Credo che ci sia una componente fondamentale che determina il modo in cui viene affrontato qualsiasi evento o azione da intraprendere, e questa componente si potrebbe definire come Thought Transit Coefficient, dato dalla relazione tra i fattori α - quantità, β - velocità e γ - peso specifico di ogni singolo pensiero, con un range analogo a quello della fuzzy logic, cioè tra 0 e 1.
Altrimenti detto ferma ’sti neuroni che devo attraversare, disgraziato![firmato: il Pollo].

Esempio n°1 - il Viaggio.

Caso A) - T.T.C. ≤0.3 [0 - 0.3]

In questa condizione, ogni tipo di viaggio è adeguato, con preferenza per il viaggio panoramico: non ci sono elevati consumi di risorse dovuti alla temuta sindrome da Pippa Mentale o a quella da Problema In Corso, si è quindi in grado di godersi la strada ammirando le eventuali bellezze circostanti, di fermarsi a fare cose, vedere gente o fumare una sigaretta sul ciglio della strada giusto perchè il posto è carino, di avere compagni di viaggio con cui scambiare amene conversazioni e insomma, cazzeggiare. Questo genere di viaggio viene ricordato, solitamente per fatti esilaranti, e resta nei racconti dei partecipanti per un bel pezzo. Con la classica chiusura dei temi delle elementari, “…e stanchi ma felici ritornammo a casa.”

Caso B) - T.T.C. ≥0.4 [0.4 - 1]

Il cervello è tempestato da scorribande di pensieri che non rispettano nè le precedenze nè tantomeno i semafori, parcheggio non ce n’è quindi sono sempre in moto [notevolmente browniano]. Ne consegue che in questo caso, la formula più adeguata sia l’associazione di due circostanze a basso consumo di risorse: autostrada e orario che va dalla mezzanotte alle cinque del mattino.
L’autostrada non richiede particolari attenzioni, non ci sono semafori, di solito è abbastanza dritta, raro dover cambiare marcia. Inoltre, di notte la poca densità di autoveicoli rende poco frequente anche il sorpasso. Il risultato è che, piazzati comodamente lì, al quasibuio, da soli [requisito notevolmente importante], si riesce meglio a cacciare sul tavolo tutto quel casino di idee e a rimetterle in ordine nel mazzo. O quantomeno a ridurne l’entropia.
Questo secondo genere di viaggio ha un fine, oltre a quello generico di arrivare in un posto, che lo rende utile ma non persistente nella memoria. Ovvero, i chilometri passano molto rapidamente, non ci sono eventi esterni degni di nota ma solo i processi che si svolgono all’interno del cranio.

In entrambi i casi, si mette però in pratica l’insegnamento di Robert Pirsig, [vedi a lato], anche se in modi diversi e con scopi differenti.

Il viaggio resta comunque un lasso di tempo in cui accade qualcosa, non solo uno spostamento per raggiungere una meta.

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…you make me happy when skies are grey… ”, dicono della Maga.

Infatti, di ritorno da Barcellona e pernottante a casa Stìl, ha portato il sole. Ha portato anche storie che le fanno sbrilluccicare gli occhi blu, e per questo io ho smesso per una sera i panni del puma e ho vestito quelli della tortorella gongolante e cinguettante, e i suoi sorrisi, che ho dovuto infilare i gatti in un cassetto altrimenti non ci si stava più, da tutti i denti che giravano per casa. Ha portato anche un cd cialtrone, Fito e i Fitipaldis, che abbiamo ascoltato fumando e bevendo Pisco Sour sul divano, mentre lei e la Bestia Nera pogavano e facevano a testate e Belfagor controllava, dall’altro divano, che le effusioni non oltrepassassero il limite consentito dal Primo Editto di Belfagor Imperatore Pangalattico.

