Ovvero, una delle migliori formazioni della storia al BeBop ieri sera:
Cyrus, Bernardo, Donato e il superospite Enzino alla batteria.

Insomma una Rino Gaetano Night inframmezzata da storico rock’n'roll [citofonare Bernardo per la pronuncia corretta], con Ciro che suona senza il RE ma una corda mancante gli fa un baffo, Donato che al solito si denuda dopo venti minuti di concerto, Spandi Spendi Effendi a 45 giri invece che 33, una bellissima Helpless e uno sporco trucco [perfettamente funzionante, ma si sa che il mio bassista preferito mi conosce, quanto a debolezze musicali] per farmi restare altri cinque minuti, in forma di Take It Easy.

Farò una petizione perchè ne facciano di più, di queste serate.

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IMMENSO.

Per la recensione vi mando dal Generale: lo avrei voluto scrivere io, quello che ha scritto lui di questo film.

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Pazzesco.

Meraviglioso.

Da restarci secchi.

Pensare che questi musicisti suonano da mezzo secolo insieme.

Ho visto e sentito dal vero l’Old Black…
La stessa di una delle mie musiche preferite di tutti i tempi, la colonna sonora di Dead Man, di cui sono sicura [siamo sicuri] abbia accennato le prime note.
E probabilmente anche la D-28 di Hank Williams, ma quella è già più complesso distinguerla dalla platea alta dell’Arcimboldi, almeno per me. La American Vintage di Ben Keith però era facile, la paletta è inconfondibile. E la steel guitar? Santoddio…
C’erano sei chitarre intorno a Neil Young nel primo set, quello acustico.

E come zompettava in giro nel set elettrico, e la voce che ha!
Per non parlare dell’emozione di aver sentito dal vivo Harvest, che è una delle prime canzoni di cui ho memoria assieme a Shine On You Crazy Diamond, grazie a Mama e ai suoi vinili.

E naturalmente, visti i compagni di concerto che ho avuto, anche il contorno è stato magnifico. Non avrebbe potuto essere altrimenti.

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Se tra i quattro gatti e mezzo che leggono questo blog ce ne fossero stanziati in Toscana e amanti del blues, direi loro [anzi glielo dico proprio, chiunque essi siano] di andare a sentire i CIGARbalblus, che son bravissimi davvero vero vero.

Sono anche simpatici e zuzzurelloni, che come i miei affezionati sanno è una qualià che nei musici apprezzo particolarmente.

Detto ciò… non son più abituata a far ’sti orari. Che scandalo. Dovrò ricominciare ad andare in giro per concerti, sennò non mi leverò più quella pessima abitudine di dormire otto ore a notte………

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Avvertenza: il titolo di questo post non rispecchia nemmeno per un pelo il mio stato attuale.

Però ganzo il concerto di ieri sera dei Dream Theater a Bologna.

Confesso, come i miei compagni di concerto sanno, che ascoltarli in cd mi fa venire sonno dopo un quarto d’ora [e non so come sono sopravvissuta alla visione per intero di Metropolis 2000 - Scenes from New York in dvd…], ma dal vivo meritano senza dubbio parecchio. Insomma, me li son goduti assai.

L’unica ombra è stata la mancanza del mio compagno di concerti preferito di tutti i tempi, il Lupo, anche perchè credo avrebbe apprezzato le evoluzioni quasi tennistiche a dritto e rovescio di Mike Portnoy e avrebbe avuto più successo di me nell’identificazione degli innumerevoli elementi di cui era composta la sua batteria. Ho contato approssimativamente più di una dozzina di piatti di varia natura e altrettanti tamburi di diversa foggia e funzione, oltre al gong e a tre piattini che potevano essere ice bells, forse.

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Ieri sera al BeBop la Battisti night ha offerto al pubblico una performance fuori dall’ordinario, grazie alla metamorfosi di Donato da chitarrista dei Pretzel a batterista gnudo dei Cherry 3 Hill. Nonostante lievi cedimenti strutturali dello strumento, ha completato benissimo il trio.

Non credo c’entri Battisti, forse al massimo sarà stata colpa delle olive divorate ad un’ora imprecisata della notte… ma stanotte ho sognato una serie di checkbox.
Ho ricevuto inoltre un segno karmico: ieri ho avuto una conversazione a proposito delle Ford Mustang. Poco fa, nella pagina di moderazione dei commenti di Wordpress è apparsa una serie di commenti spam con oggetto “ford mustang“. E allora ditelo.

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Finalmente sono tornata alle buone abitudini: pennica di un paio d’ore [20-22] dopo il lavoro, doccia e poi musica al BeBop fino a tarda notte, in deliziosa compagnia.

