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Mi pregio di riportare qui i link al fantastico racconto a puntate del viaggio in Messico di Mama ed Empidosi:

  1. Messico e Nuvole - I
  2. Messico e Nuvole - II
  3. Messico e Nuvole - III
  4. Il giardino
  5. Messico e cactus
  6. Mexico, dicevo
  7. Mexico e balene
  8. bcs,mexico del norte
  9. mexico e alcool
  10. mexico politiko part/one

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[Nota permanente: questi sono i alcuni dei miei referrers. Dicesi Referrer la parola chiave ricercata su un motore di ricerca, es. Google, tramite cui qualche visitatore è giunto sul mio blog. Giusto per capirci.]

  • non ciclopedia [”Guarda, un ciclope!” “Guarda, ce n’è un altro!” “Un’intera ciclopedia!”]
  • ferri vecchi in cioccolata [dal manuale del piccolo evaso]
  • che fa sesso nel fienile [Inga al dottor Frankensteen: “Roll, roll, roll in ze hay…”]
  • figura di salsa [che è la versione avanzata della figura di pongo]
  • amplificatori cougar [grazie ma sono già abbastanza amplificata di mio…]
  • indeterminazione heisenberg acustica farina [se mentre prepari una torta canti, non puoi sapere contemporaneamente dove stia la farina e quanto impasto il gatto abbia già rubato dalla terrina]
  • mdma sul fornello [ecco come i cuochi si inventano quegli assurdi piatti di nouvelle cuisine]
  • processo alle verdure copione [suggerisco “Call Any Vegetable” di Frank Zappa]
  • gatto bless [il gatto perlista]
  • casalinghe cougar [giusto oggi che m’ha preso un raro attacco di sindrome della massaia…]

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Cose strane accadono al BeBop.
Non la Band of Zydeco, che mi son piaciuti anche se il volume era un tantinello eccessivo. Loro erano a posto.

Ma accade che i miei colleghi vengano al BeBop, che si chiacchieri amabilmente e che ad un certo punto io debba andare un attimo ad incipriarmi il naso.
Accade anche che io venga trattenuta e intrattenuta con una conversazione su dinosauri e segni del destino che aveva del filmografico meravigliosamente demenziale, svolgendosi da un lato all’altro di un bagno con in mezzo una porta chiusa. Questa scena me la ricorderò per un pezzo :)
Io pensavo di essere stata via solo cinque minuti, e ritornando garrula verso il tavolo cerco i colleghi.
Le sedie sono vuote.
Il pavimento circostante è sgombro.
Si sente il vento che sibila mentre un crotalo agita il sonaglio e cespugli rinsecchiti rotolano sulla strada, nella polvere rossa.
E lì, al centro del deserto, lo vedo.
Corro verso il luogo del misfatto sacramentando “Sputali! Sputali! Che ne hai fatto dei miei colleghi??? Sistemista cattivo!”.

Spariti eventuali testimoni [che se si rovina la sua reputazione demoniaca son cazzi] ho poi proceduto a passare una serata di piacevoli chiacchiere al retrogusto di malto con l’infernale[?!] personaggio, e successivamente con gli aficionados del BeBop e una burlona coppia di americani loro amici.

Domani esce 300.
[No, così, per dire…………. :) ]

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if ( $username ne 'ReAmleto' ) {
print "non sei ReAmleto, fottuto impostore!";
exit;
}

[grazie a Miguelon per la segnalazione]

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Dico, oggi inizia la Primavera. Mi avete sentito? Pri-ma-ve-ra!! Quella mezza stagione quasi dimenticata in cui gli alberi fanno spuntare le gemme [sto aspettando che venga caldo per seminare la mia menta, diamine!], gli uccellini cinguettano [qui si senton solo civette], le api e i fiori eccetera eccetera [non si son visti nè le une nè gli altri]…

