Lungi da me l’intenzione di equipararmi in qualche modo all’illustre Dickens, ma questa storia è una di quelle con cui potrebbero fare un film di Natale per la tivvù, o un libro illustrato da Beatrix Potter… Una storia di Natale con tutti i crismi, ma senza trite ed ipocrite morali.

Venerdì sera è arrivato a casa mia a Udine il gatto Omero, così battezzato perchè cieco, oltre che malandato e molto probabilmente assai vecchio.

Omero ha passato cinque giorni senza mangiare, bevendo un po’ d’acqua e basta, dormendo in una cestina e miagolando da straziar l’anima. Il gatto blues, appunto.
Oggi pomeriggio la zampa della Bestia Nera doveva essere degraffettata, e s’è colta l’occasione per portare anche Omero dal veterinario, sperando che potesse fare qualcosa.

Il Vet dice che Omero è vecchio, cieco e che non c’è chissachè da fare. Poi passa di lì l’altra veterinaria e dice “Ma quello non è il gatto cieco di tre settimane fa??”
Effettivamente anche il Vet se lo ricorda, e si ricorda anche di chi è: una famiglia che vive a  neanche cinquanta metri da noi. Gli somiglia proprio, solo che è più magro.
Tanto per fugare qualunque dubbio il Vet telefona alla famiglia, e qui c’è la scena clou della fiaba natalizia: dicono che il gatto è sparito il 18 dicembre, e dopo poco arriva un ragazzo della famiglia, guarda il gatto e con un gran sorriso che tradisce un apparecchio ai denti conferma l’identità del nostro John Doe felino, che in realtà si chiama Whisky.
Prende in braccio Whisky e lo riporta a casa, ringraziandoci a più riprese.
L’inquadratura sfuma sulla mia lacrimuccia di commozione.

Intanto la Bestia Nera stava osservando in silenzio dal suo trasportino, meditando su come sfruttare questa clamorosa vicenda felina a suo vantaggio.

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Babbo Natale quest’anno ha fatto un lavoro superbo.
Oppure sono io che sono stata buona.

… Naaaa.

Qualunque sia la ragione, ritornerò al Granducato con una sporta piena di cose meravigliose [una specie di minestrone tra Eta Beta, Doraemon e Mary Poppins].
Ad esempio i miei libri/fumetti nuovi, La Casta dei meta-baroni e i Tecnopadri di Jodorowsky e la biografia di John Coltrane.
Ad esempio una chicca che più chicca non si può, un cd uscito dagli anni ‘70 nel vero senso della parola, essendo quella che ho ora io nel lettore la prima versione in cd del live al Fillmore East del 1970, appunto.
Ad esempio il dulce de leche regalatomi iersera dal fratellone, roba che la Nutella al confronto è zuppa di cicoria scondita, e non è così per dire.
Ad esempio, e poi giuro che la smetto, i due involti di seta che contengono cose che noi umani nemmeno ci sognamo, ma che prima o poi mi auguro che qualcuno oltre a me avrà il piacere di vedere.

E poi, casa è sempre casa. Anzi, casa è sempre un teatrino con il cartellone pieno zeppo di commedie e tragicommedie d’autore:

Sleep now in the fire:
Omero il gatto cieco, che quando lo si accarezza fa un miao rauco molto, molto blues, ha sventato un incendio, mentre Belfagor e la Bestia Nera stavano sul divano a guardare annoiati la tovaglia che prendeva fuoco.

Flesh for fantasy:
Ieri sera, dal fratellone per la vigilia, una griglia stracolma di asado, chorizo, matambre e parecchia altra carnazza, condita da uno spaventosamente buono chimichurri, e un aperitivo a base di Negroni che ha fatto più danni della grandine. Per finire, qualche giro di mate.

