Stagione 1 - Episodio 1 [Crossover con Lost e Heroes]

In un momento di disfunzionalità rizomatica, la nostra eroina Yerbabuena ha sviluppato una doppia personalità ed è convinta di essere una Aldrovanda carnivora.
Poi il dramma la riporta alla ragione:
La famigerata quiete prima della tempesta non l’aveva affatto preparata ad un naufragio, circostanza che rende lampante la sua vera natura di Labiata terricola.
[Consigli per gli acquisti: Sopravvivere ad un naufragio - R. Crusoe, Friday Editore, 1687]
La sua nave, la “TableOnTheBalcony I”, non regge alla furia degli elementi. Fulmini squarciano il cielo e si riflettono sul ponte in cotto dell’imbarcazione, creando riflessi da studio fotografico [Say “Cheeeeese”!].
Lo schianto dei tuoni fa vibrare lo scafo e il ruggito di Eolo martoria le vele in un raccapricciante canto funebre.
Non è il popcorn caramellato ad incollare il pubblico alle poltrone, bensì un doloroso crescendo di suspense aristotelica [questo episodio si bulla di una sceneggiatura di Alfred Hitchcock, mica bagigi. Come questo sia possibile chiedetelo a Hiro Nakamura, il co-produttore della serie MintCam].
Dopo una pausa pubblicitaria per permettere agli spettatori di fare pipì e rifornirsi di birra, popcorn e paletta per staccarsi dalla poltrona [dannato caramello…], ci troviamo proiettati in uno scenario degno della seconda serie di Kenshiro, ma con più acqua un po’ ovunque. Hokuto-No-Waterworld, in pratica.
Ma gli déi non hanno abbandonato Yerbabuena, infatti il dio-giaguaro Ahau-Kin accorre in suo aiuto in groppa al Fortunadrago [sfortunatamente il Quetzalcoatl era in tournèe a Cuzco, all’epoca delle riprese] e insieme riguadagnano la terraferma. Le scene finali li mostrano insieme a gozzovigliare nel villaggio di KitchenSink.

To be continued…

[Temporali sul Granducato, oggi, ma il vaso era al sicuro in cucina. S’è sfiorata la catastrofe.]

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Tutto parte da una disquisizione con miocugginomiocuggino sulla vignetta della settimana di Inkspinster.
[…]
Omar: diciamo che ci sono vantaggi e svantaggi
Cougar: beh ovivo
Cougar: ovvio
Omar: dislessica, oggi?
Cougar: tipo, io in teoria avrei il pollice opponibile ma da come scrivo oggi non si direbbe…
Cougar: è il sonno
Omar: il tuo pollice si sta opponendo eccome
Cougar: sì infatti. “la mia volontà è forte come la tua, e il mio regno altrettanto grande!”, dice
Omar: oppure
Cougar: [giochiamo a “becca la citazione”!]
Omar: “vedo che il tuo sforzo è grande come il mio”
Omar: [mi arrendo]
Cougar: era Labyrinth
Omar: dovrei rivederlo, è troppo tempo che non lo vedo
Cougar: sesese tutte scuse :D
Omar: ovvio
Omar: ma effettivamente l’ho visto quando ero cinno
Omar: e la mia?
Cougar: spacebalkls
Cougar: era lapalissiamo
Cougar: lapalissiano
Omar: mica per tutti
Cougar: AIUTAMI PERDIO!!!!
Cougar: non posso continuare a scrivere così!
Omar: oggi a tavola ricordavamo con affetto frankenstein junior
Omar: [posso regalarti un pollice nuovo?]
Cougar: detto così sembra che parli di un membro della famiglia.. :D
Cougar: [magari grazie]
Omar: è come se lo fosse

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In quanto ammiratrice sfegatata e nume tutelare, alla serata dei Pretzel io c’ero.
Assente giustificato è stato invece il Lupo: l’ho lasciato a casa che dormiva, imbozzolato nel piumone a causa di quel cornuto del suo meccanismo endogeno di termoregolazione che ha deciso proprio venerdì sera di andare a farsi una birra con qualche organismo eterotermo, facendo sì che la temperatura del tapino fosse più consigliata per friggere le uova che per andare a giro nei locali toscani.

Mestamente Lupopriva, ma accompagnata dalla mia dolce compagna di pianerottolo, ho proceduto a cementarmi al tavolino fronte-palco con il regolamentare bicchiere di Jameson per assistere alla performance dei magnifici quattro.

Già per le presentazioni li adoro:
Bernardo: Siamo le ciambelle torte.
Donato: Tu ssarai torto te!
Bernardo: Se son torto io, sei torto anche tu.
[Segue Black Cow, la mucca nera.]

