Sono alfin giunta a Firenze, a dire il vero giovedì 31/08, per essere precisi. Il ritardo di questa comunicazione è da imputarsi alla cornutaggine della TIM, visto che secondo l’operatore del callcenter i parametri per connettersi via GPRS ad Internet possano essere reperiti SOLO tramite Internet, oppure con la tessera della P2 e un biglietto d’auguri autografato da Licio Gelli in persona, o dal papa, in alternativa. Sfortunatamente ero sprovvista sia dell’uno che degli altri, per non parlare del tesserino massonico che mi è scaduto il mese scorso. Sfortuna.
Gli amici sono stati prodighi di sms di supporto, e mi pare il caso di citarne un paio, in risposta alla mia comunicazione che tutto era bellissimo, che dal terrazzo si vedono le stelle ma che non so dove mettere le scarpe [casa è piccola. E comunque, a scanso di erronee interpretazioni della frase precedente, ho solo 5 paia di scarpe, compresi stivali, sandali, tacchi e scarpe da ginnastica.]
Tra le scarpe e le stelle dovrebbe esserci tutto ciò che occorre all’uomo per essere felice. L’abbondanza di entrambe sarà di buon auspicio.
-Blizz-
Te l’ho sempre detto di non comprare le scarpe a punta! Ti toccherà comprare il portascarpe a piega dimensionale dell’IKEA, ideale per i sistemi inerziali sotto i 30mq!
[Segue dibattito sull’IKEA di Firenze ove, secondo Ubi, la leggenda vuole che si trovino solo mobili fatti di finocchiona e culatello.]
-Ubik-
La Calippa invece, in risposta ad un mio sms serale di venerdì 1/09 che diceva pressappoco «Siamo in osteria di fronte a casa, ci stiamo smezzando una bottiglia di Chianti e siamo quasi ‘briae», scrive:
…ed è solo il primo giorno! Vai così, dio bonino!
Lei sì che ha capito come vanno le cose qui. Lo avevano capito un po’ meno i due olandesi di Leeuwarden [chi ha detto “caso”?] seduti vicino a noi in osteria, che non capivano perchè ridessimo a lacrime e pensavano fosse per colpa loro. Invece era il Chianti in corpo che gridava vendetta, e la nemesi si è incarnata in Mamma che cerca di tradurre per loro “cantuccini” in “little corners” [bwahahahahahahahOssigenooooooh!].
Certo, il vin santo dopo la bottiglia di Leonardo che ci siamo allegramente scolate non è che abbia aiutato ad abbassare il livello alcolico. Giunge così il momento giusto per una delle perle di Mamma: “Non mi è rimasto sullo stomaco il ramen di ieri sera, però mi batte un po’ l’occhio”.
A questo punto io sono boccheggiante per il troppo ridere, e ci manca solo un anonimo suonatore di fisarmonica ad aggravare la situazione, passando vicino all’osteria suonando il tema del Padrino. Volete qualcosa che sia DAVVERO interculturale, interrazziale e globale? E’ la colonna sonora del Padrino. La suonavano ad Almaty in Kazakistan, e in Olanda. Ora qui a Firenze. Nino Rota unirà tutti i popoli della terra in una danza che non potranno rifiutare, pena l’estinzione della specie equina e delle lenzuola fresche di bucato.
Sono molto felice. Sono felice del mio ufficio distante 13 minuti a piedi [a passo di funky. Il ritmo di Maceo Parker/Mo’ Roots è l’ideale - sempre sia lodato il Lupo], del mio pingue cartolaio che mi dà preziose informazioni sul quartiere, del mio terrazzo con vista-cielo-e-giardini e della mia casa che il collega con gli occhi verdi ha definito “bohémienne” dopo che, chiacchierando di ritorno da pranzo, gli ho detto che non so dove mettere i libri e sono tutti impilati disordinatamente in giro. Mi piace ’sta cosa. Nessuno più potrà permettersi di dirmi che sono disordinata, chè io sono bohémienne, capito? [Il collega con gli occhi verdi si è guadagnato la mia stima imperitura, per avermi levato da questo impiccio con un escamotage così elegante.]
E vogliamo parlare dell’ultimo collega che mi si è palesato venerdì pomeriggio mentre ero in pausa-sigaretta [qui funziona così: sei lì che fumi e arriva qualcuno che non conosci? Ti presenti e scambi due chiacchiere. Adoro questo posto]? Arriva garrulo masticando una barretta al sesamo, e con un gran sorriso mi dice, visto che non ci s’era ancora presentati, che lui è i’ Cicci. Ora, il Cicci-collega non ha assolutamente nulla che non vada, au contraire. Ma io non ho potuto fare a meno di ricordare la Calippa che racconta di quando, pischella ancora in erba in quel di Pisa, andava ad imbriccarsi con gli amici e facevano le macchinate e stavano tutti vicini, e alla fine si contavano per vedere se mancava qualcuno, poichè nella zona pasturava appunto il losco elemento denominato “Cicci,il mostro di Scandicci”. E ho fatto una fatica maiala a restar seria, non mi pareva cortese sbottare a ridere in faccia ad un fanciullo così simpatico.
Un’ulteriore cosa di cui sono particolarmente orgogliona è il mio accento milanese acquisito [senza volerlo!Lo giuro!] in sei anni, che esalando l’ultimo “uè figa” ha abdicato in favore di una non meglio specificata [ma senza dubbio più gradevole] cadenza minestronesca tosco-emiliano-friulana-saiddìo che sa di un po’ di tutto tranne che di lombardo.
Rinnovo quindi con immutato vigore il mio augurio alla culla della nebbia, del grigiore, del PM10 e del berluscanesimo: Milano, PUPPA!
[e rinnovo con altrettanto vigore l’invito ai miei adorati amici ivi residenti a venirmi a trovare al più presto per una sbronza di Chianti e un’abbuffata di carne grondante sangue. Io per ora ho in saccoccia una preziosissima bottiglia di quello che in gergo chiamiamo il Pintamirto, recatomi in dono nientemeno che da Brad Pinta stesso medesimo, in tutto il suo splendore di atlantideo.]