Il concerto di Tori Amos era da rimaner senza parole. Posti azzeccatissimi e ottima compagnia.
Ma oggi pomeriggio la Susi si è addormentata sul vialetto di casa, e non si è risvegliata… il resto perde colore.

Buen viaje.
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Il concerto di Tori Amos era da rimaner senza parole. Posti azzeccatissimi e ottima compagnia.
Ma oggi pomeriggio la Susi si è addormentata sul vialetto di casa, e non si è risvegliata… il resto perde colore.

Buen viaje.
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[Esplicando (foto)graficamente a Donato le avventure della Magione Carpentierizia]
Cougar: e tu mi raccomando, signor frustone, non commentare la mia mancanza di spigoli.
Donato: io? chi dice nulla?
Cougar: no infatti, avvisavo
Donato: gli spigoli vanno bene agli uomini
Cougar: ganzo!
Donato: Le forme muliebri si intendono tali e quali le sue, miss Coguara
Cougar: oh, cielo! Voi mi lusingate!
[Gustavo, per cortesia, provveda a recapitare in Via de’ Pretzel quella cassa di caviale e quel Veuve Cliquot.]
Capita che il mio primo concertone a Firenze sia proprio quello di Tori Amos, domani sera al Verdi.
Lo dedico al Gentile Utente lassù, bouncing off the clouds, per tutto quello che ricordano insieme Firenze, A Sorta Fairytale e questo periodo dell’anno.
and i’m so sad
like a good book
i can’t put this
day back
a sorta fairytale
with you
a sorta fairytale
with youand i was ridin’ by
ridin’ along side
for a while till you lost me
and i was ridin’ by
ridin’ along till you lost me
till you lost me in
the rear view
you lost me
i saidway up north i took my day
all in all was a pretty nice
day and i put the hood
right back where
you could taste heaven
perfectly
feel out the summer breeze
didn’t know when we’d be back
and i, i don’t
didn’t think
we’d end up like
like this
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Skam: la mia Lotta è andata a buon fine
Skam: ahahhahah
Skam: ora posso dileguarmi con stile
Cougar: …cavalcando solitario al tramonto, come nei migliori spaghetti western!
Skam: il bello, il brutto e il nerd
Cougar: :D
Skam: il bello boh…
Skam: il brutto… boh
Cougar: era il buono, il brutto e il cattivo, cmq ;)
Cougar: non il bello
Cougar: :D
Skam: ahahahaha
Skam: cazzo è vero
Skam: io e il cinema
Skam: un insieme vuoto
Cougar: bwhahahahahaha
Cougar: sabato ho rivisto il grande lebowski… fantastico…
Skam: io l’ho incontrato l’altro giorno in santo spirito…era un po giu di tono
Skam: gli ho offerto una birra
Skam: :D
Cougar: gli han di nuovo fatto pipì sul tappeto? :D
Skam: SÌ
Skam: AHAHHA
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Fine settimana a casa da Mama ed Empidosi, più i gatti.
Lo zio di tutti i temporali si scatena sabato sera, in contemporanea con l’arrivo a casa Cougar del Lupo, che viene accolto grondante da Empidosi con la frase “Che tempo da Lupi eh? Ahahahah!”.
Per un attimo temo per la sua incolumità, poi l’aver parato davanti al Lupo una terrina di insalata lo salva.
Numerosi bicchieri di vino bianco e l’inizio di Shrek in tivù non ci mettono abbastanza in guardia su cosa succederà dopo.
Non ricordo da cosa nasce la questione, ma la conferenza lupesca sullo Stick Bass miete più vittime della peste del 1630: Mama dapprima lo chiama Link Guitar, poi non capisce come “una chitarra possa avere contemporaneamente corde e tasti”, mentre il Lupo cerca di spiegare come è fatto e come viene suonato. Provo timidamente a dirle che secondo me lei ha una concezione di tasto che non è quella adeguata al caso, ma faccio la solita figura da Cassandra.
Chiede al Lupo “Dove mi rimangono i tasti?” e lui risponde “sempre lì!”.
Stiamo lasciando a velocità smodata il regno della razionalità.