Più o meno ad un terzo della serata, l’aver indovinato ancor prima dell’inizio la canzone successiva [Kid Charlemagne, una delle mie preferite degli Steely Dan] mi vale la vittoria del concorso indetto da Donato prima di iniziare il pezzo: “chi indovina la prossima canzone vince una notte con uno dei musici, a scelta”. Sospetto che sfortunatamente sia solo un modo di dire.

L’istrionico bassista nonchè leggiadro cantante poi mi va anche a citare la spassosa battuta di Ritorno al futuro: “Hey Chuck, sono tuo cugino Marvin… Marvin Berry! Hai presente quel nuovo sound che stai cercando? Beh senti questo!”.
[Ma…. siamo DAVVERO sicuri che il concorso fosse solo così per fare un po’ di cabaret? Non si può consultare un notaio? Questa è pubblicità ingannevole!]

Ho sentito un po’ la mancanza di Two Trains, confesso. E non menzionerò il subdolo passaggio di Donato da camicia-e-cravatta a ora-mi-levo-anche-la pelle, nel corso del concerto. [Ops… Troppo tardi.]

Oggi la temperatura del Lupo era meno tropicale di ieri, tanto da permettere una colazione al sole sul terrazzo con caffè e paste, e un panino c’aa mortazza per contorno.
Certo, anche lui… entrare in farmacia a comprare l’aerosol per il mal di gola brandendo n°1 pacchetto di tabacco australiano Champion Ruby e n°2 pacchetti nuovi di sigarette [uno di Marlboro rosse e uno di Fortuna blu 100’s] magari non è un toccasana per la credibilità, risultando tuttavia divertente.
Dopo le avventure farmaceutiche c’è stata l’iniziazione del Lupo alle meraviglie di Crosby & Nash e agli Aristogatti. Non comprendo come sia possibile che un giovanotto classe ‘77 non avesse mai visto quel cartone animato, vivendo per quasi 30 anni all’oscuro di tutti quanti voglion fare il jazz e Romeo, er mejo der Colosseo. Almeno domani lo rimando a casa con questa lacuna colmata, una volta per tutte.

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Donato mi ha nominata nume tutelare dei Pretzel.
E’ quindi con particolare orgoglio che, fregiandomi di questo titolo che mi impegnerò a meritare, invito il mio amato [per quanto sparuto] pubblico e chiunque altro passi di qui attraverso le vie misteriose di Goooooogle ad andare ad ammirare la strabiliante performance di stasera dei Pretzel, ovviamente al BeBop.

www.myspace.com/pretzeltheband

Scuse come “Mi si è guastato il teletrasporto” o “Il leprecauno mi ha mangiato le chiavi della macchina” non verranno prese in considerazione.

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Stralci di conversazioni che capita di sentire nei pressi del boccione dell’acqua:

Miguelon: …se tu quando fai un post fai finta di essere un browser…

Vai, il prossimo carnevale mi travestirò da Konqueror, con un diadema di CSS3 e tintinnanti cavigliere di cookies.

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Un anno è poco nell’arco di una vita, ma è un’infinità nell’arco di dodici mesi. Lucia Vasini diceva qualcosa di simile in un dialogo con Paolo Rossi, ai tempi di Su La Testa.

Questo Long Ago dal suono tayloriano è appunto un anno, il Far Away è l’Australia, l’altro capo del mondo, un emisfero dove le stelle sono diverse da quelle che vedo io, invece di Orione e Cassiopea c’è la Croce del Sud, e l’acqua del wc scorre in senso contrario [sulla veridicità di questa affermazione sospendo il giudizio, ma l’ho sentita in una puntata dei Simpson e mi fa ridere]. Una terra ricca di creature mostruose [basti pensare al koala mannaro o al crudele kookaburra cannibale, per non parlare poi del famelico platypus delle Blue Mountains…], eppure il Lupo è uscito indenne da frutteti che celavano draghi spinosi e da brown snakes acquattati sotto gli scalini di casa, oltre che da bar più o meno malfamati [e qui potrei ricattarlo, con certe fotografie in mio possesso in cui è ritratto nelle improbabili vesti di cubista…] e da peregrinaggi nel deserto [questa ha un che di biblico].

Talmente indenne che domattina alle 8 atterrerà a Roma, e in un non meglio specificato momento nei prossimi giorni verrà traslato qui a VillaCougar affinchè per giorni e notti racconti alla sua sorellina cos’ha pensato, fatto e visto, e affinchè la sua sorellina lo renda edotto sugli ultimi rutilanti otto mesi della sua nuova meravigliosa vita fiorentina, oltre che sui malti invecchiati che vivono dietro al bancone del BeBop.