Ho capito che oggi è l’anniversario della dipartita del signor Fender, ma onestamente non mi sembra un motivo valido per tenermi ancora al gelo. E’ altresì vero che se questa storia fosse ambientata nella strip dei Peanuts e io fossi Lucy Van Pelt e mi trovassi adagiata sul pianoforte di Schroeder nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Ludovico Van, il simpatico pianista auspicherebbe l’apertura delle cataratte del cielo per porgere un mesto omaggio al grande Maestro. Ma non vedo pianoforti qui intorno, solo cose Fender. E’ che sulla roba Fender c’è un po’ poco spazio su cui adagiarsi mollemente.
Vedo poi che oggi è il compleanno di Bach e di Fourier, quello della famosa serie, e quindi siamo due a uno, e allora la vogliamo chiudere, ’sta finestra, che tira un vento della malora?
[Questo mi ricorda un “The answer, my friend, is blowing in the wind… Close the window!” che ha avuto luogo durante la serata “Acoustic Visions Of Bob Dylan” al BeBop]

Non è giusto! [nel pronunciare questa frase mi sento sempre un po’ Sarah in Labirynth]
Mama è in Messico a guardare il serpente piumato che discende dalla piramide, il Lupo è sulla East Coast australiana a fare surf e a vedere gli Helmet, e io sono qui a decidere se uscire con indosso il berretto e i guanti oppure direttamente il sacco a pelo. Il cormorano che sta sul lungarno è venuto a chiedermi la borsa dell’acqua calda perchè l’airone è raffreddato…
Meno male che Firenze è bella con quasiasi tempo. Milano mi era brutta, con qualsiasi tempo.

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Il cielo su Firenze stasera aveva il colore del mio pennarello preferito di quando ero piccina. [Che colore era? Color cielo di Firenze, no? Una roba tipo #14568A]
L’arancione delle slide del talk sulla programmazione ad oggetti in Perl invece tirava un po’ sul “Terra di [Sweet Home] Siena bruciata”, proiettato sullo spinnaker che fungeva da schermo per il proiettore.
Ho imparato un po’ di cose, non ne ho capite un po’ di più, ma ho un’idea di cosa cercare. E’ che vado forte sulla teoria, la pratica è tutta un’altra storia.
Imparare che in Perl esistono dei “cosi benedetti” [cit.], grazie alla funzione bless, gli toglie un po’ di quell’aura di austerità e mistero. Inoltre, oltre ad essere un piacevolissimo oratore, Lipstick secondo me è l’incarnazione di Linus Van Pelt, al netto di coperta. Lipstick Van Pelt. Immagino che ad alcuni potrà sembrare un paragone un po’ mesto, invece è proprio l’opposto. Linus è quello che sa un monte di cose ma è candidamente privo di spocchia. E la storia dei burropardi l’ho sempre adorata.

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La mia credibilità è fuggita in Alabama senza di me, e s’è portata via anche i Tarallucci per la colazione.
Avevo promesso [blah blah blah, lo sapete], e invece [finale scontato].
Tecnicamente ho tenuto fede alla mia promessa. Alle dieci ero a nanna.
Alle dieci e tre quarti è squillato il telefono e una vocina soave mi ha intimato di portare le chiappe al BeBop. Sentendomi un po’ parte del cast del Padrino [mi hanno fatto una proposta che non potevo rifiutare] mi sono alzata, vestita, e partita. D’altra parte, mica lo sapevo che il chitarrista del gruppo in programma per oggi aveva la peritonite e che quindi c’erano Luisa, Ciro e Bernardo ad intrattenere gli avventori, avrei evitato a priori le promesse da marinaio… Fortunatamente il servizio d’informazione è assai efficiente.
Ad ogni modo: fase REM-BeBop in venticinque minuti netti, il record precedente era di un isolano di Bora-Bora con ventotto minuti e quarantasei secondi. Roba che neanche Lightning McQueen.

Là ho trovato, oltre alla musica e agli aficionados immancabili:

  1. un omaggio-lampo a Roberto Santoro e a Daitarn 3;
  2. una dimostrazione pratica di come un plettro possa momentaneamente teletrasportarsi in una dimensione parallela, usando una camicia come varco interdimensionale. In realtà succede anche alle chiavette usb, ma l’unico modo per riportarle in questo universo è usare un ferro da stiro come usb-detector. Conosco un solo talentuoso personaggio che ci sia riuscito, e sono orgogliosa di lui;
  3. un piano per diventare ricca: conservare per qualche anno le innumerevoli corde saltate alle chitarre nelle ultime sere e poi venderle come reliquie su eBay per una vagonata di dobloni d’oro;
  4. il falafel delle due di notte, perchè qui non mi faccio mancare nulla […o quasi];
  5. una disquisizione scientifica sul metodo più adatto per conservare il ghiaccio tritato.