Nascono lo Steak Bus, l’autobus bistecca, e lo Stick Bus, l’autobus autoadesivo da cui non puoi più scendere.
Mama ha le gole, allora dice a Empidosi “TU vuoi i Nachos con la salsa, VERO?”.
Poi arriva l’amico Andy e in cucina non c’è posto a sedere, Mama gli chiede “Ti porto una sedia?” e lui magnanimo replica “Sì, so che ne hai”. E’ bello sapere che gli amici ti ritengono seggiolicamente adeguata.
Sfoderiamo la teoria dei quanti ed Empidosi minaccia di impiccarsi in bagno, dopo aver predicato che “Prima non sapevamo il senso della vita, ora non sappiamo nemmeno il senso della realtà”.
Dalla teoria dei quanti al cinema horror il passo è breve. Riferendosi ai film di Dario Argento, Empi ci informa che a lui “piacevano fino a poi, dopo è andato…”
Minaccia di nuovo il suicidio ma questa volta non tramite impiccagione ma minacciando un’epidemia di morbillo sulle piastrelle: Empi pioggia di sangue. Il che mi ricorda l’episodio di Ochalan, il Lupo e Profondo Rosso di qualche anno fa. Ma questo episodio è appannaggio narrativo del protagonista [Orsù, Lupo! Raccontaci di Ochalan e Profondo Rosso!].
Si torna alla musica: stavolta strumenti australiani, data la recente trasferta del Lupo.
Empidosi mi mette in difficoltà con il Gérri Dù [la nemesi di Tom Dù?] e con Dj Ridoo, noto diggei australe, poi sferra il colpo mortale dicendomi “Il tuo sorriso degli occhi adesso sembrava un biglietto d’andata”. Boccheggio dal ridere finchè non capisco cosa intende: il guaio è che non credevo di essere così trasparente. Questo può diventare un problema.
E poi, da bravi italiani, si va sul calcio.
Di cui ormai, dopo le recenti avventure calcistiche aziendali, posso parlare persino io. Andy sostiene addirittura che è un gioco più che uno sport, perchè “basta saper correre e, talune volte, tenere la palla”.
Comunque.
Mama chiede se una squadra va in UEFA se è tra i primi quattro. Empi la erudisce sui meccanismi perversi di questo gioco infernale: “No, i primi quattro vanno in Scémpionscìp, i secondi quattro vanno in UEFA e gli altri vanno in bianco”.
Si cambia genere quando Mama chiede se a rebbi [Rugby] il fuorigioco è “quando tu sei avanti agli altri“.
Torniamo alla musica. Dalla copertina del cd che mi ha portato il Lupo stasera nascono i Verbatim, il gruppo metal che ha venduto più cd in assoluto nella storia del supporto ottico.
Ed esaminiamo le differenze politiche tra i rasta e i metallari: i primi scuotono la testa di qua e di là, i secondi in su e in giù. E’ sostanziale.
L’epilogo è degno del Grande Lebowski. In un magistrale “Back to basics”, mentre siamo fuori a fumare e a goderci il temporale, Empi va dietro casa e fa pipì in giardino. Fortunamente non sul tappeto, sennò poi ci si sarebbe ficcati in un bel ginepraio.
6 come le sei pappine che i miei adorati colleghi e compagni di banco hanno rifilato alla squadra di calcetto avversaria [non sparare sulla croce rossa? Son comunque cinquanta punti, Carmageddon insegna…] nella partita intra-aziendale di stasera.
L’arancione catarifrangente della nostra maglia abbaglia gli avversari con effetti da “weekend ad Amsterdam”. Ottima scelta.
Inoltre leggo che nell’araldica l’arancione denota forza, onore e generosità, e che gli affiliati ad un certo culto usavano un tempo questo colore come simbolo dei peccati di gola [questo è un chiaro invito ad andare ad abbuffarsi tutti quanti a fine partita, vincitori e vinti, per recuperare le forze].
“Saetta” Gieffe, il mio compagno di banco:
Sembrava affannato dopo i primi sei minuti di gioco, invece si è reso protagonista di azioni a velocità-frullatore.
Il BravoSimac degli editor.
“Houdini” l’Inglese:
Apparso dal nulla alle spalle dello stranito avversario zafonandogli la palla.