Pare vero.

Citando Mister Capra di “Cappuccetto Rosso e Gli Insoliti Sospetti” : Davveero? Davveeero? DavveroVeroVeroVeroVeeroooBuh!

[Mi suggerisce il mio bassista preferito che ormai dovrebbe essere Dingo, più che Lupo. Sottoporrò al Comitato questa proposta.]

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Ho inaugurato il mio ventottesimo anno di vita con una scena degna del miglior Woody Allen ibridato con Groucho Marx [e qualche molecola di Fantozzi a guarnire], complice Mama, piegata a portafoglio dalle risate. Son cose.
[Prendila così… Non possiamo farne un dramma… ]

Dove mai avrò passato la sera del mio compleanno? Al BeBop, pleonastico dirlo.

Pareva di essere tornati alla gloriosa epoca dei mercoledì sera della Cyrus Band, anche se il volantino fuori dalla porta del BeBop recitava “Lucio Battisti - Il concerto”.
E con me a festeggiare c’erano Mama ed Empidosi, assieme ai miei adorabili colleghi & amici del Granducato.
Grande la Mary che mi ha fatto gli auguri [che lo so che ero lì a festeggiare il compleanno, ma me n’ero quasi scordata presa com’ero dalle performances musicali della serata] a mezzo di uno shot a tradimento, affiancata in questa malefatta da Bernardo e Claude Le Barman. E poi uno si stupisce del fatto che quel posto sia il mio preferito di tutti i tempi, anche più del Pilutti’s a Udine.
Ma torniamo alla musica.
Dopo alcune melodie di battistiana memoria, tra cui una delle mie preferite che casualmente dà il nome al doppelgänger battistico della Cyrus Band cioè Cherry 3 Hill, i baldi giovani hanno fatto capire al pubblico di essere in forma eccezionale con cose come Sittin’ on the dock of the bay, la sempiterna Take it easy [che Empidosi non sapeva essere stata suonata anche da Jackson Browne… si le cose nun le sai… Salle!], Purple Rain e una chicca, ma che dico una chicca, potrei dire un enfatico, zaccagniniano e similorgasmico DAHHH! per descrivere l’interpretazione di Child In Time dei miei meravigliosi musici, in particolare gli acuti di Ciro e l’assolo di Donato.

Mi piace pensare di essere stata la sola a riconoscere i primi versi di At least that’s what she said dei Wilco, quando Bernardo li ha sussurrati tra una canzone e l’altra.
Adorerei sentirgliela cantare intera, come anche Late for the sky. [Metterò questa cosa nella mia lettera a Babbo Natale. Come “Ma siamo ad aprile!”? E allora? Ti sembra una scusa passabile?]

Ho ancora circa 20 ore di compleanno da festeggiare, ne userò una o due delle prossime per stare in terrazzo a guardare se qualche Liride passa di qui.

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Uno è ingegnere, l’altro informatico
Uno abita a tre minuti da casa mia, l’altro a tre ore.
Uno lo conosco da quattro anni, l’altro da quattro bimestri.
Uno ha una mente superiore, l’altro anche.
Di uno voglio il busto in marmo sul comodino, dell’altro anche.
Uno mi fa lacrimare dalle risate, l’altro anche.
Uno compie gli anni il 20 aprile, l’altro anche.

D’altro canto, cos’è un augurio di buon compleanno se non un Apostrophe rosa tra le parole Vi e adoro?

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UTFopia: Un mondo perfetto in cui tutti gli esseri viventi conducono esistenze pacifiche in armonia tra loro, e dove il pantagruelico ammasso di codice che viene prodotto qui utilizza un’unica codifica per ogni cosa.

[v. anche: “Non avrai altro ISO al di fuori di me”.]

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Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando la Coop è aperta, amabile cassiere. Il banco frigo era così pieno di Mukki, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un banco frigo simile possa vivere ogni sorta di yogurt collerico e capriccioso?

Oggi pomeriggio sulla scrivania di Stefko, il collega esperto di letteratura russa:

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In questo vivaldiano pomeriggio vede la luce la serie MintCam. Questo è l’episodio pilota.
Sinossi: sul terrazzo soleggiato di casa Cougar staziona da cinque minuti un vaso che contiene innumerevoli semini di menta piperita e menta spicata, che si spera diventeranno una rigogliosa cascata verde. In sottofondo, Song With No Words (Tree With No Leaves).
Essendo il primo essere vivente ad abitare qui, oltre a me e al Granduca, terrò informato il mondo sui suoi progressi.
[Più che altro, essendo noto il mio inesistente pollice verde, avrò della documentazione inconfutabile se qualcuno dubiterà della riuscita della mia impresa botanica, posto che abbia successo. Possano i miei detrattori non trovare un mojito decente da qui all’eternità.]

