… blu come gli occhi della Maga.

Questa è una frase scritta da lei stessa medesima il 26 agosto 2003, dopo la prima vacanza insieme su Atlantide, la prima di una lunga serie di rocambolesche trasferte qua e là per l’orbe terracqueo.

Qualcuno ha preso il mio tempo e lo ha curato, e gli ha tolto fretta e ansia e agitazione, e me lo ha ridato diverso, sicuramente migliore.

Mi ronza in testa molto spesso, e racchiude perfettamente quel che accade quando siamo insieme, lei, Out e io, tre cialtrone provenienti da altrettanti angoli dell’ItaliaIsoleComprese: Gianduiottolandia-Atlantide-TerreDelCrudo.

E’ un danno, la Maga. Non le si può resistere.
Un po’ tipo i Borg [resistance is futile!], ma infinitamente più bella. E dotata di sfavillante mente di proprietà con vista panoramica sull’Universo, caratteristica che le ha portato la denominazione di Prodigio Della Scienza e Chiaroveggente Suprema del Taboo.

Potrei anche citare un losco figuro dagli improbabili acuti che, sempre in occasione della stessa vacanza, scrisse “che dire… …se non che ci siamo innamorati tutti della Maga?” facendosi portavoce di ciò che tuttiquantinessunoescluso stavamo pensando. E pensiamo tutt’ora, fino all’Australia e ritorno facendo tutto il giro.

Oggi compie ventisette anni, è il miglior ventisettennio che mi sia capitato di vedere in circolazione ed è mmmmmia!
[il miiio tessssssssssoooroohhh…….. ]

…ok, ok! Nostra! Volevo dire nostra! Suvvia Out… metti via quella tanica di vaniglia!

I can see the red, white and free in you
You light the night up like the moon
And underneath your clouds, I see the blue

You’re hopeless ‘cause you tell the truth
The stars are jealous of your shine
If you were mine
There’s not a thing I wouldn’t do

You’re black and beautiful, yellow, tan
You’re white as light and soft as sand
With greens and greys and oh for days
A silver lining on the way you cover everyone
Just like a morning sun
You turn me into someone I would rather be

OOO- I love your every color
OOO- I love your everything
You wear the day around you
Like it’s yours to stay around you
Maybe I could stay around you too
If that’s alright with you

You’re better than any rainbow
You’re brighter than the sun
You look like my first day of summer
When my spring is on the run
You’re gold and more gold
And you’re platinum too
With snow toned, copper attitude
I don’t know what I’d do without you

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In realtà io ho litigato con le canzoni di Battisti interpretate da Battisti stesso medesimo, ho scoperto.
E sì, perchè cose come L’aquila, La collina dei ciliegi, Eppur mi son scordato di te e Fiori rosa, fiori di pesco mi piacciono assai.
Interpretate dai Cherry 3 Hill, però. E poi c’è il medley Neil Young-Battisti che è sempre molto gradito.

Ho provato, lo giuro sul canguro, ad ascoltarle in versione originale.
Perdono tutta la verve. E la voce del compianto Lucio non mi fa impazzire.

Inoltre, ricordo che altre canzoni di Battisti come Dieci ragazze per me o I giardini di marzo mi divertivano, già anni fa, a causa di Paolo Rossi che in Recital le storpiava in questo modo:

Vorrei sapere chi ha detto
Che per ogni uomo ci sono sette donne
Allora
Chi è quel pirla che ne ha quattordici?

Il carretto passava e quell’uomo gridava “bastardi!”
“M’han levato i cornetti e nel frigo ci han messo i petardi!”
Come vedi le mie mani non tremano più…
… non ce le ho…

C’è anche da dire che dubito Battisti suonasse con un chitarrista che di punto in bianco si fa venir le caldane e si mette a suonare a torso nudo… La colpa però, più che alla dimenticanza di Donato di indossare una maglietta sotto la felpa, era da imputare alla temperatura tropicale che c’era ieri sera. E siamo a febbraio.