Come rubare un leccalecca a un MioMiniPony.
Il Tridente Giallorosso, cioè il surfista-perlista, uno dei miei capi e il capitano della squadra:
Incazzosissimi.
L’edizione NewEconomy del Gladiatore.
“Cannonball” Genny:
Centravanti di sfondamento, probabile rugbysta mancato.
Come mandare gambe all’aria l’avversario in tre facili passi.
Senza dimenticare il nostro serafico portiere, largo un terzo di quello avversario ma dal risultato è evidente che “le dimensioni non contano”, e il giocatore lungocrinito che terrorizza i tifosi avversari che sussurrano timorosi “Gioca anche lui con loro! Eh lui è bravo!”.
[ok, lo sapete tutti che amo le iperboli. Però son stati bravi e hanno vinto, quindi non mi scocciate.]
Tutto questo mi ricorda la partita di calcetto del Lupo di qualche anno fa, ma stacchi di coscia come il suo non sono facili da uguagliare…
16/5/2007 Firenze - Firenze - Firenze
[Oh Be Bop baby gonna blow your top, hey ho hey ho]
In mancanza di Johnny, arrivato in ritardo, ho fatto gli onori di casa a Patricia Vonne e Robert LaRoche quando sono arrivati al BeBop, in compagnia di Andrea Parodi e Max LaRocca [curiosa pseudo-omonimia…]. Nel raggio di cento metri l’unica a non essere una musicista ero io.
Fanno un soundcheck-lampo, giusto Morning After, e i suoni sono subito a posto.
Scopro, a cena davanti al Duomo, che Patricia e Robert sono due personaggi deliziosi ed estremamente amichevoli, lei è molto più bella che in fotografia e ha un’allegria che ti stende, lui ha quest’aria sorniona e bonaria dietro agli occhiali azzurrati. Si chiacchiera della scena musicale di Austin, nomi di musicisti pazzeschi saltano tra i piatti di tagliata e le pizze con noncuranza.
Non pare di essere a tavola con la sorella di Robert Rodriguez ma con dei vecchi amici che non si vedono da tempo.
Concertone al BeBop, Robert alla chitarra e Patricia che canta [dddddio che voce…], accompagna la musica con le nacchere e si muove come se non avesse delle giunture, proiettando in sala il suo sorriso enorme. Spettacolari.
Finito di suonare, Robert va fuori a fumare ma il pubblico reclama gli artisti e deve lasciare la sigaretta a metà.
Dopo vagonate di applausi il locale si svuota e si inizia a chiudere. Ma hey! C’è una chitarra solitaria e triste sul palco! Non sia mai. Johnny imbraccia la Gibson di Robert e dà il via a una session acustica per pochi eletti, mentre Patricia mi spiega come si suonano le nacchere e chiacchieriamo.
Sono le tre passate quando arrivo a casa, ho meno di quattro ore di tempo per far pace con Morfeo.
…
17/5/2007 Firenze - Correggio -Firenze
[Joe’s gone ridin’]
Come molti comuni mortali, io lavoro. Classico orario 9-18 [quando va bene].
Quindi stamattina ero a lavorare, con tazza da litro di caffè a fianco.
A mezzogiorno e mezzo arriva La Telefonata: Patricia e Robert mi aspettano per pranzo all’una. Dopo aver indorato la pillola al capo comunicandogli lo stato dei lavori, prendo una mezza giornata di permesso e mi fiondo in Duomo. Una ribollita annaffiata da una caraffa di vino rosso fa da preludio ad un pomeriggio in giro per il centro con finale sul tetto della Rinascente, al sole, con caffè freddo, tiramisu e cappuccino, birra e chinotto, e poi verso le cinque loro partono per Correggio, dove suoneranno alla Galera.
Alle sei sono in macchina alla volta di Reggio Emilia, ho da recuperare un pacco prezioso.
Con gli occhi blu. [La Maga, esattoooo!]
Dopo una rapidissima cena con Ukio e la Fre [e Pirulino che se la dorme] filiamo a velocità warp sulla strada per Correggio.
E ci facciamo delle domande senza risposta, la psiche umana è imperscrutabile, incoerente e incomprensibile.