La prossima volta che qualcuno mi sente dire che ho in programma di andare a letto presto, è autorizzato a coprirmi di pece e piume e sbeffeggiarmi per l’intera durata di una proiezione integrale di 1900.

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Il social meeting di Firenze.pm di questo mese ha avuto come nocciolo una serie di argomenti di stampo [è il caso di dirlo] tipografico.
S’è iniziato a discutere sulla superiorità del preincremento [++a] rispetto al postincremento [a++].
Sembrava una discussione tecnica.
Sembrava.
Infatti, l’ultima parola l’ha avuta Lipstick sostenendo che il preincremento è nettamente superiore: è tipograficamente più bello perchè sembra un pesciolino con le lische [cit.].
Da qui alla trasposizione patafisica dell’ASCII ART il passo è stato immediato, scatenando una battaglia all’ultimo UNICODE:
-Il dollaro [$] è un serpentello investito da una bici.
-Il simbolo di percentuale [%] è una bici che ha evitato per un soffio due tartarughine.
C’era anche qualcosa sulla e commerciale [&] ma era una cos complicata e non mi sovviene… Forse un ciclista ubriaco.
Mi chiedo poi il motivo di ’sta mania delle bici…

Tutto è iniziato in realtà ancora prima che il vero e proprio social meeting avesse avuto inzio, cioè scendendo le scale dell’ufficio per uscire: ho appreso che esiste un argumentum ad verecundiam che istruisce sullo Zen e l’Arte di Avere Sempre Ragione, portando come esempio “Il mio metodo di integrazione numerica funziona perchè…  me l’ha detto Gauss in ascensore!”. Sostituendo a “Gauss” un nominativo di scienziato, luminare, letterato, alchimista di fama mondiale scelto in accordo con la frase precedente, otterrete un argomento inconfutabile.

Passando a questioni più terrene, come non citare Lipstick che esclama, dopo che la cameriera mi ha chiesto se voglio Pepsi o Coca Cola, “ma è un pub bisessuale!”…

Oltre a queste belle cose ho visto un basso vintage suonato da un bassista un po’ vintage anche lui [oh, la mia 500 degli anni 1970 è vintage. Sono quasi vintage anche io, vai.] con un’espressione perplessa e rilegato in un angolo del palco mentre i due chitarristi facevano a gara a chicchiriare come due galli in un pollaio.

La frase migliore della serata è stata “La penna usb ce l’hai tu o ce l’ho io?” :)

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13 Mar 2007

Avrei voluto, in occasione della venuta del Pi-day domani quattordici marzo [cioè, detto all’americana, 3.14], fare dei gran panegirici sulla quadratura del cerchio, su Archimede, Ludolph e sul Papiro di Rhind, su gesuiti euclidei furbi contrabbandieri macedoni. Magari anche sulla dinastia dei Ming.

Poi mi è arrivato, alle sei del mattino ora italiana [Messico - Baja California: GMT -6] un sms di Mama che così recitava:

Ho accarezzato un balenottero :-) E qui ci sono i puma! Cia ma

Dopo l’ondata di tenerezza, mi è venuto in mente un interrogativo: come facevi a sapere tu, che era UN balenottero? Mi sembra una domanda legittima.
Domani è anche il firenze.Pi.Emme-day.

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Certe sere andare al BeBop è come perdersi nella tana del Bianconiglio: non sai mai cosa succederà nella prossima canzone.
La performance di stasera dei Cherry 3 Hill è stata un’apoteosi, ed effettivamente la mail di Donato che mi è arrivata oggi pomeriggio l’aveva annunciato [mi permetto di riportarla qui di seguito]:

:: STASERA @ BE BOP, Via dei Servi (tra piazza Duomo e Piazza Ss. Annunziata), ore 23:

:: Cherry 3 Hill :: Tributo a Lucio Battisti ::

featuring

Cyrus:: Voce solista, chitarra, STRAPOTEOSI ::
Bernard :: Basso, voci, Negroni ::
Samuel :: Batteria, Daiquiri ::
Donny :: Chitarra, schitarrate, primadonna ::

