Ieri sera ho trovato la mia madeleine.
Ma prima, un po’ di storia…

Agli albori della mia seconda età informatica, nei primi anni ‘90, il mio tecnologico e lungimirante babbo mi regalò un Apple Macintosh LC 475. Il mio secondo amore, il primo era stato il Commodore 64 nel 1986.
Orbene, questo prodigio della tecnologia informatica montava il System 7.0, e ci girava un’applicazione che è rimasta tra le mie preferite di sempre: Mandella, un generatore/esploratore di frattali appartenenti a vari set, Mandelbrot, Julia e via dicendo.
Passavo le ORE a generare frattali [anche perchè, absit iniuria verbis, il rendering sull’LC era roba da ere geologiche…].

Chiunque vi può confermare che a parte questo ero una bambina normale.

La madeleine, dicevo. E’ da un pezzo che cerco un programma che sia all’altezza di Mandella per OS X, e niente. Poi stasera trovo questo: gnofract4d, ribattezzato in friulano gnò fradi [”mio fratello”].
Ma gira su Linux, dirà qualcuno.
Infatti. Ma com’è noto, Mac OS X ha un cuore UNIX, quindi qualcosa ci si potrà fare, no?
San Google aiuta, e il procedimento diviene cristallino davanti ai miei occhi: si installa macPorts, si fa la build di py-gtk2, la libreria che gnofract usa per la GUI, pregando Sant’UMTS che non caschi la connessione, e poi si fa la build del programma vero e proprio.
Tutto bellissimo, fino a quando un errore durante la build di tiff fa schiantare le mie speranze frattali sulla scogliera di un noto [a quanto apprendo da macOsForge] bug di Leopard che si verifica in quella circostanza.

A distanza di una notte non sono riuscita a risolvere il problema.

Allora, delirando nella mia ossessione per Gaston Julia, decido di installare Ubuntu su una partizione del disco esterno, così potrò usare Gnofract lo stesso su Linux. Sono un genio!

La teoria è con me ma la pratica mi fa un coppino e scappa ridacchiando sguaiatamente: c’è anche qui un guaio, e sarebbe che al bootstrap di Ubuntu i dischi esterni FireWire fanno davvero ribrezzo. C’è naturalmente un metodo per far ingoiare al bootstrap il disco FireWire [burp], ma è lungo e tedioso e complicato. Troppo per un sabato mattina.

Quindi ora per pranzo mi berrò un bicchiere di quel Müller Thurgau che non abbiamo finito mercoledì.
Nota:
Avrei voluto scrivere “A sto punto, festeggio con un Julia e un bicchiere di quell’ottimo Müller Thurgau che non avevamo finito mercoledì sera.”, ma non sono una millantatrice. Metto in saccoccia questa sconfitta ma vorrei ricordare che ho perso una battaglia, non la guerra.

Sic transit gloria mundi…

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Oggi ho scoperto il corollario di Bakis al principio di indeterminazione di Heisenberg, dalla sua viva voce. Di Bakis, non di Heisenberg.

Non solo non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto con precisione arbitraria, ma è anche impossibile, dato un sistema composto da soggetto A e soggetto B, prendere una sigaretta da un pacchetto se sia il soggetto A [che tiene in mano in pacchetto] che il soggetto B [che prende la sigaretta] stanno camminando.

E c’è anche il corollario di Cougar al corollario di Bakis.

Il corollario di Bakis non si applica nel caso in cui il soggetto A e il soggetto B siano la stessa persona.

Forse.

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Mi sento come una a cui abbiano appena detto che Hobbes è una tigre di peluche o che Stupendoman è Calvin travestito.
Sono stata priva di questo trauma fino ad ora, dato che conosco personalmente Stupendoman, poi è arrivato Slashdot a stravolgere il mio piccolo mondo fatato con questo articolo, di cui riporto il succo:

Möbius Strip Riddle Solved

[…] two experts in non-linear dynamics, Gert van der Heijden and Eugene Starostin of University College London, have developed an algebraic equation that describes the Möbius strip […]

Ora… il nastro di Moebius, nella sua irrisolvibilità, era una delle mie certezze. Come il barbiere, le scale di Escher o Achille e la Tartaruga. E non voglio sentir nemmeno nominare la relatività ristretta, che la freccia di Zenone mi piace così com’è.