Land Downunder:
Telefonata con il Lupo ieri, una mezz’ora per raccontarsi le ultime cialtronate e dirgli che mi casa es su casa, se nel breve soggiorno in Italia tra una working holiday e un’altra vorrà stare nel Granducato. Almeno qui non ci sono brown snakes a tre metri dalla porta di casa e l’unico rettile nel raggio di chilometri è ì Granduca, che misurerà al massimo sette/otto centimetri. E poi qui c’è abbondanza di musica e di musicanti, vorrà mica lasciare moglie e fidanzata a prender polvere per troppo tempo, no?

Small wonders:
Il cavolo verde ha una struttura frattale. Solo che se lo dici ad alta voce ti guardano strano.

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Listen
I was brought up on a side street
I learned how to love before I could eat
I was educated from good stock
When I start lovin’ I just can’t stop

I’m a soul man

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Ovvero, di come mancare clamorosamente lo svincolo dell’A13 a Bologna, distratta dalla musica, dai camion in sorpasso e dagli avvenimenti della serata [Coguara vs. Resto del Mondo: DUE a zero.]

Al cartello “MODENA 22 km” ho inziato a farmi delle domande.
Al cartello “MILANO 180 km” ho decisamente intuito di aver sbagliato qualcosa, e ho inziato a ridere.
Sono uscita a Modena sud, ho girato e sono rientrata in autostrada, direzione Bologna.
Credo di aver smesso di ridere intorno a Rovigo.

Alle sei e spicci del mattino sono planata sul vialetto di casa, ho trovato Omero [il gatto randagio rosso che qualche tempo fa era arrivato e poi, ripresosi, sparito] che dormiva nello stanzino giù, ho fatto un po’ di complimenti a Belfagor e alla Bestia Nera con la zampa graffettata e sono collassata a pelle di leone sul letto.

I say goodness gracious great balls of fire…oooh.

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[Buon compleanno a Frank, che assomigliava molto a Carlos, il bassista del mio fratellone, con cui giocavo a Generale con i dadi da poker, una dozzina d’anni fa.]

What’s the thing that they’s talkin’ about everywhere
SEX
When they wanna be suave ‘n’ debonair
SEX
What’s poppin’ up the most from coast to coast
SEX
At yer bongo party and yer weenie roast
SEX
Even them Christians who are born again
SEX
Go out ‘n’ get pooched every now ‘n’ then
SEX
Do ya do or don’t ya don’t
SEX
Bet yer lyin’ if ya say ya won’t
SEX

Some girls try it ‘n’ go on a diet
Then they worry ’cause they’s too fat
Who wants t’ride on an ironin’ board?
That ain’t no fun … I tried me one

Grow that meat all over yer bones
Work the wall with the local Jones
‘N’ while you do it, remember this line
The Sniffer says it all the time

“THE BIGGER THE CUSHION,
THE BETTER THE PUSHIN
THE BIGGER THE CUSHION,
THE BETTER THE PUSHIN’
THE BIGGER THE CUSHION,
THE BETTER THE PUSHIN’
THE BIGGER THE CUSHION …”

Makes no difference if you’re young or old
SEX
Don’t you act like it’s made of gold
SEX
Ladies they need it just like the guys
SEX
Maybe you could use a protein surprise
SEX
Any time, anywhere
SEX
Why d’ya think it’s growin’ there
SEX

Some girls try it ‘n’ they don’t like it
They complain ’cause it don’t last
Who wants to ride on a debutante?
They talks too much… they moves too fast

Whatch the scenery while you ride
You can be very warm inside
‘N when the train goes ’round the bend
Check the shrub’ry on the other end

“THE BIGGER THE CUSHION,
THE BETTER THE PUSHIN
THE BIGGER THE CUSHION,
THE BETTER THE PUSHIN’
THE BIGGER THE CUSHION,
THE BETTER THE PUSHIN’
THE BIGGER THE CUSHION …”

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Cose da fare un mercoledì sera qualunque qui nel Granducato:

