non può più contare sulla ragione ma solo sull’istinto… una ciucca galattica o una necessità improrogabile nel mezzo della notte sono due possibili esempi. Se mi alzo di notte per andare in bagno, di solito ci vado senza nemmeno aprire gli occhi né accendere la luce, per non svegliarmi troppo], lì sul tavolo ci sono le patatine e il formaggio puzzone per Pista, il purè per Boxi, i gambi di sedano con pinzimonio a parte per Senera, la soppressa per il Lupo e poi di là c’è la teglia di frico. Come dov’è? È quella vasca di acciaio inox profonda circa un metro, quadrata, che occupa mezzo salotto, dai. La roba da bere è un po’ in frigo e il resto nella vasca a rinfrescarsi. I portaceneri sono sulla mensola in cucina, sì, quella sotto il posagatto con Belfagor sopra che vi smiccia di loffio [come usavano dire a Udine i fighetti quando ero alle medie.] e se cercate i pornazzi, beh, qui non li troverete di certo! [Li ho nascosti molto bene]
[Il vecchio blog è qui: Steelrain.splinder.com]