Ha trovato una maglietta con il geco, nella borsa. E io sono dell’idea che infilare a tradimento cose che hanno un loro senso nelle borse altrui, in modo che se ne accorgano solo al ritorno a casa, è pratica sana e legittima. Quindi qui c’è un donut [sì, ciambella] che ha la mia piena ammirazione. [criptico, lo so.]
La fajita e il burrito al pollo del take away vicino a casa meritano, oh sì. E merita anche fare un po’ las canarias a colazione, prendendoci tutto il tempo per mangiare, bere, sbadigliare, fumare, stendere i panni spargendo calzini come petali di rose, ascoltare Mr. Bobby appena aperti gli occhi e la Maga che ci prova, a far finta di dimenticarsi la cioccolata, ma a me non la si fa, e la cioccolata sparisce magicamente al posto giusto, cioè nella sua borsa.

[mi resta solo da dire, sull’aria del Cobra della Rettore:

La Maga non èèèè un ‘lefante!

- l’elisione selvaggia è per pura necessità metrica]

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…precisamente a Zagabria, per vedere i Depeche Mode con Mamma ed Empidosi.

Non mi ricordo chi mi aveva detto che al concerto di febbraio a Milano hanno suonato per un’ora e mezza e la scenografia era minima, ma rido parecchio di gusto perchè invece al Dom Sportova di Zagabria hanno suonato per più di due ore, uscendo ben tre volte per i bis, con una palla gigante sul palco con le parole vice, sex, angel, love e pain che si illuminavano a seconda della canzone, degli aggeggi futuristici che contenevano le tastiere, luci strambe e una passerella che arrivava circa a un terzo del parterre, su cui si è consumato, alla fine del concerto, un grandioso duetto Dave Gahan-Martin Gore in Goodnight Lovers, che mi ha fatto venire in mente la Maga. La Maga, che per usare parole sue, Dave Gahan “è un dio del sesso”, ogni concerto che vedo ha una voce più bella ed è più bello lui. E, insomma, Mamma e io l’abbiamo visto per la prima volta nel 1998, a Philadelphia, poi nel 2001 a Bologna e a Zagabria, nel 2004 a Milano come solista, e adesso a marzo di nuovo a Zagabria, di nuovo sotto il palco e davanti alle casse, mica come in Italia che persino al concerto degli Hammerfall il volume era ridicolmente basso, lì al Dom Sportova ti facevano saltare per aria, pareva che lo sterno se ne volesse uscire dal petto e la spina dorsale volesse scivolare fuori dalla schiena facendo sbatacchiare le vertebre qui e là sulle costole, tra le botte della batteria e le vibrazioni poco più subdole dei bassi.

Naturalmente, per riprendersi da un concerto del genere, cosa meglio di due giorni alle terme di Čatež, piscina con in mezzo un albero artificiale enorme con simil-pioggia tropicale e vasche idromassaggio bollenti e dormire, dormire, dormire…

E poi, cosa meglio per riprendersi da due giorni alle terme che altri due giorni a casa a Udine, con la Mamma dal parrucchiere [dopo circa due anni che non ci andavo], il quale simpaticissimo parrucchiere ho scoperto essere amante della bella musica tipo Dave Weckl, Maceo Parker, Al Di Meola e compagnia, e la sera con il Lupo al Rock Club e al Pilutti’s, con incontri inaspettati e quel lazzarone che quasi mi ha fatto ubriacare [ok, non è vero, le due birre e i due Southern Comfort li ho bevuti di mia sponte, ma fatemi fare un po’ di scena, ogni tanto, diamine!], per poi farmi uscire il cervello dal naso per le risate, a sentirlo raccontare di avventure al limite del pornografico in terre straniere, lui tenero cucciolo adolescente in balia di maliziose valchirie dalla lingua facile [sei il mio eroe!].

Ci sarebbe anche da festeggiare questo evento interplanetario, cioè Ochalan il Rosso, il gatto che supera persino Garfield e Isidoro messi insieme quanto a trippa, prepotenza, pigrizia e scoordinatezza, sabato ha preso un pesce.

Non si è intrufolato a tradimento in una pescheria, come Ubi ha malignamente insinuato, bensì si è felinamente calato nella roggia in secca e, inzaccheratosi come una sacher di fango, ha depositato sul pavimento della cucina un trequarti di pesce che muoveva ancora una pinna. Miagolando garrulo, dopo aver ricevuto i complimenti di tutta la famiglia, se l’è anche mangiato intero.

