16 Jan 2008

Dei trentuno milioni di secondi che ci sono in un anno, mi disse una volta, sono pochi quelli che meritano di essere ricordati. E sono quelli che ci fanno rabbrividire e soffrire per sempre.
[Jonathan Carroll - I bambini di Pinsleepe]

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L’uomo si volta e all’altro capo della strada vede il puma. Un magnifico animale, beige e dorato, il cui pelo serico brilla sotto un sole cocente.
Tutto brucia. La case, i granai s’infiammano, ma l’uomo deve continuare a camminare tra queste pareti di fuoco, poichè anche il puma si mette in marcia, e lo segue a distanza con una lentezza maestosa.
- Dove posso rifugiarmi? Non c’è via di scampo. Le fiamme o le fauci. In fondo alla strada forse? Questa strada dovrà pu finire da qualche parte, l’infinito non esiste, tutte le strade finiscono, sboccano su una piazza, su un’altra strada. Aiuto!
Ha gridato. Il puma è vicino, appena dietro di lui.
L’uomo non ha più il coraggio di voltarsi, non può più proseguire, i suoi piedi si radicano al suolo. Aspetta con indicibile terrore che l’animale lo assalga, che lo strazi dalle spalle alle cosce, che gli squarci la testa.
Ma il puma lo supera e continua per la sua strada, impassibile, poi si accuccia ai piedi di un bambino che prima non c’era, che è appena comparso e accarezza la testa del puma.
Il bambino guarda l’uomo paralizzato dalla paura.
- Non è cattivo, è mio. Non deve avere paura, non mangia carne, mangia soltanto anime.

[tratto da “Il canale”, in “La Vendetta” di Agota Kristof]

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Quando si finisce di leggere un libro come La Regina del Sud di Arturo Pérez-Reverte, non si riesce inziarne subito un altro. Sarebbe come cercare di mangiare un piatto di riso scondito dopo una fiorentina.

Squillò il telefono e lei seppe che l’avrebbero uccisa. Lo seppe con una tale sicurezza che rimase immobile, il rasoio alzato, i capelli appiccicati alla faccia nel vapore dell’acqua calda che gocciolava sulle piastrelle. Drin. Rimase fermissima, trattenendo il respiro come se l’immobilità o il silenzio potessero cambiare il corso degli eventi già accaduti. Drin. Era nella vasca da bagno e si stava depilando la gamba destra, con l’acqua insaponata che le arrivava alla vita, e le venne la pelle d’oca come se avesse appena aperto il rubinetto dell’acqua fredda. Drin. Nello stereo della camera da letto Los Tigres del Norte cantavano le storie di Camelia la Texana. Tradimento e contrabbando, dicevano, non possono andare d’accordo. Aveva sempre temuto che certe canzoni fossero presagi, e di colpo si erano trasformate in realtà cupa e minacciosa. Il Biondo ci scherzava sopra; ma quello squillo dava ragione a lei e torto al Biondo.

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“Fra circa 14 ore parto”, mi dice il Pinta al telefono. Tornerà per l’estate, paperotto migratore che non è altro.
E io penso che un pezzettino di me se lo porterà con lui in Messico. Un pezzetto intangibile, certo, che alla mia conformazione priva di spigoli ci tengo parecchio, ma comunque ci sarà una briciola di me nascosta nella valigia, in mezzo ai calzini e ai libri, per vedere ancora le facce indie che sorridono e i tramonti sull’Oceano, e pensare di essere quasi vicino a El Sup e a Don Durito della Lacandona, da qualche parte, nella selva.

Que te vaya todo bien!

Come accompagnamento, niente musica ma i Cuentos para una soledad desvelada, del Subcomandante Marcos.

“Vi ricordo che le divisioni tra paesi servono solo a far esistere il delitto di “contrabbando” e a dar senso alle guerre. Di certo esistono almeno due cose al di sopra di ogni frontiera: una è il crimine, che, travestito da modernità, distribuisce miseria su scala mondiale: l’altra è la speranza che la vergogna esista solo quando sbagliamo un passo di danza e non ogni volta che ci guardiamo allo specchio. Per porre fine al primo e far morire la seconda, bisogna solo lottare ed essere migliori. Il resto viene da se e di solito è quello che va a riempire le biblioteche e i musei. Non è necessario conquistare il mondo, basta farlo nuovo”.
[Subcomandante Marcos]

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08 Oct 2006

“Ricordate quei test in cui vengono mostrate molto rapidamente una decina o una ventina di fotografie e poi si deve rispondere a una serie di domande?”.
“Riguardo alle foto?”.
“Esatto”.
Sia Haden che Leni annuirono.
Bob proseguì. “C’è stato un tempo in cui avreste rammentato ogni minimo particolare. Avreste potuto dire quanti fili d’erba c’erano in un prato. O quante nuvole in cielo, e descriverne le forme, tutto ogni cosa. Ma non sto parlando di fotografie adesso, sto parlando dei vostri sogni.
Un tempo l’umanità aveva due cervelli. Potete chiamare uno il cervello diurno e l’altro quello notturno. Si completavano a vicenda ed erano fatti per funzionare insieme. Quando nella vita quotidiana sorgeva un problema che non si era in grado di risolvere, il più delle volte bastava andare a dormire. Al che interveniva il cervello notturno che, con la sua diversa modalità di percezione delle cose, trovava una soluzione. Non sempre, ma di solito sì. La possibilità di utilizzare entrambi rendeva gli uomini più equilibrati, aperti a opportunità e orientamenti diversi.”.
“Assomiglia alla teoria dell’emisfero destro e sinistro del cervello. Sai, gli scienziati dicono che i due emisferi hanno funzioni diverse. Uno è creativo, l’altro è analitico…”
Bob respinse l’idea agitando la grossa zampa bianca davanti a sè. “No, Leni, è tutta un’altra cosa. La ragione per cui la gente fa tanta fatica a comprendere la vita è che questa è fatta per essere affrontata sia a livello conscio che inconscio. Immagina che la tua vita sia un pezzo di carne che può essere masticato bene soltanto se hai una buona dentatura, sia sopra che sotto”. A dimostrazione di quel che diceva, l’orso piazzò le due zampe una sopra l’altra, dopo di che le spalancò e le richiuse come se fossero un paio di mascelle.

[Zuppa di vetro - Jonathan Carroll, p. 225]

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Le sensazioni non tollerano governi né buoni né cattivi, si rendono libere da sole e se le costringi devastano tutto.

Dal racconto di MammaStìl, alias Kabeira, “Tatuaggio“.

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Ho appena letto una storia che m’è piaciuta parecchio, opera dell’amico Ubi.

La trovate qui, nel Colletivo Soda.

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07 Mar 2006

Chi siamo noi per parlare di conseguenze, se della loro interminabile fila che incessantemente ci viene incontro possiamo vedere solo la prima, Significa forse che qualcosa può ancora accadere, Non qualcosa, tutto, Non capisco, E’ solo perchè viviamo tanto assorti che non ci accorgiamo come quello che via via ci accade lasci intatto, in ogni momento, ciò che ci può accadere, Questo vuol dire che quanto ci può accadere è in continua rigenerazione, Non solo si rigenera ma si moltiplica, ci basta paragonare due giorni successivi, Non ho mai pensato che fosse così, Sono cose che solo gli angosciati conoscono bene.

[Josè Saramago, Tutti i nomi]

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