A Correggio troviamo questo locale ricavato dalle antiche galere, appunto, con i tavoli sul marciapiede alberato. Lo spazio è un po’ angusto per i musicisti e Patricia fa un po’ fatica a dominare l’esuberanza, ma fanno un grande concerto ugualmente, con gli ammiratori che fanno a gara a rabboccare il bicchiere di vino di Robert. Qui l’atmosfera è più da pianobar rispetto al BeBop, ma loro si adattano molto bene.
Finisce la musica, Robert si accende la sigaretta, e dopo appena due tiri gli applausi lo riportano davanti al microfono. E’ una costante.
Li vado a salutare, ma mentre iniziano i vari “fate buon viaggio” e “ci teniamo in contatto” Andrea mi dice che l’indomani saranno ad Arcola, vicino a Sarzana. A quell’ora sono troppo sfinita per fare programmi, ma nel mio capino si insinua l’idea di andare anche là. Intanto devo tornare a Firenze, che l’indomani ovviamente sono a lavorare.
E una coda di due chilometri di TIR, dopo Roncobilaccio, non aiuta a tenermi sveglia.
Arrivo a casa verso le tre e mezza, con Morfeo inviperito che minaccia di tornare da sua madre se non la smetto di dormire così poco.
…
18/5/2007 Firenze - Arcola - Firenze
[Don’t mess with Texas or a green eyed girl]
Arrivo in ufficio con ancora i segni del cuscino in faccia e l’espressione da pugile suonato.
Verso le cinque di pomeriggio rischio il tracollo, faticando non poco a distinguere le lettere sulla tastiera, e penso di abbandonare il progetto-Arcola. Ma dura poco.
Vado a casa, scaccio le avances di Morfeo con una doccia fredda, e alle nove e mezza sono di nuovo in macchina, sveglia come un grilo.
Chi ha progettato il tratto di autostrada tra Lucca e La Spezia è un dannato figlio di nessuno, perchè il bivio Livorno-Genova non è segnalato e io ovviamente prendo per Livorno. Dopo una quarantina di chilometri di deviazione, sono di nuovo sulla rotta giusta e alle undici e mezza arrivo al Pegaso.
C’è perfino il tempo per una birra con Zio G.L., che poi si raccomanda che resti là a dormire se sono stanca. Ma io sono un cyborg, non ho bisogno di dormire! [certe volte lo penso davvero…]
Sul palco del Pegaso con Patricia e Robert c’è Marco Python Fecchio alla chitarra elettrica, e questo connubio risulta veramente speciale. Alla fine sale sul palco anche Andrea Parodi e insieme eseguono un brano metà in italiano e metà in inglese, chiudendo alla grande la serata.
Di nuovo una jam session acustica per pochi eletti, Andrea strimpella e Robert inventa le parole a braccio, cantando degli ultimi tre giorni in Italia e di noi che li abbiamo seguiti. Dice che è bello trovare persone come noi, avere degli amici che creano un clima familiare a migliaia di chilometri da casa. Dice anche che è come se ci conoscessimo da anni.
Stavolta purtroppo ci si saluta per davvero, ma ho in saccoccia un invito ad andare a Austin a trovarli.
Può darsi che succeda nemmeno troppo in là nel tempo…
…
19/5/2007 Firenze e basta.
Dodici ore di sonno iniziano a rimettermi in sesto.
E dopo tre giorni “on the road” o quasi, non c’è nulla di meglio dei Pretzel al BeBop per facilitare il ritorno alla vita normale.
Scherzavo, quando dicevo che oggi avrei raccontato degli ultimi due giorni in compagnai di questi due strabilianti personaggi.
Se il mio compagno di merende non mi dà buca, stasera di nuovo in viaggio per vedere Patricia e Robert.
Dopo ieri sera a Correggio (RE) con la Maca, stasera tocca ad Arcola (SP).
E voi, miei amati lettori lombardi, sappiate che saranno a suonare a Seregno e a Milano, il 20 e il 21 maggio. Andateci.
Domani pomeriggio si va a giro per Firenze con Patricia e Robert.
E poi a Correggio per sentirli di nuovo in concerto, perchè quella di stasera è stata una serata me-mo-ra-bi-le.