Nel frattempo la Susi, la gatta, per la frustrazione stava sul pensile della cucina a leccare le matite nel portapenne.

Ne è seguita una vasca di gelato con contorno di cd dei Foo Fighters [grazie Lu’], il portabagagli stipato di leccornie varie dalla Nonna e un mesto ritorno a casa a Milano. Ma tanto domani arriva la Maga.

See the stars, they’re shining bright
Everything’s alright tonight

—–
Aggiornamento delle 18:50. Ocha ne ha preso un altro. Temo l’avanzare dell’Apocalisse.

—–

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24 Mar 2006

[lo so, era maggio, ma qui mica stamo a pettinà le bambole!]

E’ nato il mio “nipotino” Riccardo, e da brava Zia Pumacchia, nonostante io sia una nota mangiabambini, non ho trattenuto la lacrimuccia quando ho letto il messaggio di Albert [il co-progettista di Riccardo], mentre stavamo tornando dalla Croazia, che diceva che il principino era nato, alle 6:20 del 24 marzo 2006, 5.8 chili per 53 centimetri.

Per fortuna [più che altro per l’esigenza di far passare un’anguria per un buco largo come un limone, quotando il neopapà] s’è poi scoperto che Albert era più rintronato del solito e invece di 5.8 chili, Riccardo ne pesava 3.8, alla nascita. Anche con due chili in meno, complimentoni alla mamma Fre, che la sera stessa al telefono era vispa come un leprotto e sorrideva così tanto che riuscivo a sentirlo per telefono, quanto sorrideva…

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Scambio di messaggi con l’amico Blizzard, oggi pomeriggio, dopo un’accesa discussione tra me e una tizia sul sito che frequentiamo.

Mandato da: Cougar® a: blizzard in data: 21/03/2006 - 16:08:48
Soggetto: …

…dici che paragonare [la tizia] a [altro genio del male] sia un colpo troppo basso persino per me? :D

Mandato da: blizzard a: Cougar® in data: 21/03/2006 - 16:20:04
Soggetto: Re: …

Piccola carogna! :D

Mandato da: Cougar® a: blizzard in data: 21/03/2006 - 16:22:22
Soggetto: Re: Re: …

Ssssssssssììììììììììììììì dimmelo ancoraaa!!!

rotfl

Mandato da: blizzard a: Cougar® in data: 21/03/2006 - 16:38:14
Soggetto: Re: Re: …

Fonte di ogni nequizia….
(questa non te l’hanno mai detta, vero?)
:D

Mandato da: Cougar® a: blizzard in data: 21/03/2006 - 17:11:49
Soggetto: Re: Re: Re: …

MIODDIO!!!!! vhdo

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Non ho molte parole per questo, se non che sono profondamente schifata dal Comune di Milano.

No, dico, lo ben so che fra tre settimane si vota, ma ce n’era davvero bisogno? Ma accanirsi contro qualcos’altro?
Vigliacchi.

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Dato che in occasione del precedente venerdì 17 ho parlato dei gatti neri, in questo venerdì 17 parlerò dei gatti tigrati. E, in particolare, di Belfagor.

Belfagor ha orecchie grandi, e occhi ancora più grandi, ha anche la panza grande, ma se lo guardi di sguincio ha un po’ la faccia da puma. Ha perso un canino, che io ho gelosamente conservato, un po’ perchè sono vagamente feticista, e un po’ perchè è mostruosamente lungo e affilato.

Belfagor dorme tra i due cuscini, sul mio letto, e spesso e volentieri sconfina sul mio, di cuscino. Non è raro svegliarmi naso-a-naso con lui, infatti il motivo per cui la mattina mi alzo rintronata è che il suo alito è peggio delle canne. Quando ha voglia di scocciare, o più semplicemente per gelosia, salta sopra la zona di piumone che ospita sotto di sè la Bestia Nera, che da sotto in su gli tira quattro saracche alla maniera dei gatti, cioè soffiando e sputacchiando e piantando le unghie nella più prossima superficie morbida dei dintorni, sarebbe a dire il mio fianco sinistro.