A luglio li vedo bene, Ciro & Co. in maglietta a strisce biancoblu, bermuda e berrettino alla marinara [il berrettino m’è venuto in mente chiacchierando con Didy], a suonare su un palco cosparso di sabbia, con un ombrellone alle spalle, mentre dagli altoparlanti il barman strepita “Si è smarrito il bambino Giònni, indossa un costumino a note azzurre e imbraccia una chitarra elettrica…”

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Mippare, v.
Dall’acronimo M.I.P. = Mettere In Produzione. Es. mippare index.html => portare index.html dal sito di test a quello di produzione. Solitamente questo ordine viene impartito strillando da una distanza di 4 scrivanie. [fonte: il dizionario dello slang aziendale. Giuro. Anche la parte delle scrivanie.]

Mip, n.m.
1-Il sistema che effettua la messa in produzione. “Maremma asburgica, s’è inchiodato il Mip“. Non a caso, questo sistema, visto da lontano, ha l’aspetto del Blue Screen Of Death di Windows.
2-L’atto stesso del mettere in produzione. “Oh guarda, è venerdì e sono le sei di sera! Facciamo un bel Mip!

Quando sento il mio capo che arriva a passi felpati e mi dice garrulo “dobbiamo mippare questo e quello e quell’altro, mandami via mail la lista dei file” sento un brivido gelido corrermi giù per la schiena e nelle mie orecchie echeggia la campana dell’Apocalisse. Fino a poco tempo fa detestavo quest’orrido neologismo, ora esorcizzo l’infernale attrezzo usandolo per allietare i noiosi elenchi di files. Ecco alcuni esempi dei subject cialtroni di queste missive.

  • Mipping in action
  • Mippiamoo… è tanto tempo cheee non lo facciamooo…
  • ‘Til we mip again
  • The court of the crimson Mip
  • The mip is on fire
  • We are the mippers, my friend… And we’ll keep on mippin’ ’til the end…
  • Subterranean Chatroom Blues
  • From Mip to eternity
  • One Bourbon, one Scotch, one Mip
  • Mip never sleeps
  • ‘Round Mipnight
  • Mip on the wildside
  • Cannibal’s Mip
  • The great Mip in the sky
  • Falling off the face of the Mip
  • Hoochie Coochie Mip
  • For whom the Mip tolls
  • Be Thankful For What You Mip
  • Violently mippy
  • Mippin’ on the dock of the bay
  • Also sprach Mippathustra
  • Mippin’ in the rain
  • And no more shall we Mip
  • Another Mip in the wall
  • Comes a Mip
  • House of the rising Mip
  • Lady Godiva and Mip
  • Ain’t talking ’bout Mip
  • Gimme some Mippin’
  • Should I Mip or should I go
  • The Curse Of Miphaven
  • (Shades of) Mippous blue
  • Have you ever seen the Mip
  • From the edge of the Mip green sea
  • As the Mip falls down
  • Space Mippity
  • A question of Mip
  • The Mipper in me
  • Six blade Mip
  • Mip me two times
  • Mippers on the storm
  • New Mip in town
  • If Mip was nine
  • The Good, the Mip and the Ugly
  • Summer on a solitary Mip
  • Don’t Mip the yellow snow

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Nel menu di questa sera abbiamo Coguara in salsa di cartina stradale con contorno di multa. Multa rosa, che fa molto chic.
Certo che lavar le strade sul lungarno Vespucci il venerdì sera, ragazzi, è criminale.

Multa a parte, che me la sono onestamente cercata, stasera mi sono teletrasportata dalla Firénze da bére del venerdì sera a un localino buio sulla Route 66: tavoli di legno, lumini e facce sorridenti intorno, con una chitarra e una voce che hanno intonato, tra le altre, Country Roads, Comes A Time [e il primo set di mociovileda è andato], Ring Of Fire [Johnny Cash! Ma io ne ho una versione esilarante di Frank Zappa], Because The Night, The Way e, per esaurire del tutto la mia dotazione di mociovileda, Where The Wild Roses Grow.