Il mercoledì dei miei primordi al BeBop si è ripresentato nella veste della triade acustica Johnny-Bernardo-Cyrus, con un regalo da parte del mio bassista preferito [Late For The Sky] più un incidente di percorso durante Doolin’ Dalton quando è saltata una corda, ma lui ha proseguito senza colpo ferire la strofa: “…two brothers lyin’ dead in Stringville…”. Magnifico.

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Noi saremmo voluti andare alla retrospettiva su Francis Ford Coppola, peccato che al cinema sotto l’ufficio dessero Shrek terzo.

Talmente peccato che ci siamo andati, Bakis, Ahab e io, visto che l’ordine alfabetico mi sta antipatico. Per quanto mi riguarda, ho riso a lacrime per alcune scene e sono sufficientemente soddisfatta. Ma sentivo ghignare anche i miei compari, uno di qua e uno di là come gli scagnozzi dei boss italoamericani degli anni ‘30.

E poi la scena di quel galantuomo di Ahab che mi compra le caramelle gommose al gusto di cola è stata deliziosa. Non so perchè, ma fa molto “Grease”.

Che sia l’ultima volta che ve ne andate in ferie tutti insieme. Se proprio dovete farlo, allora portate anche me.

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Che annata pessima il 2007… Dopo Comencini, Bergman e Antonioni, pure lui se n’è andato.

Max Roach, a founder of modern jazz who rewrote the rules of drumming in the 1940’s and spent the rest of his career breaking musical barriers and defying listeners’ expectations, died early today in Manhattan. He was 83.

[DrummerWorld]

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Questa strofa riassume le mie ultime ventiquattr’ore:

Lakeside view Bluesiana Velden
playing rock’n'roll all night

with 3 hours of sleep and a dutch cigarette

La strofa è di una canzone dell’ultimo disco di Patricia Vonne, Firebird.

E ovviamente, questi 1100 chilometri in 24 ore che mi sono smazzata sono stati per andare a sentire lei e Robert LaRoche che suonavano, appunto, al Bluesiana di Velden am Wörthersee. Visto che era il posto più vicino in cui suonassero e che non li vedevo da maggio…

Che fai, te ne privi?

Partenza mercoledì alle 13 da Firénze, per rientrare esattamente ventiquattr’ore dopo, in tempo per fare una doccia e andare a lavorare.

In mezzo, ore di guida senza aria condizionata, litri di roba fresca buttati giù, Camogli all’autogrill dopo Pontebba e il Lupo che guida in Austria e si lamenta di essere ingrassato [sieee e dove li avresti messi quei 5/6 chili che hai preso? …La domanda è volutamente tendenziosa].
Un concerto con i miei compagni di concerto preferiti di tutti i tempi, ovvero Mama e Lupo.
Patricia e Robert sono stati sorpresissimi di vederci e ci hanno fatto un sacco di feste. Stavolta non suonavano in duo acustico ma con un batterista e un bassista olandesi. Detto bassista olandese, Niko, ha fatto delle robe, ma delle robe… E il Lupo, mentre Patricia suonava le castañuelas, ha esordito con un sorpreso “Ma questa è un metronomo!”. Inoltre Robert dà delle notevoli soddisfazioni con la sua Rickenbacker bicolore oltre che con la Gibson acustica, e Patricia ha sempre una voce eccezionale e una maniera di stare sul palco che ho visto pochissime volte.

Insomma, ci si rivede a novembre, forse in Italia… o in qualunque altro posto…

Mi permetto di citare, a mo’ di postilla, una frase dettami da Empidosi al telefono stasera: “Anche Mozart era tutto variazioni e formaggio, dopo tutto…”.

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Ogni tanto il mio microcosmo segue moti meravigliosamente browniani.
Stasera ero al BeBop per salutare tutti prima delle ferie e per sentire Acoustic Visions of Bob Dylan: gli eccezionali Francesco Maggi e Gabriele Savarese e ovviamente Bernardo, il mio bassista, chitarrista, cantante, citazionista, cabarettista, investigatore informatico, sceglitore di posti per concerti, architetto di Amici Miei e giocatore di Pictionary preferito.
E fin qui tutto normale [da quando vivo qui la qualità della mia normalità è decisamente elevata].

Quello che non mi aspettavo è avere il privilegio di un miniconcerto privato, nato oserei dire per caso, nella saletta viola.
Non mi aspettavo nemmeno che il mio desiderio espresso qualche post fa [cioè sentire Bernardo che canta At least that’s what you said dei Wilco] sarebbe stato non solo esaudito, ma addirittura esaudito in un’emozionante performance per pochi iniziati, ma così pochi che ero solo io.
Nonostante la qualità del mio canto sia del tutto opinabile, non ho potuto fare a meno di aggiungermi come seconda timida voce.