Ha piedi enormi, modello leprotto da corsa, e la grazia di una ballerina di ghisa addizionata di frico, quando salta giù dalla trave [STUMP!]. Mi costringe a fare colazione in piedi con i suoi tentativi di furto di yogurt, ma quando gli servo la cena non dimentica di ringraziarmi prima di lanciarsi di testa nella ciotola. O almeno… io lo interpreto come un grazie, quello strusciar del muso contro la mia fronte accompagnato da suoni mammagatteschi [mrrrmaaauu!], ma può benissimo essere che in realtà si stia asciugando l’acquolina e basta.

In quattro anni che viviamo insieme, mi ha insegnato a miagolare [di fare le fusa ero già capace], a fissare la gente in maniera inquietante, e che è inutile comprargli ogni sorta di giochino da gatto, tanto lui è uno alla buona e preferisce scontrini accartocciati, pacchetti di sigarette vuoti e tappi di sughero, a quelle cose colorate e gommose dalle forme strane. Le trova piuttosto snob, dice.

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…ma che caldo, che caldo faceva.
«Brigadiere, apra un po’ la finestra»
ad un tratto Pinelli cascò.

Stamattina mi sono svegliata e avevo in testa la Ballata del Pinelli [Mp3, 2.7MB da Vocidimezzo.it]. Che, voglio dire, non è la canzonetta orecchiabile che passano alla radio ogni tre minuti su otto frequenze diverse e che ti entra in testa… Sono perplessa.

Sono perplessa anche perchè stanotte mi davano fastidio i rumori, a me che dormo benissimo anche e soprattutto con sottofondo di film di Dario Argento, che arrivata a Milano dalla provincia friulana non ci ho messo più di sei minuti ad abituarmi al tram, al camion dell’Amsa e al lavaggio strade sotto casa ad ore antelucane. Invece mi davano noia i rumori come quello del mio stesso respiro, che è impercettibile [ma dato che io so di star respirando, lo sento, o lo immagino] e il rumore dello scorrere del sangue, quella specie di fischio/fruscio che senti nelle orecchie.

Poi alle due mi sono alzata e ho aperto la finestra, aspettandomi la luna piena, invece ho trovato questo chiarore color fanghiglia melmosa e ho pensato [per l’ennesima volta…] che è ora che appoggi il mio cappello in un posto in cui il cielo ha il colore giusto, e la nebbia ha l’odore giusto e non quello di una fogna, dove non ci si mette un’ora [quando sei fortunato] per attraversare la città e dove il Comune non autorizza manifestazioni neofasciste che vanno palesemente contro la legge Scelba* [ma magari sono io che sono una povera ingenua…].
Ci sto lavorando, ma è un progetto che va costruito per bene e con calma.
Ma “Te Pito o te Henua” potrebbe essere il posto giusto per capire quando stiamo andando su questa téra, che qua non sappiamo più quando stiamo facendo su questa téra. E di miagolare nel buio sono un po’ stufa.

[la risposta sarà dentro di me e sarà sbajata, ma arrivare in ufficio e iniziare a parlare di Fantazoo con il collega-di-là-dal-muro ti tira su la giornata.]

*–edit– 19/03/2006

Ho appena letto sul sito del Corriere questa notizia:

19 mar 10:40

Milano: corteo Fiamma Tricolore, Procura apre indagine

MILANO - La Procura di Milano ha aperto un fascicolo sul corteo della “Fiamma Tricolore” che l’11 marzo scorso e’ sfilato per le vie di Milano. La notizia dell’apertura dell’indagine e’ stata data dal procuratore aggiunto Armando Spataro. Sarebbe stata violata la legge Scelba del 1952 che vieta le “manifestazioni fasciste”. Nel corso del corteo erano stati urlati diversi slogan e apprezzamento nei confronti del Duce e mostrati simboli fascisti. Attraverso i filmati, la Digos avrebbe gia’ identificato numerose persone. (Agr)

Allora non sono io ad essere ingenua. E’ il Comune ad essere in mano a una manica di citrulli.

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Oggi non so fare a meno di lui.