Sono una coguara appagata. E con scorta di deja vu: una sensazione simile l’avevo avuta in Messico, stesso genere di locale dall’aspetto ruvido ma accogliente e un chitarrista arrampicato su un altissimo sgabello che suonava Eric Clapton. Momenti in cui tutto il resto è tabula rasa e non ti ricordi nulla se non di respirare l’atmosfera e ti perdi nella musica.
Artefici di tutta questa splendida serata all’Eskimo, oltre ad alcuni aficionados del BeBop a farmi compagnia, Bernardo [che dà delle soddisfazioni anche in veste di chitarrista] e Luisa con la sua bellissima voce, appollaiati sul minuscolo palco.
Segue Mister Fontana alla chitarra con un repertorio che include Guccini, Rino Gaetano e San Vinicio.

L’unico particolare che fastidiosamente mi ricordava dov’ero davvero era la televisione sintonizzata su MTV proprio a fianco dei musici. Eresia.

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Per il freno a mano di Apollo, mi hanno investito ìCcicerone!

… certo che se giovedì a pranzo non voleva portarmi a vedere la casa del Sommo Poeta bastava dirlo, non serviva farsi mettere sotto da un’auto…

Facezie a parte, fortunatamente è ancora tutto intero. E intanto che lui guarisce, Dante avrà tempo per mettere dei centrini puliti [cit.] e uscire a comprare i pasticcini.

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Stasera al BeBop, oltre alla già precedentemente citata e incensata JohnnyGelli Blues Band, c’era la sagra della Fender. Oltre alla chitarra di Giònni e al basso di Bernardo, la chitarra di [mi ricordassi un nome, oh], insomma di questo chitarrista era una Fender anche lei, una Telecaster American Vintage ‘52 in acero, credo. Ma so’nasegaio, di chitarre, quindi prendetela con beneficio di inventario.
Se ci fosse stata Mama sarebbe salita sul palco a baciare i musici, per quell’accenno di Personal Jesus. Dopotutto ci siamo fatte per ben due volte Udine-Zagabria e ritorno [io partendo da Milano] per vedere i Depeche, nel 2001 e nel 2006.

C’è stato un momento di ilarità quando Samuel ha preso posto alla batteria e Giònni ha esclamato “Se io mi chiamassi Donato, saremmo i Pretzel!” Effettivamente mancava solo lui…
…E forse Donato si sarebbe divertito con la versione quasi bluegrass di San Francisco Bay Blues… Magari gli Hayseed Dixie hanno fatto anche quella e io non lo so.
Altra chicca, stavolta di Bernardo: gli junghiani Manhattan Transfert. Mama avrebbe apprezzato anche questa, essendo psicologa.

Domani andrò a vedere l’ultimo di David Lynch, nonostante la traduzione del titolo in italiano sia vagamente scandalosa. Oltre ad essere Lynch e quindi già una mezza garanzia, mi fido del consiglio del mio bassista del BeBop preferito.

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Scrivo a mamma, via sms, che le ho mandato una mail ed è urgente che la legga.
Mi risponde:
“Ok la vedo dopo perchè stiamo andando al cine! Ciao Ma e Belfagor
Le chiedo se sta portando il gatto al cinema.
“No vado con Empidosi, Belfagor non ha la tessera del CEC [il cinema d’essai di Udine]”
Poco dopo, mi arriva un sms di Empidosi:
“Porto Ma al cine dessè a vedere Jenna Jameson [v. questo post], senza Belfagor perchè è minorenne ed è difficile spiegargli la trama”

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Turing

PUBBLICITA’ PROGRESSO: Conosci un omofobo o uno di quelli che “la famiglia io la intendo tra uomo e donna perché dice la Bibbia che gli omo…”? Fagli leggere questo

Alan Turing era un geniale matematico inglese. Se leggete queste righe è anche grazie a lui (e a John von Neumann) perché ha praticamente creato il computer. Non solo. Durante la seconda Guerra Mondiale fu una delle menti che contribuì a decifrare il codice Enigma, il cifrario segreto nazista. Nella vittoria alleata pesò, probabilmente, più di Churchill.