Il mondo moderno è privo di poesia.

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Belfagor e la Bestia Nera come Pinky and the Brain: cercano di conquistare il mondo.
Tanto per cominciare, hanno deciso di sovvertire le leggi della fisica.
Dopo i noti stati della materia solido, liquido e gassoso, il plasma, il superfluido e il condensato di Bose-Einstein, ecco a voi il supercondensato B2 [Belfagor-BestiaNera].

Non si spiega altrimenti come due esemplari di felis domesticus del peso approssimativo di Kg 6 ciascuno siano riusciti a rimpiattarsi in un cesto di capienza nettamente inferiore.

Pinky: Gee, Brain, what are we going to do tonight?
Brain: The same thing we do every night, try to take over the world!

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Va’ cosa ho scoperto sul sito del W3C, dopo il Mac OS X 10.1 che aveva come codename Puma!

HTML 4.0 is the name for the next W3C specification of HTML, which is intended to supercede HTML 3.2. It was previously known by the code name Cougar. This is being developed by the W3C HTML Working Group, which includes Adobe, Hewlett Packard, IBM, Microsoft, Netscape Communications Corporation, Novell, SoftQuad, and Sun Microsystems.

[http://www.w3.org/MarkUp/Cougar/]

Ganzo.

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Quando arriva non te ne accorgi, si insinua lentamente nella tua vita senza che tu te ne renda conto, cambia il modo in cui percepisci il mondo, i sapori, gli odori, si impossessa dei tuoi pensieri, non dormi più, non mangi più.

Non è l’ammmòre.
E’ l’influenza.

[e io me ne infischio allegramente e tra un’ora salpo per l’Omi.]

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…perchè il WWF ci fa un sontuoso pippone.

Infatti, sabato e domenica abbiamo passato al setaccio, e non in senso figurato, qualche decalitro d’acqua melmosa per mettere in salvo la popolazione anfibia del sopra-telo-piscina, alla Magione Carpentierizia. Che è solo maggio, ma faceva talmente caldo che mi sono quasi scottata la schiena e ho già il segno del costume, quindi era un po’ il caso di iniziare a rimettere in funzione Carpenter Beach.

Armate di bacinella e retino, la Calippa e io abbiamo scodellato le bestiole nella piscina gonfiabile acquistata all’uopo, ottenendo una micropalude pullulante di centinaia di girini piumobranchiati, semiranificati e tre tritoni adulti, che se li ho riconosciuti erano Trito, Frullo e Impasto. Sminuzzo, il più grosso, è fuggito attraverso uno strappo del telo nell’acqua della piscina sottostante, e le ultime notizie lo danno Supremo Dittatore del Regno Piscineo, una sede staccata di Atlantide.

Considerato che tanto lavoro mette una gran fame, la Gnoma dagli occhi blu e dalla pancia sferica [è maschio! E pare sia anche uno spilungone, come il su’ babbo.] ha pensato di rimpinzarci con una decina di uova di sublimi tagliatelle fatte in casa, annegate in una pari quantità di ragù talmente buono da farmi sospettare che il CarpentierCuoco abbia scoperto la pietra filosofale. Confesso che domenica mattina, appena sveglia e con la parola “COLAZIONE” che mi lampeggiava sulla fronte, ho guardato con occhio lubrico la pentolona del ragù, prefigurandomelo voluttuosamente adagiato su una fetta di pane. Poi ho intravisto i biscotti al cioccolato e sono passata al piano B.

Presenziava alle grandi manovre delle soldatesse anche il Coso di Escuripide, la serpe, che ci ha mandato un chiaro messaggio lasciando in bella vista nell’erba la sua vecchia pelle. Quale fosse il messaggio però non l’ha lasciato detto.