E non vedo perchè privarsi di un’altra serata così.
[il post è quindi rimandato a venerdì. Hasta pronto!]
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Collega M. detto ‘Convergenza’: “[…] Ma lui invece di usare un DIV ne usa tre! Altro che CSS Garden, qui si fa CSS Forest!”
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E’ domenica e ho la febbre.
A mezzogiorno prendo l’ultimo Tachiflu.
Verso le cinque di pomeriggio la febbre sale. Mi rendo conto di essere a maggio [temperatura in casa 24°C, sole della madonna fuori], di trovarmi imbozzolata in un agglomerato a temperatura di fusione del vetro composto da piumone+coperta+pigiama e di avere comunque i brividi e le ossa rotte.
E la farmacia aperta più vicina è quella della stazione. Frigno e voglio la mamma.
La mia unica speranza è Lipstick, l’unico ad abitare abbastanza vicino da permettermi di trascinare le mie febbricitanti membra a prendere qualsivoglia farmaco abbia a disposizione.
Accendo il computer e apro Skype.
Il baldo giovine [incarnazione di Calvin oltre che di Linus Van Pelt, dopo la recente tosatura], non avendo nulla in casa, si offre di volare sul suo velocipede addirittura fino alla farmacia della stazione di SMN per reperire il salvifico Tachiflu. Alle mie preoccupazioni di dargli troppo disturbo risponde “cazzo vuoi, chi sei tu per negarmi una promenade in bici?”. My hero.
Poi, reperito online Perno, si chiede anche a lui:
Perno: no, comunque davvero sono io quello che usa meno medicine sulla terra. Dici che sei tu, Lipstick? il mio medico non sa che esisto.
Lipstick: dopo che avremo risolto questa questione a cazzotti un po’ di antidolorifici non te li toglie nessuno.
Dopo varie trattative su come-dove-quando-cosa, il risultato è che mi trovo all’uscio non uno, bensì due impavidi cavalieri accorsi a recare aiuto alla patetica damsel in distress, a tempo record.
Saggiamente Perno consiglia: “come sistemista ti suggerisco di tenere sempre una linea di backup”, quindi Paracetamolo made in UK [molto gentilmente procuratomi da Osfameron via Lipstick] E Zerinol made in Italy altrettanto gentilmente offerto dal cavaliere errante Perno.
Grazie a loro oggi sono ritornata quasi a sembianze umane, eccettuate due occhiaie da procione, ma si dice facciano molto “donna vissuta”.
Come ha detto Lipstick appena ho aperto la porta, “era un lavoro per Stupendoman“.
Miei eroi!
Vi nomino ufficialmente Cavalieri del Sacro Ordine del Pigiama Pinguinato [perdonatemi, ma quello della Giarrettiera era già preso…]
Esaminiamo i fatti di oggi:
E’ il Family Day che mena gramo, lo so.
…come disse Perno ieri sera al social meeting di Firenze.pm.
Come hanno potuto constatare i non-adepti presenti, tra mezze pinte di Guinnes senza quadrifoglio e torte al cioccolato riprese via cellulare, qui si fa della Qultura:
all’arrivo di Valdez, Lipstick gli ha chiesto se conosceva già tutti. La risposta è stata “Sì. Il mio server si chiama Tutti. Vuol dire capezzoli in finlandese”.
Altro che CorsiDiLingueDeAgostini! Solo ai social meeting di Firenze.pm si imparano le parole straniere davvero utili. Mi sfugge ancora l’onomatopea di cui parlava Osfameron al riguardo, ma magari in Finlandia i capezzoli fanno del rumore collegabile a consonanti occlusive alveolari sorde. Sarà per via delle temperature, ti si ghiacciano e quindi ticchettano.
[A proposito di Finlandia: guardate Leningrad Cowboys Go America di Aki Kaurismäki. Eccezionale.]
Mi auguro che Lucy si sia divertita più dell’ultima volta [hai beccato l’unico social meeting di cui io abbia memoria in cui s’è parlato di questioni tennniche o pseudo-tali per più di cinque minuti alla volta… mica era colpa dei nostri, lo sai… I miei splendidi Perlisti sono geeks, non nerds. La differenza è sostanziale]. Il giudice di gara dà un 8 e mezzo al compagno di squadra, tra l’altro.