Non l’avete mai sentito? Non è nella lista dei baronetti della regina, dei Nobel, dei cavalieri? No. E’ al cimitero. Dal 1954. In quell’anno fu processato per un crimine: omosessualità. Per il semplice fatto di preferire, nel buio della sua stanza, di appartarsi con uomini adulti e consenzienti anziché con donne. Condannato. A scelta, a due anni di galera o a un’ingestione di ormoni equivalente a una castrazione chimica.

Nel buio della sua stanza Alan Turing riempì una siringa di cianuro, lo iniettò in una mela, la mangiò e se ne andò da un mondo di imbecilli che citavano e ancora citano una favola per avvalorare il proprio razzismo.

(19 febbraio 2007)

[Gabriele Romagnoli, dalla rubrica Navi In Bottiglia su Repubblica.it]

La storia di Turing mi ricorda quella di Valerie in V for Vendetta.
Questa è vera, non è un fumetto nè un film.
Non ha avuto luogo nei secoli bui del Medioevo, come chiunque abbia familiarità con la nozione di libertà potrebbe pensare, bensì nell’anno di nascita di Matt Groening e Roberto Freak Antoni, l’anno della prima trasmissione della RAI e della prima radio a transistor. E Turing non è stato mica l’unico, basti pensare ad Oscar Wilde, l’uomo i cui aforismi campeggiano persino sui diari degli ignari liceali.

Se Turing avesse voluto, diciamo, sposare Oscar Wilde [mi si perdoni l’anacronismo], in che modo questa unione avrebbe distorto l’ordine cosmico o arrecato danno a qualsivoglia molecola del cosmo?

Tra poche settimane dovrei finalmente rivedere il Raton dagli occhi blu.
Causa distanza considerevole, ci vediamo una volta ogni morte di papa.

Sai mai……………

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Oggi, con il collega dirimpettaio esperto di letteratura russa, stavamo testando la chat su cui stiamo lavorando. E siccome siamo creativi, scrivevamo sul serio [serio, si fa per dire] invece di ballare il tiptap sulla tastiera con le dita a caso. Ciò che segue è parte del test effettuato.

Collega: ciao Cougar
Collega: da dove diggiti?
Cougar: dal secondo girone dell’Inferno…sto seduta vicino a Minosse….
Collega: senti, io sono un tipo gentile ed amoroso
Cougar: dai, non è grave… oggigiorno curano quasi tutto…
[…]
Cougar: [SIAMO UN COACERVO DI MINCHIATE! chiamate la neuro!]
Collega: chi, io un coacervo?
Collega: senti, bella
Collega: a me coacervo non me l’ha detto mai nessuno!!!
Collega: tzè
Collega: coacervo
Collega: solo a dirlo
Collega: mi si attorciglia la lingua intorno alle orecchie
Cougar: deheheheheh
Cougar: potrei dire epanadìplosi oppure omoteleuto.
Cougar: potrei.
Cougar: ma non lo farò.
Collega: omo si
Collega: ma teleuto proprio no
Collega: io manco ce l’ho la teleutisione a casa
Collega: ma tu guarda questa!!

[Vengono portati via in barella per sospetta intossicazione da protossido di azoto. Invece era solo colpa del test.]

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Oui, c’est moi, la mascotte de Firenze.pm. Da oggi il mio motto è P for Ruby. E ho appena passato uno dei migliori SanValentini della storia, con i miei genialissimi colleghi perlisti e splinderogeni [nomenclatura coniata da JackFlash].
Sono anche colei che pensava di essere fortissima con gli acronimi, prima di scoprire con rammarico che:
LAMP = Linux Apache MySql Pasquale [Lipstick release]
e anche che
LAMP = Linux Apache MySql Puppa [Osfameron relelase].