[le foto sono state gentilmente offerte dalla Calippa]

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[Ispirata dalla Nave In Bottiglia di oggi, di Gabriele Romagnoli]

E’ veramente difficile rispondere alla domanda “A cosa stai pensando?”, anche quando non viene posta durante il delizioso momento post-coitum in cui l’unica cosa sensata da fare è starsene immobili a godersi le sensazioni, magari a contatto di pelle ma in silenzio [coloro che, con voce e sguardo da Bambi, miagolano “Ti è piaciuto?” meriterebbero di essere spalmati di pece, coperti di piume ed esiliati sulla più inospitale concrezione rocciosa della Galassia].

E’ difficile non necessariamente perchè il pensiero potrebbe essere offensivo-brutale-negativo per l’interpellante [nel qual caso potrebbe esserci un sottile piacere nel dire la verità…], ma perchè è scientificamente provato che fermare la ruota da criceto e isolare un percorso mentale [che possa avere senso per chi sta al di fuori della zucca dell’interrogato] presenta dei seri problemi:

  1. è impossibile, un po’ come trovare 3.20€ in moneta alle tre del mattino, quando il più vicino tabaccaio aperto è l’Autogrill Brianza Sud e nel portafoglio hai solo una banconota da 50 euro.
  2. potrebbe avere ripercussioni devastanti sul tessuto spazio-temporale della stanza con conseguente caduta libera delle azioni della Scottex in Borsa, e poi con cosa li pulisci, i residui di bimbo arrosto sui fornelli?
  3. richiede troppe risorse, e voglio vedere chi di voi, dopo una maratona di “Wham-Bam-Thank you Ma’m” è in grado di reperire una quantità di energie almeno sufficiente, senza ricorrere alla fusione fredda. Io se mi alzo dal letto devo procedere raso-muro altrimenti mi gira la testa e cado.

Ma poi, oh… Tanto non si saprebbe comunque se sto dicendo la verità o se sto inventando di sana pianta, poichè se qualcuno potesse saperlo vorrebbe dire che mi legge nel pensiero, e la domanda non sarebbe più necessaria in quanto la risposta sarebbe già nota.
Il che non andrebbe necessariamente a mio vantaggio, ça va sans dire.

E tutto questo perchè? Perchè il mio rattonico compagno di cinema mi ha detto che ho una libreria da uomo.

[In realtà questo non ha nulla che fare con il post, ma sto cercando rispondere alla domanda…]

Words are meaningless
And forgettable

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Credo che ci sia una componente fondamentale che determina il modo in cui viene affrontato qualsiasi evento o azione da intraprendere, e questa componente si potrebbe definire come Thought Transit Coefficient, dato dalla relazione tra i fattori α - quantità, β - velocità e γ - peso specifico di ogni singolo pensiero, con un range analogo a quello della fuzzy logic, cioè tra 0 e 1.
Altrimenti detto ferma ’sti neuroni che devo attraversare, disgraziato![firmato: il Pollo].

Esempio n°1 - il Viaggio.

Caso A) - T.T.C. ≤0.3 [0 - 0.3]

In questa condizione, ogni tipo di viaggio è adeguato, con preferenza per il viaggio panoramico: non ci sono elevati consumi di risorse dovuti alla temuta sindrome da Pippa Mentale o a quella da Problema In Corso, si è quindi in grado di godersi la strada ammirando le eventuali bellezze circostanti, di fermarsi a fare cose, vedere gente o fumare una sigaretta sul ciglio della strada giusto perchè il posto è carino, di avere compagni di viaggio con cui scambiare amene conversazioni e insomma, cazzeggiare. Questo genere di viaggio viene ricordato, solitamente per fatti esilaranti, e resta nei racconti dei partecipanti per un bel pezzo. Con la classica chiusura dei temi delle elementari, “…e stanchi ma felici ritornammo a casa.”