La strapoteosi si è compiuta tra Donato che suona nella sua maniera molto sbarazzina, Ciro che riuscirebbe a far appassionare a Battisti anche un monaco gregoriano per quanto si fa trasportare e Bernardo che improvvisa collages musicali. Samuel era nascosto da Ciro ma si faceva sentire benissimo, altrochè.
L’intermezzo disneyano di Bernardo [”Dacci il La, giglio!”] mentre Donato accordava la chitarra è stato causa di singhiozzo provocato dal riso. Questa non m’era successa mai. Lacrimare copiosamente dal ridere è ormai abbastanza normale per me, farmi venire il singhiozzo m’era successo solo in Slovenia al Metal Camp durante Season In The Abyss degli Slayer, ma più che delle risate era colpa della birra…

Quando Panfarfalle e tulipani
Scambian baci sotto i girasol
Suonan le campanule a distesa
Nel gran bel meriggio d’or
Nelle nuvole son già gli asfodeli
E le viole cantano di cuor
Bocca bocca di leone e i gigli dolci
Nel bel meriggio d’or
Sono bruchi il cane e il gatto
Ha la gotta il millepiè
Ma le margherite per amor si lasciano
Sfoglia- a ar
Imparar puoi tante cose dai fiori
Che di grazia sempre ricchi son
Son felici a primavera i cuori
Vieni nel bel meriggio d’or

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Cena all’Antica Mescita stasera, con la crème de la crème [brûléé] dei colleghi, che poi sono la stessa crème de la crème di Firenze.pm, più la ganzissima mamma finlandese di Osfameron come membro onorario del club [grazie a lei ho finalmente imparato la pronuncia corretta di Aki Kaurismäki].
Una garanzia, ça va sans dire.
Infatti la serata è stata strabordante di episodi cabarettistici, come è d’uso con questi tre deliziosi personaggi.
Ne citerò un paio:
Scopro, dopo il tram a muro dello scorso social meeting di Firenze.pm, che in inglese lo sportello bancomat è chiamato anche “hole in the wall”, e che la civetta è come il cammello*. Ma senza gobba.
Esploriamo inoltre i diversi modi di indicare un individuo che abbia superato la soglia della lucidità a causa dell’alcool nei vari dialetti e lingue: ciucco tradito, unto, pieno come una nave, … [mi ricordo solo questi. Aiutatemi.]
A parte il nastro di Moebius di doppi e tripli sensi, che mi risulta difficile riportare perchè senza le espressioni degli astanti perderebbe di significato, mi pregio di trascrivere questo scambio di battute che testimonia quanto io non sia in grado di cogliere certi messaggi. D’altra parte l’ho sempre detto che sono un po’ carpentiere…

Si discute sull’origine del termine squisitamente toscano “fettunta”.
Io: Fettunta è la crasi di fetta e unta.
Lipstick: Sai cosa vuol dire crasi! [con occhio vagamente pallato]
Io: So anche cosa vuol dire enantiodromia! [sfarfallando le ciglia]
Lipstick: Io no, ma sarà un piacere scoprirlo… [alzando un sopracciglio in maniera significativa]
Io: Beh, basta andare su Wikipedia! [stroncando così la galanteria di Lipstick con la mia sicumera di navigatrice incallita e rendendomi conto un millisecondo troppo tardi di aver sbagliato clamorosamente risposta. Dannaz’!]

Devo convincere Lipstick a considerare la poligamia: due episodi parecchio acuti di ilarolacrimazione indotta in circa un’ora è un primato che non era mai stato raggiunto da nessuno prima d’ora.

*questo perchè in inglese owl indica gufo, civetta, barbagianni e in generale tutti gli Strigidi, e allo stesso modo camel indica sia cammello che dromedario.

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Tranquilli, non è successo nulla di grave.
E’ che stasera suonavano Marlon & The Confidence, da lì il titolo.
Che poi, come al solito, avevo giurato e spergiurato che stasera sarei andata a letto presto. Meno male che non ho mantenuto i miei propositi, perchè mi sarei persa qualcosa di imperdibile [appunto].
Molto bella la voce [ma i miei piccoli lettori sanno bene a chi appartiene la mia voce del BeBop preferita in assoluto. Inizia per B. B come Basette], splendido il repertorio [con chicche come “Just Dropped In (To See What Condition My Condition Was In)” e una rivisitazione dei Matt Bianco] e assolutamente superbo [come direbbe Ciro “strapoteotico”] e simpaticissimo il batterista Enzo detto Enzino. Che mi ricorda un po’ il mio adorato Lupo, nel modo di suonare.
Questi musici sono fin’ora gli unici che ho gradito quanto i miei preferiti in tutte le loro molteplici formazioni. Cioè moltissimo. Ma molto molto molto. Ho già detto molto?