Mi sono perfino sentita dire, dal quasi-conterraneo M., “sii ortogonale!”.
Che a posteriori, svaniti gli effluvi del Southern Comfort, potrebbe fare il paio con l’emoticon segreta e rispettivo codice che abbiamo escogitato e risultare quindi un’esortazione piuttosto audace.
JackFlash, con il suo candore e la sua barba lunga modello Clive Owen in Sin City, nota anche come “Ho lavorato anche il fine settimana” [infatti eravamo in ufficio insieme], mi ha ricordato lo scambio di domenica a pranzo, roba di nicchia:
Qualcuno: “E io ricorro al TAR!”
Cougar: “E io allo ZIP!”
JackFlash: “E io chiamo il CAP!”
[per fortuna Lipstick ha confessato di aver pensato la mia stessa becera battuta un secondo prima che io la scrivessi. Rinnovo pertanto la mia proposta di convolare a giuste nozze. Sempre se non muoio dal ridere prima.]

Il cabaret scapicollante e incatanocchiante ha popolato la serata con chicche come “Io più che con i phpisti preferirei copulare con i rubysti”, affermazione capitata nel corso di congetture su possibili associazioni tra programmatori di linguaggi diversi in occasione di una kermesse di settore. Dall’informatica in senso stretto il passo a qualcosa di meno stretto è breve: Nascono premi Oscar come Debbie Does Perl, Perl Throat, Deep Perl e infine il mio preferito: The Devil in Miss Perl, distribuito in alcuni paesi con il titolo The Perl in Miss Jones.
Proseguendo su questa linea [la cosiddetta Thin Tan Line], comunico a Lipstick che non solo so perfettamente chi sia Jenna Jameson e abbia visto quasi tutti i suoi film d’essai […], ma ho letto la sua autobiografia e l’ho apprezzata molto. Lui risponde “Non lo so, io ho guardato solo le figure…”

Si prospetta, prima o poi, un’eccezionale esibizione dei fantastici Perl Jam, ma cercheremo di nascondere gli alcolici per evitare di fare il bis di “La notte in cui ho creduto di essere un batterista, narrata dalla viva voce di Lipstick”. Che poi vuole istituire la P.A.A, Programmatori Anonimi, ma se dovessi vedere ancora scene come “Ciao, sono Jack e non sono ancora passato all’UTF-8…” credo che le mie coronarie non reggerebbero un altro attacco di ilarolacrimazione indotta.

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Raton: ma quanti anni hai studiato il tedesco?
Cougar: io? otto… medie e liceo…
Cougar: [e se ti dico che mi ricordo poco, pecco di presunzione…]
Raton: acht jahre!!!!!
Raton: das ist fucking unmoeglich!
Raton: io non sarei sopravvissuto
Raton: tra l’altro mi ricordo quando mi aiutasti a fare i compitini 2 anni fa….
Raton: avevi cannato “io vado a casa!”
Raton: vergogna
Raton: o forse era “io sono a casa”
Cougar: e io che ti ho detto? non mi ricordo un tubo
Raton: nach hause
Raton: invece di zu hause
Cougar: giassò che hai in mente una penitenza, per questo mio errore madornale…
Raton: infatti
Raton: piace il sadomaso?
Cougar: no a dire il vero
Raton: peccato
Cougar: oddio poi dipende cosa intendi tu per sadomaso… la definizione è ampia…
Raton: tu cosa intendi?
Cougar: ehehehe nononono l’ho chiesto prima io…
Raton: boh… a me piace tutto tranne sangue e danni permanenti
Raton: e le olive
Raton: nemmeno quelle mi piacciono

[L’adoro.]

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A San Valentino siamo tutti più buoni…
No, quello era Natale. Rifo.
In questa giornata di letizia per tutti gli uomini di buona volontà…
E’ Natale anche questo… Uffa…
E’ un piccolo giorno per un uomo ma è un grande giorno per l’umanità…
No, questo era lo sbarco sulla Luna… Dannazione…
Non rose e cioccolatini ma opere di bene…
Posso suggerire una casetta sui colli toscani intestata a mio nome?
Settantotto anni fa sette gangster rivali di Al Capone vengono assassinati a Chicago, in quello che verrà chiamato St.Valentine’s Day Massacre.
Ostia, questa è vera.
Maceo Parker compie 64 anni!
Happy birthday to youuu!
E in Norvegia si celebra il Ballantine’s Day.
Caramba beviamo del whisky, yuhù!