  • Andare alla convention aziendale e fare una standing ovation [mentale] al collega che ha fatto una -pertinentissima- domanda a cui un Capo de’ Capi ha risposto con una supercazzola da manuale.
  • Divertirsi un mondo [o un monte, come dicono qui] a vedere parte dei colleghi ciucchi traditi far cose che domani non si ricorderanno. Io invece sì. E gliele racconterò per filo e per segno.
  • Decidere, all’una meno dieci, che se n’è avuto a sufficienza della festa aziendale, seppur piacevole, e volare a manetta verso un BeBop ristoratore. Lungo la strada, perdersi [una novità…] e arrivare giusto in tempo per sentire gli ultimi echi delle ultime note dell’ultima canzone, all’una e mezza passata.
    Somma sventura.
    Somma sventura però ripagata dall’ora e spicci di successivo chiacchiericcio a tratti esilarante, a tratti informativo, a tratti surreale, con mia figura di pongo annessa quando ho confuso “I guerrieri della notte” con “Il giustiziere della notte”.
    Capita anche nelle migliori famiglie, via.

Insomma, qui nel Granducato la vita è bella.

Snake eyes, French fries
and I got lots of gas.
Full moon and a jumpin’ tune,
now you don’t have to ask.

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Quando arriva non te ne accorgi, si insinua lentamente nella tua vita senza che tu te ne renda conto, cambia il modo in cui percepisci il mondo, i sapori, gli odori, si impossessa dei tuoi pensieri, non dormi più, non mangi più.

Non è l’ammmòre.
E’ l’influenza.

[e io me ne infischio allegramente e tra un’ora salpo per l’Omi.]

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Cioè Non Ci Siamo Proprio Per Niente, come disse uno dei miei tre geniali colleghi/compagni di bevute di stasera. Da grande voglio essere la mascotte di Firenze.pm. Dico la mascotte e non una componente perchè di Perl “so ‘na sega io!”…

Abbiamo esplorato la teoria dei sei gradi di separazione utilizzando come cavie Frank Zappa e Phil Collins. Dopo aver elucubrato su Brian Eno e Peter Gabriel, siamo arrivati alla conclusione che, in un mondo perfetto, tra Frank e Phil ci sono solo due persone: Sting [che ha fatto insieme a Phil Collins la canzone Long Long Way To Go] e Vinnie Colaiuta [batterista di Sting e di Zappa]. Molto soddisfacente. Quindi tra il Lupo e Vinnie Colaiuta c’è solo Kenwood Dennard, perchè Colaiuta ha fatto il Berklee College, dove Kenwood Dennard insegna, io ho conosciuto Kenwood Dennard in Canada tre anni fa e ho portato il Lupo a sentirlo, per il suo compleanno di due anni fa. Vai.

S’è sfiorata la carneficina nel momento in cui Lipstick, approfittando di una provvidenziale pausa della musica, ha detto con voce chiara e squillante “Non sopporto i metallari perchè sono emotivamente dei quindicenni” proprio mentre il gestore passava di lì. Il quale gestore, non un gigante ma comunque cospicuo, ha sibilato un “Piano con le offese!” che prometteva di sterminare qualsiasi agglomerato a base di carbonio nel raggio di sei metri.
Poi, andando verso un affollatissimo BeBop a vedere le gran basette e a sentire la gran voce del bassista Bernardo [che è - come ho scoperto poi sul tardi - anche assai simpatico, dannato lui], e le non da meno performances dei chitarristi-cantanti Donato e Ciro e del batterista [a me noto per soprannome, Mandraculino…], c’è stata questa conversazione cialtrona per cui a momenti mi strozzavo dalle risate:

L’Imperatore Lipstick: Ma ebbro è un termine aulico?
La Papessa: ebbro è desueto.
L’Imperatore Lipstick: desueto è aulico. E ampolloso. E ampolloso è desueto e aulico.