Direi che questa settimana ho fatto quasi filotto: lunedì al BeBop, martedì al BeBop e mercoledì al BeBop. E non è ancora finita.

La tequila dopo tre quarti d’ora che mi ero svegliata dal pisolino serale pre-BeBop è quel che si qualifica come “La colazione dei campioni”, ma c’è da dire che cercare di mandare a gallina una friulana con un quarto di sangue toscano è come voler fare una gara di moccoli con un livornese o a birra e salsiccia con il Lupo.
In compenso, la svampita fanciulla di nome Trisha che ci ha placcato dopo la chiusura mentre si stava indulgendo nell’ultima sigaretta aveva fatto una colazione più da campioni di me, credo… Ringrazieròlla la prossima volta che la vedo per aver creato l’occasione per una assai piacevole chiaccherata [no, non con lei. Dopo che se n’era andata].

Resta da capire per quale motivo io abbia Vampire Blues che mi risuona in testa da oggi pomeriggio.
Pensandoci bene, certe cose non è necessario capirle. Vado a nanna canticchiando “I’m a black bat bangin’ on your windowpane”.

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La luna rossa [che detto così fa molto velistico] l’ho ammirata dal giardino di casa a Udine, con Mama, Empidosi e Ochalan il rosso che si lanciava in scorribande su e giù dal salice a forma di gargantuesca fionda.
Sospetto sia stato l’influsso dell’eclissi, ma nelle mie sere udinesi siamo riusciti a carpire alcune delle seguenti verità cosmiche:
il nuovo slogan dello yogurt Mila al cocco e cioccolato sarà “uno yogurt di un certo respiro” [Mama];
è doppia sfiga quando il venerdì 17 capita di sabato [Empidosi];
bisogna inventare un rilevatore di prurito [Mama, facendo scene da orso bruno per farsi grattare la schiena];
qual è il participio passato di “stridere”? [Mama. Secondo l’Accademia della Crusca è “striduto”];
la patta e la marra sono due parti di un’àncora.[Mama ed Empidosi, tratto da un quiz televisivo];
Ochalan russa con un timbro diverso da quello della Bestia Nera. [Io, per osservazione - o meglio auscultazione - diretta];
Il titolo vero del capolavoro di Robert Pirsig è “Lo Zen e l’Arte di aggiustare la motocicletta” [F.]
“Perchè l’amaro si chiama amaro?” “Perchè è amaro!” [F. e Mama];
“La lune si tappòne” [anonimo friulano durante l’eclissi];
Alla fine dell’arcobaleno c’è un baule di petauri [Empidosi];

Improvvisamente ci guardiamo intorno ed Empidosi osserva che siamo in minoranza. La presenza felina nella stanza ci sovrasta nella misura di 4 a 3. Accerchiati.
Se dovessero tentare un’azione di attacco, riuscirebbero a sopraffarci in meno tempo di quel che ci vuole per dire ‘MBUTO!.

Fortunatamente i placidi quattro non sono di quell’idea, cosa molto confortante da sapere mentre schiaccio un pisolino in giardino, al sole.

Lunedì riattacco l’iPod pieno di musica nuova all’autoradio e riprendo la strada del Granducato, arrivando in tempo per la serata acustica al BeBop, dove sono stata accolta da un bicchiere di qualcosa di dolce e frizzante versato da Ciro mentre affermava la ferma intenzione di mandarmi “a gallina”. [seeee…]
Non ho potuto fare a meno di ridere durante Ring Of Fire, perchè mi viene sempre in mente la versione di Frank Zappa. Poi però non ho riso un tubo durante Comes a Time, Heart of Gold, Running On Empty e Blackbird, bensì ho gareggiato per il campionato di Squagliamento nella categoria MagnumBiancoSuStufaDiGhisa.
Insomma, tra corde che saltano e sciami di chitarre e voci sul palco s’è consumato questo fiero pasto di musica. [BURP! Ehm. Pardon. E’ che il pasto è stato molto soddisfacente, eccetto per il rumore di pollaio che a tratti sovrastava la musica. La prossima volta vi imbavaglio, ragazze].

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