Lungi da me l’intenzione di equipararmi in qualche modo all’illustre Dickens, ma questa storia è una di quelle con cui potrebbero fare un film di Natale per la tivvù, o un libro illustrato da Beatrix Potter… Una storia di Natale con tutti i crismi, ma senza trite ed ipocrite morali.
Venerdì sera è arrivato a casa mia a Udine il gatto Omero, così battezzato perchè cieco, oltre che malandato e molto probabilmente assai vecchio.
Omero ha passato cinque giorni senza mangiare, bevendo un po’ d’acqua e basta, dormendo in una cestina e miagolando da straziar l’anima. Il gatto blues, appunto.
Oggi pomeriggio la zampa della Bestia Nera doveva essere degraffettata, e s’è colta l’occasione per portare anche Omero dal veterinario, sperando che potesse fare qualcosa.
Il Vet dice che Omero è vecchio, cieco e che non c’è chissachè da fare. Poi passa di lì l’altra veterinaria e dice “Ma quello non è il gatto cieco di tre settimane fa??”
Effettivamente anche il Vet se lo ricorda, e si ricorda anche di chi è: una famiglia che vive a neanche cinquanta metri da noi. Gli somiglia proprio, solo che è più magro.
Tanto per fugare qualunque dubbio il Vet telefona alla famiglia, e qui c’è la scena clou della fiaba natalizia: dicono che il gatto è sparito il 18 dicembre, e dopo poco arriva un ragazzo della famiglia, guarda il gatto e con un gran sorriso che tradisce un apparecchio ai denti conferma l’identità del nostro John Doe felino, che in realtà si chiama Whisky.
Prende in braccio Whisky e lo riporta a casa, ringraziandoci a più riprese.
L’inquadratura sfuma sulla mia lacrimuccia di commozione.
Intanto la Bestia Nera stava osservando in silenzio dal suo trasportino, meditando su come sfruttare questa clamorosa vicenda felina a suo vantaggio.