Friday left me fumblin’ with the blues
And it’s hard to win when you always lose
Because the nightspots spend your spirit
Beat your head against the wall
Two dead ends and you’ve still got to choose

You know the bartenders
They all know my name
And they catch me when I’m pulling up lame
And I’m a pool-shooting-shimmy-shyster shaking my head
When I should be living clean instead

You know the ladies I’ve been seeing off and on
Well they spend your love and then they’re gone
You can’t be lovin’ someone who is savage and cruel
Take your love and then they leave on out of town
No they do

Well now fallin’ in love is such a breeze
But its standin’ up that’s so hard for me
I wanna squeeze you but I’m scared to death I’d break your back
You know your perfume
Well it won’t let me be

You know the bartenders all know my name
And they catch me when I’m pulling up lame
And I’m a pool-shooting-shimmy-shyster shaking my head
When I should be living clean instead

Come on baby
Let your love light shine
Gotta bury me inside of your fire
Because your eyes are ‘nough to blind me
You’re like a-looking at the sun
You gotta whisper tell me I’m the one
Come on and whisper tell me I’m the one
Gotta whisper tell me I’m the one
Come on and whisper tell me I’m the one

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Non ho molto da dire [che non sia già stato detto, ad esempio da Suzukimaruti, con cui mi trovo piuttosto concorde] sul confronto di ieri sera tra Prodi e Berlusconi, se non che è stato esilarante vedere l’affanno di Mister B nei suoi “voi avete fatto” e “noi abbiamo fatto” e “centri civici” invece di “centri sociali”, e la caduta tipo bunjee jumping senza corda a proposito delle donne in politica [citando la : evidentemente le donne del centrodestra son tutte tipiche casalinghe di Voghera, a sentir lui], tanto per fare qualche esempio.

Questo genere di trasmissioni è un po’ come le partite dei mondiali, quando sei con la gente giusta: un’ottima occasione per ammazzarsi di risate [amare, in certi casi, ma pur sempre risate. Si potrebbe definire un ridere per non piangere, ma non esageriamo. Nonostante la situazione politica, sono una persona piuttosto felice] con ottimo cibo, tanta birra, una deliziosa torta, cristi e madonne e le inquietanti rivelazioni di Marco Travaglio [ringrazio Ubi per il link].
E i messaggi di Mamma e Empidosi, commenti in diretta a distanza, tipo questo: “Berlus al posto di Zaphod Beeblebrox come presidente galattico! Via via per le stelle a rubar astronavi!”.

Povero Douglas…

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13 Mar 2006

Un uomo compie gli anni oggi. Un uomo psichedelico, atmosferico, sincrotronico, cicloterrorista, che disegna come un demonio, scrive cose che Bergonzoni è un pivello in confronto, ascolta musicisti con nomi assurdi e fa discorsi che probabilmente sarebbero piaciuti a Leonardo e a Jimi Hendrix, magari anche a Aldous Huxley, e cucina cose buonissme.
Uno buono. Ma buono sul serio.

Empidosi!

[Hip Hip Hurrà!]

Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
e con la faccia verso il cielo,
viaggi avventurosi
ma mi dirai “Ah, poesia!!
Non si mangia, sai, con la poesia!!”
Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
e con la faccia verso il cielo,
viaggi avventurosi
pensa se la gente, invece del potere,
pensasse all’amicizia come modo per godere
E come capi indiani, magia,
si fuma per la pace
ma tu mi dirai “Poesia,
non si mangia con la poesia!!”
basta! Per me questo è un duello
devo salvar la testa perché dentro c’è il cervello!
E come un aquilone
volare via spezzando il filo…
…Lo vedi si può volare
e non smetter di pensare
animo, animo, i tempi duri passano
Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
per combattere la noia e la nevrosi
e se ancora non ci credi fa come vuoi
io mi lancio verso il cielo, apro le braccia
e poi…
…Lo vedi si può volare

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…per fare per due sere di fila la pimpantona a ballare fino alle quattro del mattino…