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Ovvero, di come non tutti gli scioperi vengano per nuocere.
Ma andiamo con ordine.

Dopo essere partita da Bergamo giovedì alle 6 e mezza del mattino, avrei dovuto passare la giornata in ospedale mentre operavano Kaio, con ritorno in patria previsto per le ore 18.50 da Parigi Orly alla volta della torre pendente.

L’ospedale Lariboisiére di Parigi ha una bella corte interna con aiuole e panchine, quindi s’è passato un po’ di tempo lì al sole, fino a quando ci hanno detto che lo avrebbero riportato in reparto verso le 14.
Momento di intenso giubilo e prime lacrimucce tra me e la mamma di Kaio, quando per esser sicure abbiamo chiesto all’infermiera se l’avevano già operato e lei ha risposto che certo, e che era andato MOLTO BENE. Lo ha detto proprio così, in italiano, ripetendolo. Mai suono fu più soave di quelle due parole.
Siamo al quarto piano, dove si trova la sua stanza, la 419, e aspettiamo fiduciose.
Ore 14.30: aspettiamo.
Ore 15.00: aspettiamo.
Ore 15.30: aspettiamo ancora.
Ore 16.00: continuiamo ad aspettare.
Ore 16.30: ancora nessun segno del pargolo. Molto a malincuore, ma ugualmente rincuorata, mi avvio verso l’aeroporto per rientrare a Pisa.

Arrivo a Orly e ZA’! Leggo una bella scritta rossa lampeggiante sul monitor, di fianco al volo EasyJet Orly-Pisa delle 18.50 [e ad altri N voli della giornata]: Annulè-Cancelled.
Hmmm….
Che si fa?
Schivando orde di pisani agguerriti raggiungo il banchetto EasyJet, dove la gentile fanciulla mi dice che per uno sciopero dei controllori di volo francesi è successo tutto ’sto parapiglia. E mi dice che il primo volo utile per Pisa è lunedì mattina. Seeeee….
Mi dice anche che però c’è un posto sul volo per Linate di sabato, alle 10.40. Vai, è fatta.
Tempo trascorso dall’arrivo in aeroporto: 45 minuti.

Sorrido tra me e il resto del mondo, nemmeno facendo finta che mi dispiaccia questo contrattempo, in mezzo alla marea di passeggeri imbufaliti, perché questo destino cinico y baro stavolta è stato tutt’altro che cinico, visto che ritorno a rotta di collo in ospedale [tanto ormai la strada la so a memoria] pensando che in fin dei conti riuscirò a vedere il pupo con i miei occhi.

Arrivo alle 19.20 e non trovo nessuno al quarto piano. Né mamma, né Kaio. Corbezzoli, ‘ndove l’hanno nascosto? Trovo l’infermiera simpatica e le chiedo lumi, al che lei agguanta la cornetta e invece di telefonare alla MondialCasa chiama giù di sotto, alla salle de rèveil, sta al telefono buoni dieci minuti e alla fine mi dice che è ancora laggiù, e che là c’è anche la sua mamma. Mi dice che posso scendere anche io. Neanche il tempo di dire “voulez-vous coucher avec moi, ce soir” e sono davanti alla porta di questa stanza al terzo piano sottoterra, dove parcheggiano i pazienti dopo averli operati per tenerli sotto controllo.
Le porte si aprono magicamente senza un rumore e ne esce una MammaDiKaio vestita di una gabbana azzurra da medico, che prontamente mi consegna.
Tolgo borsa e maglione, mi maschero da principessa azzurra ed entro.

A questo punto, immaginate in sottofondo le note di una canzone di quelle da film, quelle che si sentono nelle scene ricchissime di pathos, tipo Chariots of Fire.
La scena si svolge al rallentatore, nella migliore tradizione filmica.
Il rallentatore dura poco, visto che Kaio è nel letto subito vicino alla porta, sulla sinistra.
Ha decine di cosetti appiccicati addosso, flebo, cerotti, e la faccia di uno che ha appena vinto alla più grande lotteria del cosmo.
Ci guardiamo e a quel punto mi rendo conto davvero che ce l’ha fatta. Inizio a lacrimare copiosamente, e contemporaneamente sorrido con tutti i denti che ho e mi faccio dare anche tutti i denti dell’intera Gallia. Come scriverò agli amici in attesa di notizie, quel momento è stata l’emozione più grande che abbia mai provato [ebbene sì, ho un cuoredipanna anche io, quando si tratta dei miei amici]. L’operazione è riuscita, è andato tutto bene. Ma siccome ho un po’ del San Tommaso, finché non l’ho visto con i miei occhi stentavo ad abbandonarmi alla serenità.