Lipstick però ha dato il meglio di sé oggi verso ora di pranzo, dopo uno strabiliante assolo di citofono in Borgo La Croce, svelandoci la formazione della miglior band del secolo:
Chuck Norris alla chitarra;
Ronn Moss al basso [ma questa in realtà mi è stata suggerita l’altra sera da PretzelD tramite un filmato del ‘77 dei Players su YouTube, nel quale dovevo riconoscere il bassista. L’ho riconosciuto, e subito dopo sono volata giù dalla sedia ghignando come un’ossessa, accappatoio e tutto];
MacGyver alla batteria [”Hey Mac, ma non l’hai portata la batteria?” “Sta’ zitto e passami un’altra graffetta!”];
Mano degli Addams alla voce [canta nel linguaggio dei segni, e tiene il tempo schioccando le dita].
Stasera invece, dirigendoci in centro verso un caffellatte ristoratore con torta annessa, s’è fatta una sensazionale scoperta nel campo dell’occulto: gli Arcani Maggiori non sono ventidue bensì ventitré, l’ultimo è La Portinaia.
Il suo significato è “Non c’è via d’uscita. E se c’è, ci è appena stata tirata la cera. E tu hai indosso scarpe con la suola di cuoio, nuove di pacca [Swisssshhhh-THUD!-Ahia!]”.
Toccata e fuga nella Terra delle Nebbie questo fine settimana, per recuperare certe carte a casa.
Freudianamente ho dimenticato le chiavi di casa di Milano dove? A casa a Firenze, chiaro. E, nella più classica scena da sit-com, me ne sono resa conto in macchina, a Milano, a cento metri da casa.
Mi sono trovata quindi ad aspettare la vicina di casa, depositaria del doppione delle chiavi, dalle sei di sera circa fino alle dieci, parcheggiata davanti a casa con solamente una letta e riletta copia del Vernacoliere e un giornale toscano di annunci immobiliari per passare il tempo [uh, c’è una torre in vendita da qualche parte qui vicino, devo informarmi]. La Calippa mi ha tenuto compagnia via sms, sostenendo che l’omino della sosta mi osservava così perplesso poichè mi reputava una basista delle BR.
[Buffo che cercando su Google basista br la chiave di ricerca suggerita sia invece bassista br…]
Dopo il sequestro-lampo delle carte che mi servivano, sono finalmente riuscita a fuggire dalla tetraggine milanese, in direzione hinterland lodigiano. Superato il fossato con le nutrie cannibali sono stata accolta dall’alter ego maremmano di Dorian Gray, la Calippa, sempre sia lodata lei e la sua accoglienza a base di hamburger, patatine e grignolino.
Dopo avermi ragguagliato sulle vicende dei comuni amici residenti in Lombardia mi ha raccontato qualche esilarante aneddoto sui suoi studenti, ad esempio un’ingenuo studente straniero che, durante una lezione/esercitazione sull’uso dello strumento di laboratorio noto come pipettatore, ha esclamato “Dottoressa, voglio pipare anche io!”.
Ho imparato anche che la perdita della stazione è anche il momento in cui un paziente, nell’esempio un cavallo, casca a terra dopo essere stato anestetizzato, e non solo quello che succede quando devi scendere dal treno a Santa Maria Novella e invece ti svegli a Roma Termini.
Stamattina poi, venuta a conoscenza che la Magione Carpentierizia è in procinto di rinascere a nuova vita, ho rinnovato con NonnoJena il mio impegno di manutentrice di piscine e bagnina, in vista del molto atteso ripristino di Carpenter Beach per quest’estate. Chissà quale specie salveremo quest’anno, e chissà se il Coso di Escuripide è ancora là.
Can’t always get what you want, cantavano i Rolling Stones e i Lynyrd Skynyrd.
I Lucy Malone Bros., invece, cantavano Heartache, dalla selezione del Reader’s Digest n° 442 del giugno ‘81, edizoni M’sieur Bernard.
Piuttosto appropriato.
Sarebbe ora che qualcuno mi cambiasse la sceneggiatura.