16/5/2007 Firenze - Firenze - Firenze
[Oh Be Bop baby gonna blow your top, hey ho hey ho]
In mancanza di Johnny, arrivato in ritardo, ho fatto gli onori di casa a Patricia Vonne e Robert LaRoche quando sono arrivati al BeBop, in compagnia di Andrea Parodi e Max LaRocca [curiosa pseudo-omonimia…]. Nel raggio di cento metri l’unica a non essere una musicista ero io.
Fanno un soundcheck-lampo, giusto Morning After, e i suoni sono subito a posto.
Scopro, a cena davanti al Duomo, che Patricia e Robert sono due personaggi deliziosi ed estremamente amichevoli, lei è molto più bella che in fotografia e ha un’allegria che ti stende, lui ha quest’aria sorniona e bonaria dietro agli occhiali azzurrati. Si chiacchiera della scena musicale di Austin, nomi di musicisti pazzeschi saltano tra i piatti di tagliata e le pizze con noncuranza.
Non pare di essere a tavola con la sorella di Robert Rodriguez ma con dei vecchi amici che non si vedono da tempo.
Concertone al BeBop, Robert alla chitarra e Patricia che canta [dddddio che voce…], accompagna la musica con le nacchere e si muove come se non avesse delle giunture, proiettando in sala il suo sorriso enorme. Spettacolari.
Finito di suonare, Robert va fuori a fumare ma il pubblico reclama gli artisti e deve lasciare la sigaretta a metà.
Dopo vagonate di applausi il locale si svuota e si inizia a chiudere. Ma hey! C’è una chitarra solitaria e triste sul palco! Non sia mai. Johnny imbraccia la Gibson di Robert e dà il via a una session acustica per pochi eletti, mentre Patricia mi spiega come si suonano le nacchere e chiacchieriamo.
Sono le tre passate quando arrivo a casa, ho meno di quattro ore di tempo per far pace con Morfeo.
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17/5/2007 Firenze - Correggio -Firenze
[Joe’s gone ridin’]
Come molti comuni mortali, io lavoro. Classico orario 9-18 [quando va bene].
Quindi stamattina ero a lavorare, con tazza da litro di caffè a fianco.
A mezzogiorno e mezzo arriva La Telefonata: Patricia e Robert mi aspettano per pranzo all’una. Dopo aver indorato la pillola al capo comunicandogli lo stato dei lavori, prendo una mezza giornata di permesso e mi fiondo in Duomo. Una ribollita annaffiata da una caraffa di vino rosso fa da preludio ad un pomeriggio in giro per il centro con finale sul tetto della Rinascente, al sole, con caffè freddo, tiramisu e cappuccino, birra e chinotto, e poi verso le cinque loro partono per Correggio, dove suoneranno alla Galera.
Alle sei sono in macchina alla volta di Reggio Emilia, ho da recuperare un pacco prezioso.
Con gli occhi blu. [La Maga, esattoooo!]
Dopo una rapidissima cena con Ukio e la Fre [e Pirulino che se la dorme] filiamo a velocità warp sulla strada per Correggio.
E ci facciamo delle domande senza risposta, la psiche umana è imperscrutabile, incoerente e incomprensibile.
A Correggio troviamo questo locale ricavato dalle antiche galere, appunto, con i tavoli sul marciapiede alberato. Lo spazio è un po’ angusto per i musicisti e Patricia fa un po’ fatica a dominare l’esuberanza, ma fanno un grande concerto ugualmente, con gli ammiratori che fanno a gara a rabboccare il bicchiere di vino di Robert. Qui l’atmosfera è più da pianobar rispetto al BeBop, ma loro si adattano molto bene.
Finisce la musica, Robert si accende la sigaretta, e dopo appena due tiri gli applausi lo riportano davanti al microfono. E’ una costante.
Li vado a salutare, ma mentre iniziano i vari “fate buon viaggio” e “ci teniamo in contatto” Andrea mi dice che l’indomani saranno ad Arcola, vicino a Sarzana. A quell’ora sono troppo sfinita per fare programmi, ma nel mio capino si insinua l’idea di andare anche là. Intanto devo tornare a Firenze, che l’indomani ovviamente sono a lavorare.
E una coda di due chilometri di TIR, dopo Roncobilaccio, non aiuta a tenermi sveglia.
Arrivo a casa verso le tre e mezza, con Morfeo inviperito che minaccia di tornare da sua madre se non la smetto di dormire così poco.
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18/5/2007 Firenze - Arcola - Firenze
[Don’t mess with Texas or a green eyed girl]
Arrivo in ufficio con ancora i segni del cuscino in faccia e l’espressione da pugile suonato.
Verso le cinque di pomeriggio rischio il tracollo, faticando non poco a distinguere le lettere sulla tastiera, e penso di abbandonare il progetto-Arcola. Ma dura poco.
Vado a casa, scaccio le avances di Morfeo con una doccia fredda, e alle nove e mezza sono di nuovo in macchina, sveglia come un grilo.
Chi ha progettato il tratto di autostrada tra Lucca e La Spezia è un dannato figlio di nessuno, perchè il bivio Livorno-Genova non è segnalato e io ovviamente prendo per Livorno. Dopo una quarantina di chilometri di deviazione, sono di nuovo sulla rotta giusta e alle undici e mezza arrivo al Pegaso.
C’è perfino il tempo per una birra con Zio G.L., che poi si raccomanda che resti là a dormire se sono stanca. Ma io sono un cyborg, non ho bisogno di dormire! [certe volte lo penso davvero…]
Sul palco del Pegaso con Patricia e Robert c’è Marco Python Fecchio alla chitarra elettrica, e questo connubio risulta veramente speciale. Alla fine sale sul palco anche Andrea Parodi e insieme eseguono un brano metà in italiano e metà in inglese, chiudendo alla grande la serata.
Di nuovo una jam session acustica per pochi eletti, Andrea strimpella e Robert inventa le parole a braccio, cantando degli ultimi tre giorni in Italia e di noi che li abbiamo seguiti. Dice che è bello trovare persone come noi, avere degli amici che creano un clima familiare a migliaia di chilometri da casa. Dice anche che è come se ci conoscessimo da anni.
Stavolta purtroppo ci si saluta per davvero, ma ho in saccoccia un invito ad andare a Austin a trovarli.
Può darsi che succeda nemmeno troppo in là nel tempo…
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19/5/2007 Firenze e basta.
Dodici ore di sonno iniziano a rimettermi in sesto.
E dopo tre giorni “on the road” o quasi, non c’è nulla di meglio dei Pretzel al BeBop per facilitare il ritorno alla vita normale.