Sospetto che sia perchè l’ultima volta che sono stata a ballare risale a circa un anno fa [eccettuate un paio di volte a ballare salsa]. Epperò, è stato particolarmente spassoso fare i ragazzini allo Zoe, a ballare come matti i Depeche Mode, Billy Idol [Rebel Yell, dannata Rebel Yell. Mi fa lo stesso effetto a distanza di due anni e mezzo…], i Dead Or Alive, persino i Tears For Fears… Roba che io ero all’asilo, Ubi al liceo,la non lo so perchè era persa tra i suoi ammiratori, ma l’età media era tale da farmi pensare che per la gran parte degli altri avventori quelle canzoni fossero sinonimo di preistoria. C’era anche un emulo di Dave Gahan, che definire gaurro è dir poco, e un altro tizio con l’occhio trombino [solo quello, per sua sfortuna] che ballava con la panza di fuori e che, mentre noi ci stavamo fumando l’ultima sigaretta della serata, mi è arrivato davanti, mi ha chiesto una sigaretta [pare che tra i gggiòvani sia il metodo di baccaglio più in voga], si è presentato, e subito dopo se n’è andato.

La cosa più bella della serata, assieme alla pasta con ricotta e pomodorini, i filmati di Guzzanti e di Mosconi e la bella musica, è stata sentire la Vì che non riusciva a smettere di ridere, in macchina, al ritorno.

E dato che siamo giovani e pimpanti, abbiamo pensato bene di ripetere la serata anche sabato, cambiando locale.

Sfortunatamente, l’Alcatraz non è come me lo ricordavo dall’anno scorso. Musica pessima e una sfilata di fantazauri [per dirla come la Boxi] da spaventare Plutone. Magari era una serata particolarmente scalognata, che ne so. In compenso, la compagnia era esilarante [a Eddie spetta il primato della serata di ilarolacrimazione indotta], e la pasta alla salsiccia era da leccarsi i baffi.
E che dire del biondo cantante dei Baciodigiuda, con questa bocca disegnata sulla pancia e questo atteggiamento da divo che però era molto più ridicolo che accattivante… Anche la sua pronuncia inglese era più ridicola che accattivante. Infatti, concordo con Ubi nel domandarci come mai questi li fanno suonare lì, mentre gruppi che suonano [e cantano] meglio non ne hanno la possibilità. Ubi, mi sa che è ora di distribuire un po’ di mazzette…
Ovviamente, secondo la migliore tradizione, non è mancata la mia figura di pongo, osservata in diretta da Eddie: dobbiamo passare da una sala all’altra, un ragazzo si scosta per farmi passare e fa un molto cerimonioso inchino [è anche per questo che i metallari mi son simpatici. Spesso fanno queste scene galanti con le fanciulle.]. Io mi giro per sorridergli, passando, e finisco diritta contro una tizia, usando il mio bicchiere come un’acquasantiera e aspergendola di whisky benedetto.
Seguono risate scomposte.

A parte una rissa sfiorata, e una ragazzetta che ha rischiato di mangiarsi tutti i denti perchè ci veniva sempre addosso, ho dato sfoggio delle mia rinomata diplomazia e savoir faire quando sono andata ad avvisare la Vì che era ora che andassimo a casa, che era già una buona ventina di minuti che la musica era passata da male a molto, molto male. La trovo in compagnia di questo aitante cucciolotto, che mi ripete la domanda che mi aveva fatto la sera prima allo Zoe [”ma ti ha fatto più male il tatuaggio sul braccio o sul collo?” “A-hem, me lo hai chiesto anche ieri…” “…”] e esordisco con questa delicata frase: “Oh Vì, di là ci siamo stracciati i maroni, andiamo?”. Che principessa.

Le notti brave consequenziali spiegano come mai ci abbia messo così tanto a sentire gli elicotteri della polizia che giravano sopra la piazza, ma di questo preferisco evitare di parlare, che sono due giorni che ho le palle che girano a elica così velocemente che potrei fare Rapa Nui e ritorno in un bip.