Il mio “Buon San Valentino” va alla Maga, che è la donna della mia vita.
Peccato che sia - appunto - donna, e che quindi abbia la coppia cromosomica sbagliata per i miei gusti. Anche io ho la coppia cromosomica sbagliata per i suoi gusti, quindi mal comune mezzo gaudio, un giorno incontreremo i nostri cloni con coppia cromosomica XY e saremo felici e contente. Hasta el tandem siempre!
Oppure, potrei fare come Frank’n'Furter e costruirmelo da me. Ma lui poi non ha fatto una gran bella fine. Lasciamo stare. Meglio lasciar fare al Fato. Sennò che sorpresa è? [Ma non è ancora Pasqua! Lascia stare quell’uovo di cioccolata!]

In realtà ho in canna anche un buon San Valentino per il Raton, Blizzard, MioCugginoMioCuggino, Empidosi, il Lupo, Abraxs, Kaio, Ubi e Eddie, che non sono miei fidanzati ma sono uomini a cui voglio bene. E alla mia Motorcycle Mama, anche se non è un uomo, perchè l’ammmòre schifa gli incasellamenti [e forse schifa anche un po’ i Baci Perugina, ormai ne avrà la nausea*].

*i Baci Perugina mi ricordano una bellissima scena avvenuta a Natale, a Udine. Io, Mama ed Empidosi abbiamo dei Baci, li scartiamo e ci accingiamo a leggere i rispettivi bigliettini mielosi. Leggo io, legge Mama, momento di pausa per farsi l’insulina ed è il turno di Empidosi, che prende il suo bigliettino e, come Gassman quando leggeva il menu, invece di declamare una stucchevole banalità enuncia: “Ingredienti: Nocciole, cioccolato, zucchero…”. E sia io che Mama sveniamo dalle risate.

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Contrariamente alle ottimistiche previsioni del mio tatuatore, stasera mi son sentita dire che il puma che ho sulla schiena crea dello spavento. E io che pensavo fosse così carino… “Spavento” è un effetto che non avevo mai contemplato prima d’ora.
Inoltre, il puma è l’unico dei grandi felini ad essere in grado di fare le fusa. Più inoffensivo di così…
[tralascio volutamente la faccenda “spezza il collo alle prede con un morso”, potrebbe essere controproducente. E poi io non ho affatto l’abitudine di spezzare il collo a chicchessia. La questione dei morsi - senza spezzare nulla a nessuno - fa parte di un altro ambito non destinato al pubblico, vabbè. Ma finora non ho ricevuto lamentele nè querele, au contraire.]

Ah, questi giovani uomini moderni…

[Il momento rockettaro di ieri sera al BeBop con Smoke on the water è stato geniale, al pari della versione speciale di Out on the weekend. Le mie orecchie - e la MocioVileda Spa - sentitamente ringraziano.]

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[Il titolo di questo post è gentilmente offerto da Giònni Blùs, il fratello segreto di Jake ed Elwood]

Straordinario.
Intendo quello che ho fatto io oggi, per dieci ore più una di pausa pranzo, in ufficio.
Sempre sia lodato Lipstick Il Sardonico, che mi ha detto una cosa che mi fa ghignare anche adesso che la sto scrivendo:
Osteria di’ Sordo, un piatto di ghiottissime penne alla norcina, ormai finito. Rimane solo il sugo, allora prendo un pezzo di pane, lo infilzo con la forchetta e procedo a recuperare la salsa rimasta.
Lipstick mi vede ed esclama: “Cenerentola!”
Io lo guardo perplessa, con la forchetta a mezz’aria.
Lui spiega: “La scarpetta!”

Roba che a momenti mi soffoco.