Verso le nove lo lasciamo alle cure dell’ospedale e andiamo a mangiare, dopo che per tutto il giorno avevamo avuto lo stomaco chiuso per la tensione. Un Croque-Monsieur che mi ricorderò finché campo.
Undici ore filate di sonno, seguite da una colazione al solito Cafe Paris Nord, dai saluti al paninaio e poi di nuovo in ospedale, dove lo riportano in stanza ancora dopatissimo di morfina e dove poi passiamo tutto il giorno a pensare a quante cose ci saranno da fare ora: gite da Lush, sbronze maestose, abbuffate di fiorentina e serate al BeBop qui nel Granducato non appena possibile, sonni finalmente tranquilli senza il panico di ritrovarsi in una pozza di sangue e molte altre cose più e meno frivole.
Di nuovo, alle nove passate lo lasciamo tranquillo a riposare.

Sabato mattina, stamattina, colazione, RER B fino a Orly e stavolta va dritta, mi fanno partire. Atterrata, mi scapicollo sul primo treno alla volta di Firenze SMN giusto in tempo per apprendere, poco dopo il mio arrivo a casa, che domani le pétit Kaio [come lo chiamava l’infermiera simpatica] verrà dimesso e procedere quindi a prenotare il loro volo di ritorno a casa a Milano domani sera, dopo due settimane e spicci.

Evviva.

Stasera la pumessa [come mi chiama la Mary] va a gallina.

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Cougar: a me invece hanno appena passato questo
Cova: urgh
Cougar: beh me l’ha passato un programmatore .Net… :D
Cova: argh…. tu quoque…
Cougar: io? io non quoquo… io sono un’editor, cosa c’entro?… (angel)
Cova: si, sei la la sorella a colori di vim…

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Giovedì sera avevo pensato di ritirare le mie proposte di matrimonio a Lipstick, dopo che tornando dal BeBop ha rivelato che c’è una canzone dei Pooh che gli piace, e che suo padre ha addirittura il vinile.
Poi però Mama ha giustamente obiettato che le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli, allora io ho fatto mente locale sui vinili di mio padre: meglio che me ne stia zitta, le proposte di matrimonio restano invariate.

Arrivata a casa a Udine, mi è stato comunicato che il forno non funzionava, avendoci io scordato dentro delle patate fritte dal 16 marzo. Ma era una battuta per pochi eletti, due dei quali non erano presenti.

L’altra battuta di cui ho preso nota è di ieri a pranzo:
Qualcuno manda un sms a Mama, vegetariana, che così recita: “Ti pensavo perchè sto mangiando prosciutto cotto col kren”
Empidosi si domanda se Kren sia il fidanzato di Barrrrbie.
Mama risponde che Kren è il fidanzato piccante di Barrrrbie.
Ma non è finita qui. Lunedì di Pasquetta si prospetta una gita in barca a Grado. Al che Empidosi, facendo il punto della situazione, ci mette al corrente del fatto che in barca siamo in dodici, e aspettiamo solo Gesù che però viene da solo.

Dopo aver visto lui e Mama ripulire con le dita la cioccolata dal piatto di churros, al ristorante messicano Mexico Magico, non ho altro da aggiungere su questi due personaggi da fumetto, se non che fare un viaggio Firenze-Udine in macchina con Mama esaminando i significati reconditi delle canzoni di Battisti è un’esperienza mistica.

A proposito di fumetto, ho ritrovato il libriccino dei Peanuts in cui Linus parla dei Burropardi:

Ho visto anche, dopo una tequila reposado con sale e limone, il mio gatto Ochalan “a gallina”:

[la tequila l’abbiam bevuta noi, Ocha è già stonato di suo.]

Non era per niente stonata invece la magnifica pedal steel guitar che ho ammirato per la prima volta da vicino [che emozione!] a casa di Roby Colella, noto bluesman friulano nonchè mio maestro di chitarra, ai tempi del liceo.

Quasi quasi, con tutti ’sti amici musici che ho, mi vien voglia di ricominciare a imparare.

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E’ oggi: CSS Naked Day 2007
E questo è il motivo per cui fino a mezzanotte ci sarà solo del brutale codice. :)

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