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07 Mar 2006

Chi siamo noi per parlare di conseguenze, se della loro interminabile fila che incessantemente ci viene incontro possiamo vedere solo la prima, Significa forse che qualcosa può ancora accadere, Non qualcosa, tutto, Non capisco, E’ solo perchè viviamo tanto assorti che non ci accorgiamo come quello che via via ci accade lasci intatto, in ogni momento, ciò che ci può accadere, Questo vuol dire che quanto ci può accadere è in continua rigenerazione, Non solo si rigenera ma si moltiplica, ci basta paragonare due giorni successivi, Non ho mai pensato che fosse così, Sono cose che solo gli angosciati conoscono bene.

[Josè Saramago, Tutti i nomi]

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E dopo la Siberia, quest’anno a luglio noi si va a Pavlodar, in Kazakhstan!

Che sembra un posto vagamente inutile, ma facendo qualche ricerca ho scoperto che ci sono dei gran bei posti, incluso un lago bellissimo e una riserva naturale in cui vive il povero leopardo delle nevi, a rischio di estinzione.

Che poi anche Pavlodar è sull’Irtish, mi sembra di capire dalla mappa e dalle foto, quindi ripeterò la gag dell’anno scorso “Dove hai preso tutto quel sole?” “Sul fiume Irtish, in Siberia Kazakhstan!”, con uno spostamento di trecento spannometrici chilometri a sud-est lungo il fiume.

E se tornassimo a Omsk a cercare il Museo Dostoevskji? Vuoi vedere che ’stavolta lo si trova…

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Ho notato che ogni volta che ho una decisione da prendere, un guaio, o qualcosa che mi frulla per la zucca, tendo ad andare a casa per qualche giorno. E’ come nell’esperimento della mamma, quando mi ha chiesto di pensare ad una situazione o un posto in cui mi sentivo al sicuro, serena e tranquilla. Mi è subito venuta in mente una sera a casa a Udine, mentre eravamo in soggiorno, Lupo, Mamma e Empidosi sul divano e io sul pouf, a guardare non mi ricordo bene se Hero o La Foresta dei Pugnali Volanti. Ma credo fosse Hero. Quello è il mio posto sicuro, dove so che mi capiscono, mi consigliano, mi coccolano, non devo fare o dire nulla che non senta davvero o non abbia voglia di fare davvero. Come riemergere dopo aver fatto una lunga nuotata in apnea.

Casa mia qui a Milano è il luogo dell’elaborazione astratta, delle sere sulla poltrona rossa a riflettere, della solitudine confortevole e dell’autoindulgenza senza remore. Casa a Udine è il passo successivo, il luogo in cui le risoluzioni prendono forma e sostanza [Ventiquattromilapensierialsecondofluisconoinarrestabili Alimentando voglie e necessità… Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta…] e dove le energie vengono ripristinate, per agire.
Altra categoria è costituita dalla Magione Carpentierizia [metonimia per l’atmosfera e le persone che ci trovo]. Quel posto, oltre ad essere ricreativo all’ennesima potenza, è anche un luogo in cui posso scendere dalla ruotina da criceto tachicardico [anche perchè gli assoni ci si impigliano sempre, e poi hai voglia a lavorare di pettine e balsamo per sbrogliarli].

Insomma, in questi luoghi ogni tanto riesco a ridurre il gap tra la me cyborg, adulta e indipendente, con gli artigli sempre pronti e la me morbida e umana sotto la corazza, quella che fa le fusa e socchiude gli occhi, che comunque ogni tanto ha bisogno di sentire di poter mostrare che ha momenti di debolezza, scoramento e delusione. Non perchè sia costretta a nasconderli, bensì perchè non voglio mostrarli, per la maggior parte del tempo. Magari sbaglio.

Here is a song from the wrong side of town
Where I’m bound to the ground by the loneliest sound
And it pounds from within and is pinning me down

Here is a page from the emptiest stage
A cage or the heaviest cross ever made
A gauge of the deadliest trap ever laid

And I thank you for bringing me here
For showing me home
For singing these tears
Finally I’ve found that I belong here

The heat and the sickliest sweet smelling sheets
That cling to the backs of my knees and my feet
Well I’m drowning in time to a desperate beat

And I thank you for bringing me here
For showing me home
For singing these tears
Finally I’ve found that I belong

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