Caso B) - T.T.C. ≥0.4 [0.4 - 1]

Il cervello è tempestato da scorribande di pensieri che non rispettano nè le precedenze nè tantomeno i semafori, parcheggio non ce n’è quindi sono sempre in moto [notevolmente browniano]. Ne consegue che in questo caso, la formula più adeguata sia l’associazione di due circostanze a basso consumo di risorse: autostrada e orario che va dalla mezzanotte alle cinque del mattino.
L’autostrada non richiede particolari attenzioni, non ci sono semafori, di solito è abbastanza dritta, raro dover cambiare marcia. Inoltre, di notte la poca densità di autoveicoli rende poco frequente anche il sorpasso. Il risultato è che, piazzati comodamente lì, al quasibuio, da soli [requisito notevolmente importante], si riesce meglio a cacciare sul tavolo tutto quel casino di idee e a rimetterle in ordine nel mazzo. O quantomeno a ridurne l’entropia.
Questo secondo genere di viaggio ha un fine, oltre a quello generico di arrivare in un posto, che lo rende utile ma non persistente nella memoria. Ovvero, i chilometri passano molto rapidamente, non ci sono eventi esterni degni di nota ma solo i processi che si svolgono all’interno del cranio.

In entrambi i casi, si mette però in pratica l’insegnamento di Robert Pirsig, [vedi a lato], anche se in modi diversi e con scopi differenti.

Il viaggio resta comunque un lasso di tempo in cui accade qualcosa, non solo uno spostamento per raggiungere una meta.

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…E quindi, di leggi fatte un po’ ad minchiam [mi si passi il francesismo].

Non insultate la mia [e altrui] intelligenza venendomi a raccontare che le droghe possono essere messe tutte sullo stesso piano, considerandone gli effetti e la pericolosità.

  Eroina (oppioidi) Cocaina MDMA Psico-stimolanti Alcool Benzodiazepine Cannabinoidi Tabacco
Dipendenza fisica molto forte debole molto debole debole molto forte media debole forte
Dipendenza psichica molto forte forte ma intermittente ? media molto forte forte debole molto forte
Neurotossicità debole forte molto forte (?) forte forte 0 0 0
Tossicità generale forte (a) forte alla fine forte forte forte molto debole molto debole molto forte
Pericolosità sociale molto forte molto forte debole (?) debole (eccezioni possibili) forte debole (b) debole (cancro)
Trattamenti sostitutivi o altri esistenti si si no no si non ricercato non ricercato si

Non lo dico io. Lo dicono loro.

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La Crescia è una specialità dell’Urbinate, simile per aspetto alla piadina romagnola, ma parecchio più unta e saporita e croccante. E proprio lavorata diversamente, mi dice il mio pusher di Crescia, il Principe.

La Crescia è una delle cose maiale per antonomasia, un po’ come il frico, o i nachos con la nutella e la panna montata [ricordi del capodanno atlantideo del 2003/2004]. La crescia è una cosa a cui si pensa dalla mattina quando ci si sveglia, che la sera per cena la si mangerà e ci si leccherà anche le dita. Una cosa che ce l’ho in frigo e penso che no, non posso mangiarmela tutte le sere perchè sennò più che ad una donna poi assomiglierei alla controfigura di Homer Simpson, e soffro terribilmente per questa privazione consapevole, più che per la mancanza delle sigarette.
Finora, le maialate che ho fatto con l’ausilio della Crescia sono state tre.

  1. Crescia ripiena di mortadella e philadelphia
  2. Crescia ripiena di fontina e funghi trifolati
  3. Crescia ripiena del ripieno [una matrioska culinaria] avanzato delle crêpes, una mistura di prosciutto Praga, fontina, mozzarella, parmigiano e besciamella

E ora sono finite. Sono disperatamente finite.
La mia vita non ha più senso.

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Il collega Sapido ha pensato bene di renderci partecipi, mentre pranzavamo, di ciò che sta leggendo su un libro a proposito dei processi biologici che si innescano nei cadaveri. Infatti, il suo soprannome è diventato “Il Macabro”.

Dice che quando si muore, i batteri ti mordono il palato e da lì ti sciolgono il cervello.

Credo che l’immagine di un batterio che mi morde il palato sia una delle più raccapriccianti che abbia sentito.

[in fondo è divertente avere dei colleghi psicopatici]

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