Ieri avevo promesso a Giònni che stasera sarei passata al BeBop, secondo il calendario c’erano questi Lucy Malone Bros: un po’ di rock’n'roll non mi suonava male, per riprendermi dalla sfacchinata di oggi.
Ho pensato “quasi quasi vado a piedi, che mi han chiuso Via de’ Benci e mi perderò di sicuro”, sfortunatamente la pigrizia ha prevalso sull’istinto e ho preso la macchina [un madornale errore di cui mi sono pentita, in seguito]. Non mi sono poi persa, ci tengo a dirlo…

Arrivo e a sorpresa chi ti trovo sul palco, insieme ad un batterista che somiglia a John Convertino dei Calexico? Su, è facile: il mio bassista del BeBop preferito. Che intona quello che definisce l’inno del gruppo, nonostante qualche pomposo sofista sostenga che il testo non è proprio così: una Take It Easy d’essai che dovrebbe suonare grossomodo come “Well, I’m running down the road tryin’ to Lucy Malone… “. E si perde il microfono per strada, ad un certo punto, mi sembra durante Have You Ever Seen The Rain.
Ma, come il mio affezionato pubblico ben sa, la sua vis comica [anche quando è involontaria] è uno dei molteplici motivi per cui mi garba così tanto.

E tra circa sette ore sarò di nuovo in ufficio. Sì, lo so: è domenica. Peggio con peggio, la chiave della cassettiera con dentro la mia tazza e il mio Nescafè ce l’ha Miguelon.

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Mi sento in dovere, in quanto ferrea ed agguerrita sostenitrice della LIBERA SCELTA, di apostrofare l’inutile Pastore Tedesco con uno stentoreo “MA SMEEEETTILA!!”, ma solo perchè sono una signora. Se foste stati in grado di leggere il fumetto che è uscito dalla mia testa stamattina quando ho letto i giornali, penso che più di qualcuno avrebbe perso i sensi a causa della violenza delle mie invettive.

A sentire lui, la nuova legge sulle coppie di fatto impone ai cittadini di non scegliere il matrimonio.

Mi domando in che film l’abbia visto.
O cosa abbia fumato. Evidentemente non era roba molto buona.

Sembra di leggere la storia dei Borgia di Manara-Jodorowsky, lo stile è preoccupantemente identico.

Forse, senza tutti quegli intrighi legali che rendevano in certi casi necessario e non volontario il matrimonio, hanno paura di perdere un buon numero di accoliti, come se questa nuova legge potesse impedire, a chi lo vuole e a chi ci crede, di sposarsi.
Il che la dice lunga sull’autenticità della [buona]fede e sul rispetto dei princìpi cristiani di questo mastino biancovestito e dei suoi tirapiedi.
Se fossi cattolica credo sarei altrettanto indignata, se non di più, a vedere i princìpi in cui credo manipolati per questioni di bieca egemonia. Non lo sono, e le palle mi vorticano ugualmente a velocità sincrotronica.

Cito dalla newsletter di Internazionale:

Guerra aperta del Vaticano contro il governo Prodi.

La chiesa italiana, spalleggiata da papa Benedetto XVI e
dal Vaticano, si è lanciata in una guerra aperta contro il
governo di centrosinistra di Romano Prodi, la cui stabilità
appare in serio pericolo. Avvenire, il quotidiano della
Conferenza episcopale italiana, ha pubblicato un bellicoso
editoriale intitolato “Non possumus” (non possiamo),
riprendendo la fatidica frase pronunciata da Pio IX nel
1860 contro l’unificazione dell’Italia
. Questa volta la
battaglia è contro la moderata legge sulle coppie di fatto:
la chiesa pensa che il governo voglia creare una “simil
famiglia” e si prepari a legalizzare i matrimoni
omosessuali.

Clarin, Argentina
http://www.clarin.com:80/diario/2007/02/08/elmundo/i-01815.htm

No, dico. Il 1860.

L’ho già scritto tempo fa in un altro post, nei vecchi copioni: tra poco dovrò nascondermi, altrimenti sarò torturata e messa al rogo, e con me molte persone che, a prescindere da quale sia il loro credo, hanno l’orrenda e abietta abitudine di pensare con il proprio cervello.

Se capiterà, le mie ultime parole di commiato dalla vita terrena prenderanno spunto dalla riedizione di Braveheart del Nido del cuculo.
[Calippa perdonami, dovevo sdrammatizzare un po’…]

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