[Pare che il Matto stesse in disparte ad osservare perplesso questa disquisizione linguistica, meditando sul prossimo Haggis. I nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti, con buona pace di Jodorowsky e dei Tarocchi di Marsiglia.]

[Zia Icara ha la mia incondizionata gratitudine per la diabolica macchinazione di stasera, nonostante la scena sia stata imbarazzante da morì e io abbia assunto per un buon quarto d’ora un colore tra amaranto retroilluminato e carminio psicotropo. Sai mai.]

Ah. Secondo il chitarrista Donato, il Negroni ha odore di figurine Panini.

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Il seguente codice ha una ragion d’essere del tutto valida, in realtà. Però visto così, avulso dal contesto, merita una menzione.

my $numero_risultati = $numero_risultati_umani + $numero_risultati_marziani;

[sempiterna gratitudine per la segnalazione al collega M. noto come “Melogiocoattappini”, che oltretutto domani va a vedere i Living Colour.]

*[Il titolo è stato ispirato da Eddie.]

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Ecco cosa ho visto davanti a casa oggi pomeriggio, andando a prendere la Maca alla fermata del bussino.

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Preambolo: 4 ore di sonno e una fame della madonna: il necessario per trasformarmi in un incrocio tra Torquemada, il Leviatano, Maria la Sanguinaria ed Elizabeth Bathory.
Dopo un sontuoso hamburger al Danny Rock, il Gran Maestro delle Torte mi interroga sulla situazione:

Gran Maestro delle Torte: come vedi il mondo ora?
Cougar: rosa…. ma è perchè ho gli occhi iniettati di sangue dal sonno…

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Ho scoperto un locale, qui nella capitale del Granducato. Si chiama Be Bop ed è in via dei Servi, vicino al Duomo.
Questo locale, gestito dal molto simpatico e cordiale Ciro, al mercoledì ospita dei musici.

Ma che dico musici.

Uno dei migliori ensemble che abbia sentito suonare dal vivo nei locali, con tanto di intermezzi comici ed esecuzioni magistrali di storici assoli da parte del chitarrista elettrico. Oltre alla notevole bravura, all’interpretazione geniale e al repertorio assai ma assai gradito, uno degli aspetti migliori di questi musici - di cui so solo due nomi, Ciro appunto [chitarra-voce] e Bernardo [basso-voce. Anzi, basso-bellissima voce. Anzi, basso bellissima voce e superbe basette. Io ho un debole per le basette.], gli altri due nomi me li son persi ma mercoledì prossimo rimedio…- insomma, uno dei motivi per cui mi son tanto piaciuti è che si divertivano proprio, a suonare. Già vedere un musicista suonare con gusto mi garba da morì, se poi mi tiran fuori cose come Mustang Sally, Born To Be Wild, Rebel Rebel, Wish You Were Here, Antoher Brick In The Wall, Message In A Bottle… mi sveno dalla goduria.
Quando hanno attaccato Running On Empty di Jackson Browne mi sono letteralmente squagliata sulla seggiola, come un Mottarello sul parabrezza di una macchina nera parcheggiata al sole d’agosto in mezzo al Sahara e sigillata con il Saratoga. [spero di aver reso l’idea]
Mi sembra anche il caso di riportare il siparietto comico della serata: Io dico alla dolce fanciulla sedutami a fianco, dopo un po’ che suonavano [i nomi sono stati omessi per proteggere gli innocenti], “Va’ quant’è ganzo il bassista!”… Lei fa un cenno di assenso, poi però mi guarda con i suoi occhioni da eroina dei manga e mi risponde “Sì ma… Qual è??”. Quasi cascavo dalla sedia. Ho poi avuto un lampo, stamattina: assomiglia vagamente a Neil Young. Ganzo.
[O casco dalla sedia o mi ci squaglio sopra. La prossima volta mi porto la cintura di sicurezza e un mociovileda nuovo di pacca, sai mai.]


Postilla: Ci dovrò tornare per forza. Anche perchè ho scordato là l’ombrello.

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