Esimio Jeff Tweedy, mi duole dirtelo ma senza esitazione alcuna dichiaro qui ed ora che, per i miei motivi affettivi e musicali, ma soprattutto affettivi, questa singola canzone nella retro-sala del BeBop vale il concerto intero dei Wilco del 17 luglio. Come direbbe la Maga, “tutta la vita!”.

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Stasera al BeBop mi sono evoluta.
Suonavano lo strapoteotico Marco Fontana [per dirla alla Ciro] e Vieri Bougleux.
Carrettate di avventori, e solamente Ciro e Claudio dietro al bancone, orfani delle pulzelle-bariste.
Questo è un lavoro per Stupendoman! Direbbe qualcuno [anche qualchedue] di mia conoscenza. Ma Stupendoman era impegnato altrove, che si fa? Io sono baristicamente inutile…
O meglio. Da stasera sono quasi baristicamente inutile.
E sì, perchè i nostri due eroi hanno preso in parola la mia offerta di aiuto e così sono passata dall’altra parte della barricata, dopo essermi fatta spiegare come si spina una birra. [Emozione! Ho imparato a spinare!]
Tra le innumerevoli medie chiare mi è capitata persino una weiss da litro. Se la mia carriera di informatica dovesse naufragare, ho almeno un diverso punto di partenza.

Well we was having so much fun
I didn’t know it was half past one
I turned around to have one more
I looked at the clock and it was half past four

Hey bartender
Hey man look a here
A draw one, draw two, draw three, four glasses of beer

[Hey Bartender - The Blues Brothers]

Mi preme infine citare l’uscita di Marco Fontana all’inizio di “Con il nastro rosa” di Battisti, quando ha iniziato a cantare “Inseguendo il 17 a Porta al Prato…”, e Paolo Conte e Capossela, tra gli altri. Fantastico.

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Capita che il mio primo concertone a Firenze sia proprio quello di Tori Amos, domani sera al Verdi.
Lo dedico al Gentile Utente lassù, bouncing off the clouds, per tutto quello che ricordano insieme Firenze, A Sorta Fairytale e questo periodo dell’anno.

and i’m so sad
like a good book
i can’t put this
day back
a sorta fairytale
with you
a sorta fairytale
with you

and i was ridin’ by
ridin’ along side
for a while till you lost me
and i was ridin’ by
ridin’ along till you lost me
till you lost me in
the rear view
you lost me
i said

way up north i took my day
all in all was a pretty nice
day and i put the hood
right back where
you could taste heaven
perfectly
feel out the summer breeze
didn’t know when we’d be back
and i, i don’t
didn’t think
we’d end up like
like this

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16/5/2007 Firenze - Firenze - Firenze
[Oh Be Bop baby gonna blow your top, hey ho hey ho]
In mancanza di Johnny, arrivato in ritardo, ho fatto gli onori di casa a Patricia Vonne e Robert LaRoche quando sono arrivati al BeBop, in compagnia di Andrea Parodi e Max LaRocca [curiosa pseudo-omonimia…]. Nel raggio di cento metri l’unica a non essere una musicista ero io.
Fanno un soundcheck-lampo, giusto Morning After, e i suoni sono subito a posto.
Scopro, a cena davanti al Duomo, che Patricia e Robert sono due personaggi deliziosi ed estremamente amichevoli, lei è molto più bella che in fotografia e ha un’allegria che ti stende, lui ha quest’aria sorniona e bonaria dietro agli occhiali azzurrati. Si chiacchiera della scena musicale di Austin, nomi di musicisti pazzeschi saltano tra i piatti di tagliata e le pizze con noncuranza.
Non pare di essere a tavola con la sorella di Robert Rodriguez ma con dei vecchi amici che non si vedono da tempo.
Concertone al BeBop, Robert alla chitarra e Patricia che canta [dddddio che voce…], accompagna la musica con le nacchere e si muove come se non avesse delle giunture, proiettando in sala il suo sorriso enorme. Spettacolari.
Finito di suonare, Robert va fuori a fumare ma il pubblico reclama gli artisti e deve lasciare la sigaretta a metà.
Dopo vagonate di applausi il locale si svuota e si inizia a chiudere. Ma hey! C’è una chitarra solitaria e triste sul palco! Non sia mai. Johnny imbraccia la Gibson di Robert e dà il via a una session acustica per pochi eletti, mentre Patricia mi spiega come si suonano le nacchere e chiacchieriamo.
Sono le tre passate quando arrivo a casa, ho meno di quattro ore di tempo per far pace con Morfeo.

17/5/2007 Firenze - Correggio -Firenze
[Joe’s gone ridin’]
Come molti comuni mortali, io lavoro. Classico orario 9-18 [quando va bene].
Quindi stamattina ero a lavorare, con tazza da litro di caffè a fianco.
A mezzogiorno e mezzo arriva La Telefonata: Patricia e Robert mi aspettano per pranzo all’una. Dopo aver indorato la pillola al capo comunicandogli lo stato dei lavori, prendo una mezza giornata di permesso e mi fiondo in Duomo. Una ribollita annaffiata da una caraffa di vino rosso fa da preludio ad un pomeriggio in giro per il centro con finale sul tetto della Rinascente, al sole, con caffè freddo, tiramisu e cappuccino, birra e chinotto, e poi verso le cinque loro partono per Correggio, dove suoneranno alla Galera.
Alle sei sono in macchina alla volta di Reggio Emilia, ho da recuperare un pacco prezioso.
Con gli occhi blu. [La Maga, esattoooo!]
Dopo una rapidissima cena con Ukio e la Fre [e Pirulino che se la dorme] filiamo a velocità warp sulla strada per Correggio.
E ci facciamo delle domande senza risposta, la psiche umana è imperscrutabile, incoerente e incomprensibile.
A Correggio troviamo questo locale ricavato dalle antiche galere, appunto, con i tavoli sul marciapiede alberato. Lo spazio è un po’ angusto per i musicisti e Patricia fa un po’ fatica a dominare l’esuberanza, ma fanno un grande concerto ugualmente, con gli ammiratori che fanno a gara a rabboccare il bicchiere di vino di Robert. Qui l’atmosfera è più da pianobar rispetto al BeBop, ma loro si adattano molto bene.
Finisce la musica, Robert si accende la sigaretta, e dopo appena due tiri gli applausi lo riportano davanti al microfono. E’ una costante.
Li vado a salutare, ma mentre iniziano i vari “fate buon viaggio” e “ci teniamo in contatto” Andrea mi dice che l’indomani saranno ad Arcola, vicino a Sarzana. A quell’ora sono troppo sfinita per fare programmi, ma nel mio capino si insinua l’idea di andare anche là. Intanto devo tornare a Firenze, che l’indomani ovviamente sono a lavorare.
E una coda di due chilometri di TIR, dopo Roncobilaccio, non aiuta a tenermi sveglia.
Arrivo a casa verso le tre e mezza, con Morfeo inviperito che minaccia di tornare da sua madre se non la smetto di dormire così poco.

18/5/2007 Firenze - Arcola - Firenze
[Don’t mess with Texas or a green eyed girl]
Arrivo in ufficio con ancora i segni del cuscino in faccia e l’espressione da pugile suonato.
Verso le cinque di pomeriggio rischio il tracollo, faticando non poco a distinguere le lettere sulla tastiera, e penso di abbandonare il progetto-Arcola. Ma dura poco.
Vado a casa, scaccio le avances di Morfeo con una doccia fredda, e alle nove e mezza sono di nuovo in macchina, sveglia come un grilo.
Chi ha progettato il tratto di autostrada tra Lucca e La Spezia è un dannato figlio di nessuno, perchè il bivio Livorno-Genova non è segnalato e io ovviamente prendo per Livorno. Dopo una quarantina di chilometri di deviazione, sono di nuovo sulla rotta giusta e alle undici e mezza arrivo al Pegaso.
C’è perfino il tempo per una birra con Zio G.L., che poi si raccomanda che resti là a dormire se sono stanca. Ma io sono un cyborg, non ho bisogno di dormire! [certe volte lo penso davvero…]
Sul palco del Pegaso con Patricia e Robert c’è Marco Python Fecchio alla chitarra elettrica, e questo connubio risulta veramente speciale. Alla fine sale sul palco anche Andrea Parodi e insieme eseguono un brano metà in italiano e metà in inglese, chiudendo alla grande la serata.
Di nuovo una jam session acustica per pochi eletti, Andrea strimpella e Robert inventa le parole a braccio, cantando degli ultimi tre giorni in Italia e di noi che li abbiamo seguiti. Dice che è bello trovare persone come noi, avere degli amici che creano un clima familiare a migliaia di chilometri da casa. Dice anche che è come se ci conoscessimo da anni.
Stavolta purtroppo ci si saluta per davvero, ma ho in saccoccia un invito ad andare a Austin a trovarli.
Può darsi che succeda nemmeno troppo in là nel tempo…

19/5/2007 Firenze e basta.
Dodici ore di sonno iniziano a rimettermi in sesto.
E dopo tre giorni “on the road” o quasi, non c’è nulla di meglio dei Pretzel al BeBop per facilitare il ritorno alla vita normale.

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Scherzavo, quando dicevo che oggi avrei raccontato degli ultimi due giorni in compagnai di questi due strabilianti personaggi.

Se il mio compagno di merende non mi dà buca, stasera di nuovo in viaggio per vedere Patricia e Robert.
Dopo ieri sera a Correggio (RE) con la Maca, stasera tocca ad Arcola (SP).

E voi, miei amati lettori lombardi, sappiate che saranno a suonare a Seregno e a Milano, il 20 e il 21 maggio. Andateci.

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